Quest’anno ragazzi entrerò in classe e farò solo una cosa. Scriverò sulla lavagna una frase: “La bellezza salverà il mondo”. Lo so che vi chiederete: “Ma che fa il maestro? Perché non ci saluta? Che significa quella frase?”. Non vi risponderò io, ma lascerò a voi cercare la risposta alle vostre domande.

Vi lascerò in silenzio o a fare un po’ di chiasso e poi vi chiederò subito di fare un compito. Uno di quelli da eseguire tutti insieme: vi chiederò di portarmi in giro per la scuola, per il paese, per i campi, a mostrarmi la bellezza, a farmi vedere tutto ciò che vi stupisce: il volto rugoso di vostro nonno; la tenerezza del vostro micio; l’orto rigoglioso di vostro zio; il campanile senza punta nella vostra piazza. Lo faremo ridendo, fischiettando, cantando. Qualcuno forse ci guarderà pensando che il vostro maestro sia folle, ma ciò che vi voglio augurare per quest’anno scolastico è proprio questo: stupirvi, scoprire ogni giorno la bellezza.

Non voglio pensare che alla fine di quest’anno saprete a memoria i fiumi della Basilicata e l’altezza dei monti Sibillini; forse non ricorderete la data in cui è stato ammazzato Giulio Cesare e non saprete quante sono esattamente le ossa del corpo umano, ma voglio augurarvi di divertirvi a studiare le stelle magari trascorrendo una serata con il maestro in campagna; di fare gli archeologi andando a scoprire le tracce del passato in giro per la città; di sentire i brividi quando studiando la Sicilia ascolterete la storia di Peppino Impastato o del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Il primo giorno di scuola lo inaugureremo con Giordano, un papà che a causa di una malattia, la depressione, ha tentato di togliersi la vita ma, proprio quando è rimasto senza gambe, è rinato e ha deciso di diventare un campione nella vita e nello sport. Inizieremo l’anno con lui per imparare che gli errori (anche quelli a scuola) possiamo trasformarli, farceli amici.

In questi giorni davanti alla scuola, costruiremo una lavagna all’aperto dove tutti (bambini, mamme, papà, fratelli, sorelle, nonni) potranno scrivere un loro pensiero sulla Scuola. Resterà lì un’intera settimana perché vogliamo ascoltare tutti e fare una scuola con tutti. Quest’anno, ragazzi, vorrei che imparaste solo tre cose: stupirvi; essere belli e cercare la bellezza; tornare a guardarci negli occhi. Facile? Non lo so. Il vostro maestro vi promette che ci proverà a imparare a farlo, ancora una volta, con voi.

Proveremo a stupirci scoprendo quanto sono buoni i cibi e i vini della nostra Italia; andando in giro per la pianura alla ricerca dei fontanili; imparando a realizzare i giochi dei bambini dell’antico Egitto e dell’antica Roma. Ci stupiremo abbandonando i consueti lavoretti di Natale, carnevale, festa della mamma e del papà che riempiono le mansarde polverose delle case ma con chiodi e martello impareremo a usare le nostre preziose mani diventando falegnami. Saremo operosi, vivi!

Cercheremo la bellezza. Lo faremo ascoltando la musica di un’orchestra composta da disabili; imparando che anche un uomo ritenuto folle può essere un grande artista come Ligabue o Van Gogh. Andremo alla ricerca della bellezza nelle opere di Caravaggio e Piero Manzoni. Ci educheremo alla bellezza per essere belli, per provare ad essere belle persone: lo faremo incontrando missionari, artisti, scrittori, medici, testimoni. La nostra classe non avrà mai la porta chiusa, ma spalancata a tutti quanti vorranno crescere con noi. Infine, torneremo a guardarci negli occhi. Vi siete accorti ragazzi? Non lo sappiamo più fare. Ci guarderemo negli occhi ogni volta che qualcosa andrà storto ma guarderemo negli occhi anche chi è arrivato da lontano attraversando deserti e mari; chi è disabile; chi non ha una casa; chi è malato; guarderemo negli occhi chi non ride provando a fargli il solletico.

Cari alunni, faremo tutto questo, uscendo dall’aula, scoprendo l’arte della fotografia, ascoltando la musica della taranta e De André, la musica rom e indiana, di Enzo Bosso e Vinicio Capossela, di Luca Bassanese e di Francesco Guccini. Avremo un solo grande libro: la Costituzione. E affisso alla parete un calendario interculturale per ricordarci le feste di tutti i popoli del mondo e quel lenzuolo con il volto di Falcone e Borsellino con la frase “Non li hanno ammazzati ma le loro idee camminano sulle nostre gambe”.

E poi, su un banco, ci sarà una grande pianta, sarà il nostro albero della gratitudine: ogni giorno prenderemo una foglia e ciascuno scriverà di cosa è grato e poi l’appenderà all’albero. Il vostro maestro oggi vi fa due promesse.

La prima: impareremo divertendoci perché come scriveva Gianni Rodari che è stato anche un insegnante: “Nelle nostre scuole, generalmente parlando, si ride troppo poco. L’idea che l’educazione della mente debba essere una cosa tetra è tra le più difficili da combattere”.

La seconda: impareremo storia, geografia, musica, arte non per un voto ma per piacere, per il piacere di conoscere, perché solo facendo l’amore con ogni disciplina possiamo creare un mondo nuovo.

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