Sono state chiuse le indagini sulla morte di Luana D’Orazio, la 22enne pistoiese deceduta nell’azienda tessile di Montemurlo (Prato) “Orditura Luana” il 3 maggio. Per la morte dell’operaia trascinata e stritolata da un orditoio la procura di Prato indaga la titolare dell’azienda, Luana Coppini, il marito Daniele Faggi, considerato dagli inquirenti l’amministratore di fatto della ditta anche se sulla carta risultava un dipendente, e il tecnico manutentore Mario Cusimano, che materialmente avrebbe eseguito la presunta manomissione del macchinario dove lavorava la giovane operaia.

Per tutti e tre i reati ipotizzati sono omicidio colposo e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Secondo quanto accertato dalle perizie tecniche disposte dalla magistratura, il blocco del cancello di sicurezza all’orditoio di D’Orazio, mamma di un bambino di 5 anni, avrebbe fruttato l’8% di produzione in più rispetto a un macchinario che avesse mantenuto integro il dispositivo anti infortunistico.

L’approfondimento disposto dalla procura di Prato, tramite la Guardia di Finanza, per comprendere se fossero derivati guadagni dalla rimozione delle sicurezze nel macchinario tessile “non ha fornito riscontri tangibili dal punto di vista economico”, si apprende tuttavia da fonti inquirenti a Prato dove si sottolinea che l’ottenimento dell’8% di produzione in più con eventuali modifiche all’orditoio “non avrebbe però generato alcun guadagno per l’azienda”. Si tratta, infatti, viene ancora spiegato, di un macchinario da campionatura, la cui quantità di produzione non influisce nel fatturato aziendale. Anche per questo aspetto emerso nelle indagini la procura non ha contestato alcuna aggravante sui reati addebitati ai tre indagati per la morte della 22enne.

La relazione del consulente tecnico ha stabilito che D’Orazio è morta a causa della manomissione dell’orditoio. La donna restò agganciata a una sbarra che sporgeva più del dovuto e che la trascinò dentro al motore tirandola per la maglia. Il corpo della giovane girò per due volte “in un abbraccio mortale” come ha scritto il perito. Dopo 7 secondi un compagno di lavoro intervenne spegnendo il macchinario con il pulsante di stop.

Nel frattempo Luana era morta per “lo schiacciamento del torace”, come confermato dall’autopsia. Se il cancello di protezione fosse stato abbassato come dovuto, la lavoratrice non si sarebbe trovata in quella posizione pericolosa. La serie di manomissioni sul macchinario, secondo il perito, hanno creato il nesso causale con la morte della ragazza. Ora che i pm hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini, i tre sotto inchiesta avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o per presentare una memoria difensiva. Successivamente la procura formulerà la richiesta di rinvio a giudizio al Tribunale.

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