Una serie di “proposte concrete” per migliorare la giustizia italiana e riconoscere il diritto delle vittime all’accertamento della verità, partendo da “una Procura nazionale unica per delitti ambientali, stragi e sicurezza sul lavoro” che abbia il know how per affrontare casi complessi. Un tentativo per rimediare alle lacune della riforma Cartabia, che “dimentica il diritto alla verità” e “abdica al potere di accertamento delle responsabilità“. Sabato 9 ottobre oltre 60 associazioni di familiari delle vittime di stragi italiane dell’ambiente e del lavoro arriveranno a Roma da tutta Italia in occasione della “Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali”, nata nel 2011 per ricordare le 2mila vittime del disastro del Vajont. Le associazioni – da Viareggio a Moby Prince, dal Ponte Morandi al Vajont – si sono riunite un anno fa proprio a Longarone nel nome “Comitato Noi, 9 Ottobre” e hanno presentato un appello pubblico nel maggio scorso con proposte di riforma della giustizia, per il riconoscimento costituzionale dei diritti delle vittime e per un giusto processo di cui sono certi di non aver fatto esperienza.

Alle ora 11, le associazioni avrebbero dovuto tenere un presidio in piazza Montecitorio davanti alla Camera, ma pochi giorni fa la Questura di Roma ha negato loro questa opportunità comunemente concessa, per non precisati “motivi di sicurezza e ordine pubblico”. Si troveranno alla stessa ora in Piazza Santi Apostoli, senza polemiche ma con la richiesta pubblica di sapere perché non è stato concesso loro “il diritto di manifestare pacificamente in Piazza Montecitorio per celebrare una così importante giornata istituita per legge in memoria di vittime che oltretutto pesano spesso sulla coscienza dello Stato”.

Lucia Vastano, portavoce del Comitato Noi, 9 Ottobre e dell’Associazione per la Memoria del Vajont, concentra l’attenzione sull’eco raggiunta dall’appello in pochi mesi: “È andato molto bene – dice a ilfattoquotidiano.it – stiamo continuando a raccogliere adesioni di privati e associazioni, oltre a quelli dei sindacati maggiori, Cgil e Uil”. Per ora le istituzioni non si sono fatte avanti direttamente ma a Roma il Comitato Noi, 9 Ottobre avrà alcuni incontri riservati con esponenti politici ricettivi ai contenuti dell’appello. “Preferiamo non dire chi siano – spiega Vastano – perché non vogliamo essere connotati politicamente, né che qualcuno si appropri di una lotta che stiamo portando avanti noi. Per adesso il nostro scopo è dare spazio alla società civile competente, a chi ha vissuto, da vittima, esperienze con legge e Tribunali e ha proposte concrete per rendere migliore la giustizia in questo paese”.

Dopo la riforma Cartabia appena approvata lo spazio per le novità non è precluso? “La riforma tende a dare meno spazio alle vittime, oltre a dimenticare il diritto alla verità, al contrario di quanto chiediamo noi che vorremmo entrambi valorizzati in Costituzione”, risponde Vastano, sottolineando poi che la riforma “non risolve i problemi da noi riscontrati, come il fatto che le Procure sono impreparate ad affrontare casi complessi e persino le morti sul lavoro. Ecco perché proponiamo, su input di Raffaele Guariniello, una Procura nazionale unica per delitti ambientali, stragi e sicurezza sul lavoro”.

Insiste sul punto Marco Piagentini, vittima della strage di Viareggio e presidente dell’Associazione il Mondo che Vorrei tra i promotori del Comitato Noi, 9 Ottobre: “A Lucca per il nostro processo abbiamo avuto la fortuna di trovare due magistrati che si sono impegnati nelle ore libere per capire il mondo delle ferrovie – racconta Piagentini – Si sono fatti un know how che non esiste in Italia. E questo know how per Pioltello (teatro del disastro ferroviario del 25 gennaio 2018 con tre morti e dieci rinviati a giudizio, nda) deve essere ricreato da nuovi magistrati. Questo è un problema. Con una super Procura unica sarebbe risolto e supererebbe lo scenario da far west in cui ci troviamo oggi, soprattutto sulla sicurezza sul lavoro”.

Ne dà conferma Michele Michelino, tra i promotori di Noi, 9 Ottobre e presidente del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio: “Negli ultimi 10 anni in Italia sono morti più di 17mila lavoratori – spiega a ilfattoquotidiano.it – È una guerra che sembra non interessi a nessuno e c’è una feroce repressione contro chi lotta sul punto”. Michelino ha partecipato a molte cause intentate dai lavoratori a grandi gruppi, maturando la convinzione dell’inefficienza della giustizia: “Nel Processo Pirelli – denuncia – in Cassazione siamo arrivati a vederci imputate pure le spese processuali, perché il diritto tutela oggi gli imputati oltre ogni legittimo dubbio, non le vittime la cui verità non è neanche considerata”.

In piazza questo sabato a Roma ci sarà anche Gianni Devani dell’Associazione vittime del Salvemini, scuola di cui era vicepreside quando il 6 dicembre 1990 piombò sulla struttura un aereo dell’Aeronautica Militare incendiatosi in volo, uccidendo 12 persone e ferendone 88. Per la giustizia italiana nessun colpevole, dopo tre gradi di giudizio. “Con la riforma Cartabia lo Stato prevede persino di abdicare al potere di accertamento delle responsabilità – afferma Devani a ilfattoquotidiano.it – ma senza accertamento delle responsabilità sparisce anche la possibilità di capire come prevenire certi fatti”. “Noi come controparte in giudizio avevamo lo Stato: ministero della Difesa e Avvocatura dello Stato – aggiunge l’esponente del Comitato Noi, 9 Ottobre – e questo nonostante le vittime fossero in una scuola dello Stato. Come per tutti gli altri casi di stragi, i familiari delle vittime hanno dovuto attraversare lo stesso percorso: attenzione, raccomandazioni, garanzie da tutti e quando si arriva al concreto le vittime sono riconosciute solo portatrici dell’esigenza di avere un risarcimento. Noi rivendichiamo un ruolo per le vittime oltre la costituzione di parte civile, il diritto di essere ascoltati in Tribunale, come parte del procedimento: poter accedere agli atti e essere informati dello stato di avanzamento con le stesse garanzie date agli imputati”.

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