di Giuseppe Mammana

È ripartito solo da qualche giorno l’anno scolastico e continuano i problemi per gli ex assistenti educativi culturali, ora operatori educativi per l’autonomia (OEPA).

Parliamo del servizio di assistenza scolastica in favore dei ragazzi con disabilità che frequentano le scuole materne fino alle medie di Roma Capitale. La titolarità del servizio spetta al Comune ma nel lontano 1999 venne esternalizzato alle cooperative sociali. La fornitura tramite cooperativa e l’aggiudicazione attraverso le gare d’appalto comporta un ribasso consistente del costo della manodopera: per ogni ora di assistenza scolastica il Comune versa 21 euro lordi l’ora e al lavoratore arrivano circa 7 euro netti. Mentre non è previsto alcun compenso economico nei casi in cui la scuola è chiusa o durante le giornate d’assenza del ragazzo. In quasi tutti i capitolati d’appalto è prevista la sospensione della retribuzione dopo il quinto giorno di assenza.

Dopo un’estate turbolenta trascorsa senza percepire stipendi a causa della chiusura della scuola e la beffa dell’approvazione di una delibera di indirizzo che non dà alcuna garanzia su un’eventuale internalizzazione. Gli OEPA sono tornati in classe e hanno visto un’importante diminuzione del proprio monte ore.

A Roma il tredicesimo, il decimo, il settimo e il secondo Municipio stabiliscono che ai nuovi utenti debba essere applicato un massimo di dieci ore. All’undicesimo, le ore assegnate per il servizio OEPA sono le medesime. Ma il Municipio, in una lettera inviata alle scuole, si riserva di valutare la situazione e capire solo in un secondo momento se incrementarle. Al nono, ai nuovi utenti è assegnato un massimo di tredici ore a bambino.

I tagli hanno riguardato anche i ragazzi che già usufruivano del servizio di assistenza scolastica. Nel decimo la riduzione è di quattro ore a bambino rispetto all’anno scorso

Insomma, i tagli hanno riguardato in modo trasversale tutti i Municipi. Il rischio dietro l’angolo, è che questa sia solo l’inizio di una progressiva riduzione delle ore e questo processo possa accelerare la scomparsa di quest’importante figura.

Ma non solo: si rischia di pregiudicare gli interventi inclusivi nelle scuole, di mandare in frantumi gli importanti cambiamenti legislativi approvati negli ultimi anni e di lasciare sempre più soli i ragazzi con disabilità e le loro famiglie.

La delibera di indirizzo, approvata il 20 luglio da Roma Capitale, prevede un impegno da parte dell’amministrazione di rilevare il fabbisogno del personale OEPA. E di predisporre gli atti, per procedere al reclutamento degli operatori, come stabilito dal documento previsionale relativo al fabbisogno triennale 2021-2023 del personale dirigente e non dirigente. In quest’ultimo documento, a pagina 30, per l’anno 2023 viene individuato in trecento persone il numero di posti disponibili sotto la denominazione “profilo professionale da definire”.

Ma restano numerosi punti interrogativi.

In primis, bisognerà capire la volontà politica della futura amministrazione comunale, fra poche settimane si terranno le elezioni e non tutte le forze politiche saranno disponibili a superare il sistema delle cooperative sociali. Molti esponenti del Pd sono contrari all’internalizzazione, come Giovanni Zannola, che il 16 ottobre del 2020 quando si doveva votare per la reinternalizzazione del servizio attraverso un’azienda speciale, si astenne, insieme a molti altri suoi colleghi.

In secondo luogo, non è ancora chiaro quali siano i “veri” destinatari dell’intervento. Nella tabella relativa al personale da assumere, accanto alla denominazione “profilo professionale da definire” si fa riferimento a tre diversi profili professionali (b,c, d). La categoria b rimanda al profilo professionale degli OEPA come stabilito dal CCLN. Mentre la categoria c e d, fa riferimento a figure professionali completamente diverse (la prima alle maestre dell’infanzia, la seconda rimanda ad altre categorie come gli assistenti sociali).

In terzo luogo, non si comprende il senso di tale provvedimento. L’assunzione di trecento persone su un totale della forza lavoro che si aggira intorno alle tremila unità rappresenterebbe il 10% del personale, il più grande taglio ai servizi sociali di Roma Capitale degli ultimi anni. Un provvedimento di questo tipo, senza alcuna definizione riguardo al futuro degli altri lavoratori, si delinea come una clamorosa sconfitta per tutto il comparto OEPA di Roma Capitale.

Le domande sorgono spontanee: quale sarà il futuro per queste 2.700 persone? Perché l’amministrazione comunale non considera prioritaria la reinternalizzazione di tutto il comparto OEPA?

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