Braccio di ferro in consiglio dei ministri sul rifinanziamento del reddito di cittadinanza e sugli eventuali correttivi all’architettura del sostegno anti povertà. Durante la riunione sul decreto fiscale i ministri Giancarlo Giorgetti (Lega), Renato Brunetta (Fi) e Elena Bonetti (Iv) hanno chiesto di modificare le bozze che prevedevano 200 milioni aggiuntivi per garantire copertura fino a fine anno, rilanciando i dubbi sulla sostenibilità della misura e sui suoi effetti sul reinserimento nel mondo del lavoro. Il ministro Stefano Patuanelli (M5s) ha difeso a spada tratta la necessità del reddito trovando l’appoggio del titolare del Lavoro Andrea Orlando (Pd) ma anche del premier Mario Draghi. Alla fine, il rifinanziamento è passato e l’impianto non è stato modificato. Centrodestra e Iv hanno chiesto di ridiscutere il tema in sede di approvazione della legge di bilancio, lunedì, e il premier ha ribadito che sarà la manovra la sede per discuterne, lavorando in particolare sulle politiche attive. “Giù le mani dal Reddito di cittadinanza”, tuona poco dopo il leader M5s Giuseppe Conte in un post dove invita “Salvini e Meloni, così come quelli che la pensano come loro al governo, a fare lo stesso. E a smetterla di assaltare uno strumento di civiltà“. “Noi non lo permetteremo”, chiarisce Conte.

Alcuni dei presenti alla riunione raccontano all’Adnkronos di “momenti di alta tensione” tra Giorgetti e Patuanelli. “Senza il reddito di cittadinanza – le parole del responsabile delle Politiche agricole – la tensione sociale sarebbe esplosa, non sarebbe stata gestibile. Ma qui c’è chi fa finta di non averlo capito”. Il dem Orlando avrebbe fatto muro con Patuanelli, rimarcando la necessità di non smantellare la misura. Entrambi concordi sulla necessità di potenziare le politiche attive sul lavoro, “anche se – ha puntualizzato il ministro grillino – era impensabile pensare che il lavoro ripartisse e l’impianto funzionasse considerando che abbiamo dovuto fare i conti con il lockdown“. D’accordo sulla necessità di procedere col rifinanziamento anche il ministro dell’Economia Daniele Franco, che non avrebbe tuttavia espresso alcun parere politico.

Salvini ancora sconfitto. Giorgetti: “Beffardo usare soldi di chi lavora” – Dopo il fuoco di paglia della protesta contro la riforma del catasto – durata lo spazio di un mattino – era stato Matteo Salvini in mattinata a riaprire lo scontro sul reddito. Il leader leghista ancora questa mattina, a Radio 24, aveva ribadito che la Lega avrebbe fatto barricate contro il rifinanziamento: “Non daremo l’ok, s’è rivelato un sostegno al lavoro nero”. Uscito sconfitto dal cdm, il Carroccio ha allora tenuto a far sapere che “hanno rifinanziato il Reddito di cittadinanza levando risorse al reddito di emergenza (90 milioni), all’accesso anticipato al pensionamento per lavori faticosi e pesanti (30 milioni), accesso al pensionamento dei lavoratori precoci (40 milioni) e ai congedi parentali (30 milioni)”. Giorgetti si è “opposto con durezza”, riferiscono le stesse fondi, sostenendo che è “beffardo usare i soldi di chi ha lavorato duramente per una misura simile”. Anche se le risorse per i pensionamenti anticipati saranno inserite in manovra, per cui nessuno viene scippato. Quanto a Salvini, dopo la riunione del governo ha detto che il decreto fiscale “se ci sono tagli alle tasse mi soddisfa“. Ovviamente nel decreto non ci sono tagli di tasse, che saranno semmai nella manovra. Quanto al reddito, “è tutto da rivedere anche perché sono 8 miliardi di spesa e con otto miliardi alle imprese immaginate quante assunzioni verrebbero permesse. E’ un tema su cui lavoreremo in Parlamento dal mese prossimo”.

Va ricordato che Salvini in estate si era associato all’offensiva di Matteo Renzi contro il reddito arrivando ad annunciare di voler presentare un emendamento alla manovra per cancellarlo. Salvo fare una repentina marcia indietro a settembre, quando è apparso chiaro che il governo Draghi ha intenzione eventualmente di modificare dal prossimo anno i criteri per l’accesso alla misura per renderli più equi, ma non intende affatto abolirla. A quel punto il Capitano si è detto d’accordo a “confermare questo sostegno a chi non può lavorare: disabili, invalidi, chi ha la moglie, il marito o il figlio a casa da curare 24 ore su 24. Non puoi lavorare? Non ti abbandono, ti aiuto, ti proteggo”.

Il post di Conte: “Ogni cercano cercano di sabotare aiuti a famiglie in difficoltà” – “Ogni giorno Salvini e Meloni si svegliano e lottano contro i sostegni dello Stato alle persone e alle famiglie in difficoltà economica. A ogni occasione – l’ultima il Consiglio dei Ministri di oggi – alcune forze anche di maggioranza si danno da fare per sabotarli. Si battono contro gli aiuti per chi è senza lavoro, per chi lo sta cercando o affonda nel precariato, senza percepire paghe dignitose“, afferma Conte in un lungo post su Facebook, riportando una recente elaborazione di Openpolis su dati Ocse che “ci ricorda che l’Italia è l’unico Paese europeo in cui i salari sono diminuiti rispetto al 1990. Le sofferenze economiche aggravate dalla pandemia sono sotto gli occhi di tutti. A fronte di questo, cosa si fa? Ci si adopera per chi non arriva a fine mese o è senza lavoro? Si appoggia la proposta del Movimento 5 Stelle per un salario minimo? No, ogni mattina Salvini e Meloni puntano la sveglia e cercano di affossare il sistema di welfare italiano a suon di dichiarazioni roboanti”, attacca il presidente del M5s.

“Per alcune delle forze politiche rappresentate al governo – prosegue – questo è diventato un terreno di scontro politico vissuto sulla pelle dei cittadini bisognosi”. Per Conte, però, “è bene che approfondiscano un po’. In base a dati di inizio 2021 fra le persone che percepiscono il Reddito oltre 360mila lavorano, evidentemente con paghe basse, con cui non si arriva alla fine del mese. Ignorano che questo strumento è un’ancora di salvezza per molti disabili, minori e soggetti fragili; che in molti non sono ad oziare sul divano ma alle prese con piani e processi di formazione e acquisizione di titoli di studio per trovare una strada lavorativa; che il Reddito è stato un argine di protezione anche di fronte all’emergenza Covid“. Comunque, conclude il leader M5s, sul reddito “il M5S è al lavoro per migliorarlo sul lato delle politiche attive e di inserimento nel mercato del lavoro, da sempre carenti in Italia”.

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