Porti che si bloccano….e porti che si aprono. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato che il porto di Los Angeles, come già quello di Long Beach, inizierà a funzionare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per alleviare i “colli di bottiglia” che stanno rallentando la ripresa economica. E che grandi aziende come Walmart, Fedex e Ups hanno accettato di trasportare le merci in tutto l’arco della giornata. Un primo passo importante perché l’intero sistema dei trasporti Usa lavori al pieno ritmo di 24 ore al giorno, ha detto Biden. I porti della California meridionale sono generalmente aperti nei giorni feriali dalle 8 alle 17 e dalle 18 alle 3 del mattino. Il sabato sono aperti ad orario limitato mentre sono fermi la domenica.

“Se il settore privato non intensificherà i suoi sforzi, l’amministrazione userà iniziative federali per alleviare i problemi della catena di fornitura” ha aggiunto il presidente che ha anche invitato a produrre di più in Usa e a non fare affidamento su un Paese o una azienda in particolare se non condividono gli standard americani sul lavoro e sull’ambiente. La segretaria del Tesoro degli Stati Uniti Janet Yellen, ha affermato la scorsa settimana che le filiere sono “molto stressate” e che quindi “potrebbero esserci carenze isolate di beni e servizi nei prossimi mesi” ha però rassicurato: non penso ci sia motivo per i consumatori di farsi prendere dal panico per l’assenza di beni che vorranno acquistare a Natale“. La ripresa dell’economia globale sta continuando, ed è “sempre più avanzata” nell’area euro. Tuttavia “resta disomogenea” a causa delle varianti più contagiose del Covid-19 e delle strozzature al commercio internazionale, che gettano un’ombra sulle prospettive di crescita a breve termine dell’economia globale”, ha detto oggi la presidente della Bce Christine Lagarde nel suo discorso stamani alle riunioni Fmi/Banca mondiale.

Dal porto di Los Angeles entrano il 40% delle merci che importano gli Stati Uniti. E al momento sono una settantina i cargo ormeggiati di fronte alle coste californiane. Ci resteranno per tre settimane, questo infatti è al momento il tempo medio di attesa per entrare nello scalo. L’operatività “24/7” consentirà ora allo scalo di smaltire 3.500 container in più ogni settimana. Tanto ma non tantissimo se si considera che il porto movimenta circa 200mila container a settimana.

Uno dei fattori che rallentano lo “svuotamento” dei porti è la carenza di guidatori di camion, problemi con cui sono alle prese anche molti paesi europei, Gran Bretagna in testa. Negli Stati Unititi mancano 60mila autisti, un vuoto che si è creato durante i mesi del Covid a causa di un rallentamento dei corsi di formazione, della contrazione dei flussi di migratori e da regole più severe sui test alcolemici . Altro problema è il forte concentrazione dei trasporti via mare, oggi in mano a sei giganti. Questi big, con la danese Moller Maersk e la tedesca Hapag-Lloyd davanti a tutti, e muovono il 70% dei container caricandoli su navi gigantesche. Il che riduce la flessibilità di rotte e destinazioni che servirebbe invece per ridurre l’affollamento degli scali principali. In un quadro che si distingue per accostamenti stridenti di colori il settore dei trasporti via mare (che muove il 90% delle merci) vive un altro fenomeno, l’impennata dei vascelli e degli equipaggi abbandonati dagli armatori. Senza stipendio, senza la possibilità di lasciare nave e paesi in cui sono ormeggiati. Almeno mille i marittimi che si trovano in questa condizione dopo un impennata dei casi nel periodo più grave della pandemia.

Sull’altra sponda del Pacifico i problemi sono simili. Anche sulle coste cinesi scali congestionate e lunghe attese in baia. Il picco della crisi si era raggiunto lo scorso giugno con la chiusura dello scalo di Yantian a causa di una ripresa dei contagi dell’anno. Stop a scacchiera continuano però a verificarsi, più di recente in alcuni terminal di Nangobi e Shenzen. In generale la filiera globale del commercio fatica a ritrovare un equilibrio infranto dalla pandemia. Ad una fase si paralisi è seguita una ripresa delle attività più rapida delle attese e un cambio di approccio di molte aziende nella gestione delle scorte di magazzino che vengono non solo ricostituite ma anche rafforzate. I modelli di “just in time” molto spinti hanno perso attrattiva. Il boom degli acquisti on line durante i mesi di lockdown ha lasciato degli strascichi nelle abitudini dei consumatori, contribuendo ad aumentare la pressione sul trasporto merci.

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