La donna è magra, molto alta, veste con pantaloncini e una canottiera, ha molti tatuaggi. Arriva all’appuntamento in bici. I tatuaggi sono lettere aperte, o pagine di autobiografia: questi sono i tatuaggi di una libraia, che non fa più la libraia, ma vorrebbe farlo ancora. Si chiama Clara Patella. Aveva aperto la sua libreria nei locali della macelleria del nonno, nel centro di Altamura, a due passi dal Municipio di questa bella cittadina pugliese.

Giustamente si chiamava “Libreria Nuova Macelleria Patella”. Il nome mi aveva incuriosito e, visto che andavo ad Altamura per una settimana di scrittura con la Scuola del Viaggio, volevo visitarla. Ho una passione per le piccole librerie indipendenti, che spesso fanno scelte interessanti nei libri che propongono, nelle iniziative culturali che si inventano. Ne ho scritto più volte. Quando mi hanno detto che forse aveva chiuso sono andato a controllare: sì, non c’erano più libri, spiccavano le mattonelle bianche della ex macelleria. Un occhio vuoto nel muro.

Ha abbassato la serranda definitivamente (?) nel 2021, dopo quattordici anni di lavoro culturale, con mille invenzioni per tenersi vivi in una nazione come l’Italia dove le librerie, specie quelle indipendenti, sono sempre a rischio di estinzione. Al sud si legge meno che al nord e al centro, che comunque non brillano. I dati sulla lettura in Italia sono tra i peggiori in Europa e nelle piccole città si legge meno che nei grandi centri e nelle città universitarie. Quindi quattordici anni di lavoro sono tanti, un successo di per sé. Clara ha anche fondato una piccola casa editrice, già interessante dal nome, Caratteri Mobili.

Quando una libreria chiude è un lutto culturale per una città. Il colpo di grazia l’ha dato il lockdown, anche se Clara portava i libri in bicicletta a casa ai suoi lettori. Amazon ovviamente ha contribuito: i cosiddetti lettori forti, quelli che leggono un libro al mese e reggono le fragili economie delle librerie, si sono viziati: a loro piace ricevere il libro a casa il giorno dopo, come se si trattasse di un farmaco salvavita, urgentissimo, non possono aspettare i tre o quattro giorni che occorrono al libraio. Clara si arrabbia quando lo dice. Si arrabbia con una certa dose di amarezza quando osserva di non avere avuto clienti, neanche per un’occhiata curiosa in libreria, tra quelli che contano in municipio.

Si vede che appartengono a quel 57,6% che non legge neanche un libro l’anno, dati Istat del 2016, che credo siano migliorati leggermente. Quando a Clara è capitata l’occasione di un lavoro amministrativo nella scuola, ha dovuto scegliere. Ha due figli grandi che studiano. Per curiosità e per alleggerire l’atmosfera cupa della nostra conversazione le chiedo chi sono i suoi dei tra gli scrittori: Steinbeck, Faulkner, Bolano… lo dice indicandoli sulle braccia, dove sono nominati, o c’è una piccola frase di un libro. Ne ha anche uno sullo sterno.

Possiamo piangere sull’inevitabile ed essere bacchettati da Baricco come i nostalgici delle vecchie latterie? Proposta per il ministro Dario Franceschini. Forse potremmo fare qualcosa: le economie pericolanti sono state aiutate inventando per esempio gli Lsu, Lavori socialmente utili. A molti è stato concesso un reddito di cittadinanza. Mi pare indiscutibile che tenere aperta una libreria in un piccolo centro o in una periferia è un Lavoro socialmente utile. Perché non sostenere i librai che si danno da fare e non raggiungono un reddito dignitoso?

Su quel margine del 30% del prezzo di copertina gravano l’affitto, le spese, lo stipendio e anche lo sconto per i cosiddetti lettori forti, quelli che leggono almeno un libro al mese: basta poco per essere forti in questa contesa. Quando qualcuno fotografa un libro in vetrina per ordinarlo su Amazon è miope e taccagno, perché risparmierà forse un euro, ma non troverà più la vetrina: dovrà sorbirsi solo le offerte delle catene, che non proporranno mai i libri e gli editori di nicchia. E allora includiamo quello dei librai piccoli tra i lavori socialmente utili o qualcosa di simile. Studiamo una legge che ne eviti l’estinzione. Quando chiude una libreria non nascono trenta potenziali lettori.

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