di Ilaria Muggianu Scano

Magazzino Italian Art – centro d’arte con sede a Cold Spring, a circa sessanta miglia (96 chilometri) da New York, fondato dall’americana Nancy Olnick e Giorgio Spanu, mecenate sardo di Iglesias, e diretto da Vittorio Calabrese – ha l’ambizioso obiettivo precipuo di educare e sensibilizzare il popolo americano alla ricerca sull’arte italiana del dopoguerra e contemporanea.

Il giovane museo aperto nel 2017 vanta oggi nel posseduto anche ceramica italiana, fotografia, oreficeria d’artista, vetri di Murano, arte moderna e pop art, per un totale di 3500 opere. Custodisce, tra le altre, opere di Alberto Burri, Enrico Castellani, Lucio Fontana, Amedeo Modigliani e Fausto Melotti. Oggi il museo si propone di dare luce, all’ombra della Grande Mela, a una voce periodicamente quanto inspiegabilmente vittima d’oblio. Saranno Teresa Kittler e Chiara Mannarino a dirigere la rassegna “Nivola: sandscapes”, tributo ricognitivo alla produzione dell’artista italiano di metà Novecento.

Costantino Nivola nasce nella Barbagia più remota, ancestrale e silvestre di Orani, a poche curve da Nuoro, nel 1911. Si trasferirà negli Stati Uniti con la sua musa, amante, compagna e moglie Ruth Guggenheim, all’indomani delle leggi razziali in Italia. Un vulnus devastante per la cultura del Bel Paese. Ruth e Costantino voleranno a East Hampton, nel lembo estremo di Long Island, con i bimbi Pietro e Chiara, ancora piccoli. Assieme ad altri visionari avanguardisti, tra i quali De Kooning, Le Corbusier e Pollok, danno vita al centro pulsante dell’arte contemporanea statunitense, rendendo presto l’isola meta esclusiva dell’aristocrazia newyorkese.

Ruth nasce a Monaco, figlia di un prestigioso neurologo e di una storica dell’arte. Ebrei, lasceranno la Germania nel 1933 con l’ascesa incontrastata di Adolf Hitler al potere. Sono studio e talento artistico a fare da sapiente cupido tra Costantino, animo ardimentoso e di umili origini, e l’alto borghese Ruth. I due giovanissimi s’incontrano a Monza, nell’Istituto per le arti applicate, presso il quale Nivola ha una borsa di studio. Ruth Guggenheim viene rapita dal cuore impavido del giovane sardo appena sospeso dall’accademia per essersi rifiutato di fare il saluto fascista durante un’importate assemblea di rappresentanza.

La coppia si sposa, poco prima che le unioni tra ebrei e cattolici divengano reato. Una cerimonia romantica ma sobria, a Milano, con un unico testimone, il futuro Premio Nobel per la letteratura Salvatore Quasimodo. Nivola, di lì a poco, è direttore artistico all’Olivetti di Milano. L’oranese si trasferisce presto a Parigi dove frequenta gli esuli italiani antifascisti e collabora al giornale del movimento Giustizia e Libertà. Quando la longa mano del nazismo interferisce ancora una volta sull’attività intellettuale e artistica, Nivola si rifugia con la famiglia a New York City, in un piccolo appartamento di Manhattan. Vennero presto i tempi dell’insegnamento accademico alla Columbia University, all’università di Harvard e a quella di Berkeley.

Rientrato in Italia, negli anni Settanta, stringe una profonda amicizia con l’artista Maria Lai. A novant’anni dalla nascita dello scultore intellettuale, il Magazzino Italian Art fa rivivere le opere di colui che nel mondo è noto come “Sand man“, l’uomo di sabbia che sfuggì ai fascisti. L’epiteto ha origine dalla singolare tecnica del “sand casting” ideata da Nivola, che consiste nella creazione di stampi di grande formato realizzati con colate di sabbia, gesso e cemento. Ciò che trova scaturigine dalla fusione tra ispirazione sarda e istinto di modernità, accostamento cruento e detonante, è un inaudito distillato di corrente modernista, scevro da ogni connotazione spazio temporale.

La mostra presenta un inedito modello del 1953, realizzato per lo showroom Olivetti a Manhattan e una serie di documenti riferiti ai principali progetti d’arte urbana ideati da Nivola per le maggiori città statunitensi, da Chicago a Washington, da New York a Boston a Filadelfia.

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