Ormai da oltre due mesi in Russia il Covid continua a uccidere sempre più persone. E ogni settimana si segna un nuovo record di vittime. Nelle ultime 24 ore, infatti, nel Paese sono stati registrati 852 decessi, il numero più alto da quando la crisi è iniziata sempre per stare alle cifre ufficiali. A influire così negativamente nel paese che per primo a messo a punto e autorizzato un vaccino, lo Sputnik V che però in Europa non è stato approvato, è la bassa percentuale di popolazione vaccinata (anche era stato deciso l’obbligo vaccinale per chi lavora nei servizi pubblici in alcune regioni), poche contromisure, bassa informazione.

I dati diffusi dalle autorità certificano 41 milioni di immunizzazioni complete, a doppia dose, e 47 milioni con una sola dose. Non sufficienti per una popolazione di circa 146 milioni di abitanti dove la variante Delta è ormai prevalente al 99%. Il green pass non è richiesto e l’accesso è libero per ristoranti, bar, piscine, teatri, cinema, musei. Le mascherine e il distanziamento, comunque richiesti, non sono pratiche rispettate. Nessuno, in Russia, parla di rinnovati impulsi alla strategia vaccinale e, anzi, ormai l’accento è tutto sull’immunità di gregge naturale. “Penso che la campagna di vaccinazione possa finire prima dell’inverno”, ha notato il direttore generale del centro DNKOM per gli studi di genetica molecolare, Andrei Isayev. “Il coronavirus continua a mutare quindi l’immunità, in particolare attraverso la vaccinazione, può diventare irrilevante per quanto riguarda i nuovi ceppi”.

Per la prima volta da quasi sette mesi invece l’India ha registrato ieri meno di 20mila nuovi casi di positività. Il dato, accompagnato dal conteggio di 179 decessi, è il più basso da 201 giorni. Resta riconfermato il trend delle ultime settimane che concentra nello stato del Kerala il maggior numero di casi attivi, 157.733, in calo tuttavia rispetto al giorno precedente. L’India è al secondo posto al mondo per contagi dopo gli Stati Uniti e al terzo per decessi, dopo Usa e Brasile. Alla fine del 2020 nel paese è stata identificata la cosiddetta variante Delta (B.1.617.2, uno dei tre sottoceppi del B.1.617), mentre a giugno è emersa la variante Delta plus (AY.1, che presenta la mutazione K417N). A metà gennaio il governo ha lanciato la campagna nazionale di vaccinazione, che negli ultimi due mesi è ripartita con slancio dopo un periodo di difficoltà e stallo organizzativo: le dosi somministrate sinora sono oltre 870 milioni. Nella sola giornata di ieri sono stati inoculati oltre 10 milioni di vaccini.

L’Argentina ha riaperto i suoi due principali valichi di frontiera terrestre con Brasile e Cile e ha ricevuto i primi turisti dai due Paesi, in un piano pilota per “confini sicuri” lanciato dopo più di un anno e mezzo di frontiere chiuse per la pandemia di coronavirus come riporta l’agenzia statale Telam. “Dopo 560 giorni e grazie all’andamento della campagna di vaccinazione, abbiamo iniziato ad aprire le frontiere in sicurezza. Una gioia!”, ha scritto su Twitter la direttrice nazionale delle Migrazioni in Argentina, Florencia Carignano.
Il governo di Alberto Fernandez ha autorizzato da ieri fino al 30 settembre l’ingresso di turisti dal Cile e dal Brasile attraverso due corridoi sicuri: uno a Misiones (sul ponte Tancredo Neves e all’aeroporto di Puerto Iguazú) e un altro a Mendoza, presso il passo internazionale Los Libertadores. Si tratta di un “test pilota del turismo di frontiera”, che in entrambi i casi (Brasile e Cile) riguarda anche gli argentini o residenti che hanno soggiornato in quei Paesi negli ultimi 14 giorni. Carignano alla Cnn ha confermato che dal 1 ottobre potranno entrare in Argentina i cittadini dei Paesi limitrofi, mentre dal 1 novembre è autorizzato l’ingresso dei visitatori da tutto il mondo con la vaccinazione completa contro il coronavirus, oltre ad un test PCR effettuato “tra il quinto e il settimo giorno” dal loro arrivo.

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