Le violenze e le devastazioni contro la sede nazionale della Cgil e i danni provocati al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I dimostrano che non si deve parlare di populismo, ma di un popolo stanco, depresso, impaurito dalle prospettive di perdita di lavoro e divenuto facile preda della violenza neofascista e in particolare degli attori di Forza Nuova. L’azione di coloro che hanno fomentato la paura, dalla quale scaturisce la guerra, è effettivamente riprovevole.

Siamo entrati certamente in un periodo di lotta che non cesserà con le ulteriori limitazioni al diritto di associazione (di cui all’articolo 17 della Costituzione) e proseguirà non sappiamo per quanto tempo.

In questa situazione bisogna tener presente che pochi esponenti neofascisti sono riusciti a spingere alla violenza anche chi fascista non è, cavalcando il malcontento dovuto alla tragica situazione economica e al disinteresse della tutela del lavoro che è proprio dell’azione di un governo neoliberista.

Il primo passo da compiere, a mio avviso, consiste nel dare piena attuazione alla Costituzione, la quale, al capo XII delle disposizioni transitorie e finali, sancisce che: “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Ciò implica il dovere del governo di attuare questa disposizione, nonché la legge Scelba del 1952, e la legge Mancino del 1993, che a essa si ricollegano, provvedendo allo scioglimento immediato di tutte le organizzazioni neofasciste, siano esse associazioni o partiti politici.

Sia ben chiaro che la nostra Costituzione è innanzitutto una Costituzione antifascista.

E si deve porre in evidenza che la nostra Costituzione è la Costituzione del Popolo italiano, al quale appartengono la sovranità e i relativi diritti fondamentali, tra i quali il diritto di riunione di cui al citato all’articolo 17 della Costituzione, il diritto di associazione di cui all’articolo 18, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero di cui all’articolo 21.

Questi diritti sono stati calpestati, non solo come si è detto dalle formazioni neofasciste, ma anche dalle informazioni errate che hanno fatto presa su cittadini stanchi e oppressi dalla miseria. Dunque c’è la necessità non solo di eliminare l’insorgere del neofascismo, ma anche quello di informare e far capire la verità, spesso insidiata dal protagonismo di soggetti che certamente non amano i loro connazionali.

Il rimedio per tutto, come sempre ho detto, al di là delle cose da fare immediatamente sta nel ricorso pacifico allo sciopero generale e al giudice con la eventuale remissione delle leggi incostituzionali alla Corte costituzionale.

Apre la speranza, a questi fini, il buon risultato ottenuto dai lavoratori e dai sindacati di Gkn di Campi Bisenzio, per l’appunto con lo sciopero e il ricorso al giudice. E altrettanto spero che avvenga per Alitalia.

Al di là dell’immediato si tratta essenzialmente di combattere le cosiddette privatizzazioni, fortemente volute dall’attuale governo, le quali hanno il torto di mettere sul mercato pezzi costitutivi e identificativi dello Stato-comunità, che sono proprietà pubblica inalienabile del popolo sovrano. In tal modo sarebbe tutelato il diritto fondamentale al lavoro, poiché la politica economica verrebbe tolta agli interessi individualistici degli speculatori e riportata sotto l’egida delle istituzione alle quali spetta, come vuole l’articolo 41 Cost., determinare “i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.

Insomma il rimedio a tanto disagio consiste soltanto nell’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42 e 43 della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

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