“È il più recente in una lunga serie di interventi volti a sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione in Italia. È ispirato a valori costituzionali, come l’eguaglianza e la solidarietà politica, economica e sociale. Tuttavia, come lei sottolinea, ha alcuni limiti, soprattutto per quanto riguarda le politiche attive del lavoro”. Dopo essersi pronunciato in maniera molto sintetica all’inizio di agosto, quando aveva spiegato di condividere “il concetto alla base” del reddito di cittadinanza, Mario Draghi per la prima volta mette nero su bianco – su carta intestata della presidenza del Consiglio – il suo punto di vista sulla misura anti povertà introdotta dal governo Conte 1. Affidandolo a una lettera spedita a uno studente universitario che gli aveva inviato la sua tesi sugli strumenti nazionali di sostegno al reddito.

A rendere pubblica la missiva proveniente da Palazzo Chigi è stato il destinatario, Marco Liati, 27enne di Cassagno Magnago (Varese) iscritto in magistrale all’Università degli studi dell’Insubria e autore della tesi Dalla Commissione Onofri al reddito di cittadinanza: analisi e valutazione degli strumenti nazionali di sostegno al reddito. In calce al documento, protocollato dalla presidenza del Consiglio, compare la firma dello stesso Draghi. Che interviene non a caso sull’argomento nei giorni in cui sono attese le decisioni del governo, che potrebbe modificare i parametri di accesso e di calcolo del sussidio. “Con i migliori auguri per i Suoi studi”, si conclude la replica del premier allo studente, che l’ha subito condivisa su Twitter con il commento “Son soddisfazioni”.

“Ero convinto di aver fatto un buon lavoro di ricerca e quando è rispuntato il tema all’inizio di settembre mi sono detto: ‘Magari si riesce a imparare dal passato. Non mi aspettavo di certo una risposta’, ha raccontato Liati al Messaggero. “La tesi di Marco ha avuto il pregio di analizzare questi aspetti in modo critico e costruttivo, fornendo validi spunti di analisi ancorati su quanto osservato in altri Paesi e anche in Italia grazie all’esperienza del reddito di inserimento“, ha commentato il suo relatore, professor Francesco Figari.

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