La quarantena dei dipendenti è a carico dei datori di lavoro. È la novità del Dl Fiscale entrato in vigore il 22 ottobre, che cancella la norma introdotta nel 2020 dal decreto Cura Italia in forza della quale lo Stato si impegnava a coprire le spese sostenute dalle aziende private per gli addetti confinati causa Covid derogando così al normale all’iter previsto in caso di malattia. Nessun contributo pubblico, dunque, ma spetterà agli imprenditori pagare per intero i costi legati ai primi tre giorni di isolamento del singolo impiegato mentre quelli connessi al periodo successivo, ossia dal quarto al ventesimo giorno, verranno ripartiti a metà con l’Inps. Una novità che, fa notare Italia Oggi, costerà agli interessati almeno 380 milioni di euro considerando sia il 2020 che il 2021. Perché, per come la norma è scritta, sembra che vada applicata in maniera retroattiva, anche alle quarantene dello scorso anno.

La novità deriva da una modifica apportata all’articolo 26 del Cura Italia, che a suo tempo aveva stabilito per il 2020 l’equiparazione della quarantena alla malattia (condizione poi estesa anche all’anno successivo dalla legge di Bilancio 2021). Il decreto fiscale infatti ha cambiato il testo del comma 5, nel quale si stabiliva che i costi per le tutele dei dipendenti confinati causa Covid fossero interamente sostenuti dallo Stato. La porzione di testo, in particolare, è stata sostituita prevedendo che si finanzino gli oneri dell’Inps connessi alla malattia dal “31 gennaio 2020 fino al 31 gennaio 2021”. Ed è proprio questo passaggio ad implicare per gli imprenditori lo stop ai rimborsi nel biennio: la dotazione di risorse economiche necessaria a tal fine non infatti è stata rifinanziata a inizio anno e quindi i soldi non sono ora sono materialmente disponibili.

La relazione tecnica al decreto fiscale afferma che nell’anno 2020 sono state circa 13,2 milioni per 941.500 addetti le giornate richieste per le quarantene-malattia. Oltre 12 milioni, invece, riferite a 870 mila lavoratori quelle registrate invece dall’1 gennaio 2021 fino ad agosto. Tenendo conto di questi dati e ipotizzando una durata media di sette ore di lavoro associate a una retribuzione media di 10 euro all’ora, il costo a carico dei datori di lavoro, inteso come mancato incasso di fondi pubblici, può essere stimato in circa 197,7 milioni di euro per il 2020 e 182,7 milioni per il 2021.

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