Lunedì 6 settembre, ore 5:30. Aeroporto Marconi di Bologna. Dopo i vuoti a perdere inflitti dal Covid, il BLQ è di nuovo una bolgia di persone che si muovono in spazi stretti (sulla logistica interna del BLQ – che pure nel 2019 ha inanellato 9 milioni e mezzo di passeggeri che l’hanno reso il settimo scalo italiano più trafficato – servirebbe una puntata di Superquark). Ma torniamo a noi, dicevo: sono le 5:30 del mattino e l’aeroporto di Bologna è pieno zeppo di persone. Rientro dalle ferie? Prezzi pazzi delle compagnie low-cost? Forse entrambe le circostanze, che si traducono in un anaconda di passeggeri in fila per poter accedere agli imbarchi. Dopo 20 minuti guadagno la testa del serpentone ma vengo bloccato: c’è il controllo del green pass da fare. La coda non è quella che mi sono appena sorbito. E anche il piano è sbagliato.

Prima considerazione: perché non verificare il green pass direttamente al gate, insieme al biglietto, come succede ad esempio sui treni? BLQ e/o Alitalia: spero sappiate delucidarmi.

Ritorniamo a noi, perché quello che succederà a breve si posiziona a metà strada tra l’incredibile e l’indecoroso. Prima di andare al piano di sotto chiedo conferma all’operatrice che staziona davanti agli ingressi principali: dove devo andare? Livello inferiore. Sì, ma dove di preciso? Al controllo green pass. Mi reco quindi negli stanzoni deputati all’accettazione voli. La fila qui è anche peggio, si vede dove finisce ma non si vede dove comincia; a un certo punto si biforca pure e non si capisce più chi ci sia in coda. Gente che deve farsi controllare il green pass? Gente che deve imbarcare i bagagli per Napoli? Boh. Le file comunicanti e che si abbarbicano fin dentro i negozi sono d’altronde una variante del BLQ, immune finora a qualunque siero.

Guardo l’orologio: il mio aereo per Roma parte tra 40 minuti. Mostro il mio biglietto alla ragazza del banco informazioni dell’aeroporto (il logo e i colori di Alitalia si distinguono perfettamente, a breve capirete il perché di questa precisazione) che pronuncia testuali parole: tutti i controlli green pass sono al banco 22. Quindi c’è un solo banco – in realtà sono due, uno accanto all’altro – per verificare i green pass di 150 persone che devono tornare di sopra e imbarcarsi nel giro di mezz’ora.

In fila gli animi iniziano a scaldarsi. Non c’è un solo operatore a dare indicazioni. Due ragazzi arrivano trafelati e chiedono di passare davanti perché rischiano di restare a terra. La tensione sale. Anche perché la coda non si sfoltisce come dovrebbe. C’è chi non trova il green pass, c’è la famiglia di otto persone, c’è la signora che ha scaricato a maggio il lasciapassare verde dall’app IO, ma solo la prima pagina, invece l’hostess dietro al banco chiede di vedere la data della seconda vaccinazione, che però è presente solo nei dettagli, quindi la signora deve riaprire l’app ma non si ricorda la password.

Venticinque minuti dopo arriva, deo gratias, il mio turno. Cosa ci fa qui? Dice la hostess. Lei non ha un volo Ryanair, doveva andare ai banchi Alitalia! Spiego, nervoso, che la colpa non è mia; tra l’altro, insieme a me ci sono altre persone con voli Alitalia e Volotea che erano state indirizzate male o per nulla indirizzate. Il mio aereo sta partendo, “per favore mi controlli il green pass!” dico. La hostess, comprensiva, mi appiccica un bollino verde sul telefonino e io filo spedito di sopra, agli imbarchi.

Ora, BLQ mio BLQ: considerato che siamo in fase di rullaggio con i green pass sui voli, non sarebbe il caso di mettere qualche persona in più che sia in grado di dare informazioni (corrette), così che i passeggeri non si sentano persi in frangenti come questo? Anche per chi doveva essere lì in quel momento, i passeggeri Ryanair, quella fila lenta e disordinata è stata uno scenario indecoroso. Considerato poi che è stata proprio la compagnia irlandese (a proposito: i prezzi dei biglietti vanno aumentati; occorre aggiungere una tassa sull’inquinamento prodotto dagli aeromobili: ne riparleremo) a regalarti per buona parte il boom degli scorsi anni, non è il caso di migliorare la logistica per accogliere un numero superiore di passeggeri che un vettore low-cost inevitabilmente porta?

Al gate l’operatrice mi chiede il documento che Alitalia lascia ai suoi clienti per testimoniare l’avvenuto check del green pass. Io ho invece il bollino verde Ryanair. Discutiamo, glielo faccio vedere questo benedetto green pass! le dico. Va bene così, vada pure. Per la cronaca: il mio volo Alitalia non partirà. Le radio di bordo non funzionavano, ci hanno fatto sbarcare, ci siamo rimessi in fila al gate e siamo saliti su un altro aereo. Nella sfortuna, questa volta almeno sapevo cosa fare.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

No vax, le polemiche sulle violenze hanno alla base due presupposti

next
Articolo Successivo

Femminicidi e la necessità di fare qualcosa: così ci provano le donne in India

next