Il sasso nello stagno l’ha gettato la settimana scorsa Vladimir Milov, ex viceministro russo all’Energia ora grande oppositore di Vladimir Putin: “Gli alti prezzi sono dovuti a una manipolazione del mercato da parte di Gazprom verso luglio-agosto e questo porterà ora a uno scandalo. Penso che la Commissione Europea aprirà una procedura contro l’azienda per il fatto che stanno trattenendo i volumi, perché questa è una violazione diretta delle norme antitrust“. Due giorni dopo 43 eurodeputati di Polonia e Paesi baltici hanno scritto all’esecutivo Ue chiedendo un’indagine urgente per far luce su questi sospetti. Dietro il rialzo delle bollette energetiche che sta colpendo l’intera Unione – e dipende solo in piccola parte dal costo crescente delle quote di Co2 – ci sono, stando alle loro ipotesi, azioni deliberate del gruppo russo dell’energia. Che avrebbe chiuso i rubinetti per mettere alle strette il Vecchio continente e velocizzare l’apertura del discusso gasdotto Nord Stream 2 voluto da Angela Merkel nonostante l‘opposizione degli Usa nonché di Polonia e Ucraina, che il gasdotto aggira passando sotto il Baltico. Non sembra un caso se il Cremlino ha subito sottolineato che la sua messa in servizio – presumibilmente a inizio 2022, ma è appesa all’esito delle elezioni tedesche – “stabilizzerà i prezzi”.

Nella missiva indirizzata alla vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager e alla commissaria all’energia, Kadri Simson, gli eurodeputati ricordano che “nel luglio-settembre 2021, i prezzi spot europei del gas sono saliti a livelli senza precedenti, raggiungendo ora oltre 700 dollari per mille metri cubi, un record assoluto di tutti i tempi. Per fare un confronto, all’inizio del 2021 i prezzi spot europei del gas hanno superato i 300 dollari per mille metri cubi. I commercianti di gas naturale e i media hanno citato le azioni di Gazprom come alcune delle ragioni principali di tale impennata“, scrivono. Anche se una portavoce della Commissione ha ricordato che i fattori dietro gli incrementi sono diversi: innanzitutto il forte aumento della domanda legato alla ripresa e in seconda battuta (pesa per il 20% degli aumenti) il rincaro delle quote di emissione di Co2. In più la carenza di vento sul Mare del Nord ha ridotto la produzione degli impianti eolici. E le forniture di gas liquefatto sono state dirottate verso l’Asia dopo la ripartenza post Covid è iniziata prima.

Gli eurodeputati però accusano il colosso russo: “Il rifiuto di prenotare capacità di trasporto del gas attraverso i sistemi di gasdotti esistenti (Yamal-Europe, reti di trasporto del gas ucraine); le chiusure della produzione di gas naturale di Gazprom nei giacimenti di gas a monte di Yamal, alcune delle quali sono state spiegate da un incendio all’impianto di trattamento della condensa di Novy Urengoy, ma non è chiaro se tutte le chiusure siano state giustificate da quell’incidente, e se è stata coinvolta una deliberata manipolazione del mercato; il rifiuto di Gazprom di rispondere alle chiamate dei consumatori europei di gas naturale per garantire volumi aggiuntivi di fornitura di gas durante l’estate del 2021 per aiutare a risolvere il problema delle scorte di gas sotterranee insufficienti prima della stagione invernale, nonostante le informazioni disponibili secondo cui Gazprom ha una produzione aggiuntiva di gas sufficiente capacità in atto per fornire tali forniture supplementari”.

Fattori che “lasciano sospettare che l’impennata record del prezzo del gas naturale in Europa nelle ultime settimane possa essere il risultato diretto della deliberata manipolazione del mercato da parte di Gazprom e delle azioni volte a trattenere intenzionalmente le capacità di produzione di gas disponibili dal mercato al fine di far salire i prezzi del gas”. Il sospetto insomma è che Gazprom abbia deliberatamente agito per “fare pressione sull’Europa affinché accetti l’avvio immediato del gasdotto Nord Stream 2 nonostante la sua non conformità con le regole del mercato energetico dell’Ue. Secondo Bloomberg, Gazprom prevede di iniziare a spedire gas in Germania attraverso il primo tratto del gasdotto Nord Stream 2 il 1° ottobre. Tuttavia, finora Gazprom non ha attuato le regole dell’Ue in materia di disaggregazione. La sentenza del tribunale tedesco di agosto (l’alta corte di Düsseldorf ha respinto il ricorso di Nord Stream 2 sancendo che proprietari del gasdotto e fornitori di gas devono essere soggetti diversi) ha ulteriormente confermato che il gasdotto non è esente dalle norme dell’Unione europea”.

La Russia attualmente fornisce circa il 40% del gas necessario alla Ue. La capacità del nuovo gasdotto è di 55 miliardi di metri cubi l’anno (sommando i flussi che passano attraverso il Nord Stream 1 si arriverebbe a 110 miliardi di metri cubi), ma la direttiva Ue sulla concorrenza, al momento, prevede di autorizzarne solo la metà. Una crisi del gas servirebbe dunque a forzare la mano all’Ue perché dia subito il via libera. L’Ucraina – da cui passa il grosso delle attuali forniture – è sulle barricate. Nel 2020, nota, Gazprom ha pompato 55,8 miliardi di metri cubi, ovvero il 37,7% in meno del 2019 e meno di quanto prevedrebbe il contratto ‘take or pay’ – cioè paga comunque per il transito – del 2021-2024. Ma quello era l’anno della pandemia. Gazprom dichiara un aumento dell’export nel 2021 verso i Paesi esterni allo spazio ex sovietico del 17,4%. Per Aleksei Grivach, vice direttore del centro studi russo National Energy Security Fund, “Kiev sta cercando di calunniare la Russia per costringere gli Stati Uniti e l’UE a bloccare il normale funzionamento del Nord Stream 2 e sostenere la sua ingiusta politica di transito“. E il vero problema è la “carenza di generazione di energia rinnovabile, specialmente dai parchi eolici”, che si aggiunge a una riduzione dei flussi di gas liquefatto determinata dall’accaparramento da parte dell’Asia.

Goldman Sachs nei giorni scorsi in un’analisi ha previsto che in un inverno ‘medio’ i prezzi del gas potrebbero scendere nettamente a 17,60 dollari/mmBtu. Solo se “l’inverno risultasse più freddo della media, l’Europa avrebbe probabilmente bisogno di competere con l’Asia per la fornitura di gas liquido naturale” con inevitabili incrementi dei prezzi, come avvenuto sui mercati asiatici lo scorso gennaio. Lo scenario peggiore – si spiega nel rapporto – sarebbe quello di un inverno rigido sia in Europa che in Asia, con “un ulteriore significativo aumento dei prezzi europei del gas e dell’elettricità” e la necessità di abbattere la domanda, anche attraverso interruzioni nel settore industriale.

L’agenzia di rating S&P prevede invece che “i prezzi dell’energia continueranno ad aumentare nel 2022-2023” in Europa “a causa di una contrazione dell’offerta”. “Gli obiettivi ambientali più ambiziosi dell’Europa accelereranno la chiusura di capacità di generazione termica e nucleare, che non potrà essere interamente compensata dalle fonti rinnovabili per i prossimi tre anni, portando a una maggiore volatilità dei prezzi legata al clima nel medio termine”, si legge nel report.

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