“Lo avevano intubato il 22 agosto. Aveva chiesto ai medici di vedermi, non accettava un no, ha insistito tanto chiedendo uno strappo alle regole. E loro, prima di trasferirlo in rianimazione, hanno acconsentito”. Fu quello l’ultimo incontro tra Paolo Tortora, che veniva chiamato il “sarto della ristorazione”, un’istituzione a Napoli e in Campania nel settore del catering, fondatore di Ristosan e Valesan, organizzatore di eventi per Sant’Egidio, pranzi per Scampia e nel carcere napoletano. Tortora è morto di Covid a 61 anni. Le complicanze polmonari lo costringevano a letto con l’ossigeno da circa un mese.

Al Corriere del Mezzogiorno la moglie Valentina Abbruzzeso ha raccontato gli ultimi mesi. Come una lettera scritta dal marito il 25 agosto nel quale le riconferma il suo amore, le chiede di essere paziente per il suo carattere, le affida – quasi come in un testamento – l’azienda. “Questi sono gli ultimi messaggi che mi ha mandato dall’ospedale — racconta Abbruzzeso al Corriere del Mezzogiorno – Li ha scritti dopo che ci eravamo visti per dirmi che stare vicini era stata ‘una grande iniezione di vita’. Poi tutto è precipitato”. “Ho 36 anni, ma la differenza d’età io e Paolo non l’abbiamo mai avvertita – racconta ancora Abbruzzeso – Per lui ho lasciato Foggia e il mio lavoro, avevo una scuola materna. Grazie a lui ho scoperto e amato Napoli e incominciato ad affiancarlo in azienda. Lui ha visto in me la persona giusta per supportarlo nella vita e anche nel lavoro. Sarò all’altezza della sua fiducia, portando avanti anche i suoi tanti progetti di beneficenza”.

L’ultimo incontro è del 22 agosto, il giorno in cui Tortora è stato intubato. E’ durato circa 40 minuti, racconta la moglie. L’imprenditore aveva cominciato a stare male all’inizio di agosto. “I primi dieci giorni l’ho curato a casa – spiega ancora Abbruzzeso – e né io né le bambine ci siamo contagiate anche se abbiamo continuato a stare tutti insieme. Io ho anche dormito con lui. Tanto eravamo comunque costretti alla quarantena”. Ma poi è arrivato il momento del ricovero all’ospedale Cotugno. “C’è stato un momento in cui ci sembrava anche che le cose andassero meglio. Poi dopo giorni passati con il casco e qualche miglioramento la situazione è precipitata nel giro di due ore”.

Tortora non era vaccinato, la moglie spiega che aveva già avuto il Covid, nell’ottobre scorso. Avrebbe potuto fare il vaccino nei mesi scorsi ma “aveva detto che lo avrebbe fatto ad ottobre per poi affrontare l’inverno”. La variante Delta, però, ha accelerato tutto. “E lui aveva anche una fragilità polmonare, che si portava dietro da anni. Aveva dolori alle spalle, ma prendeva un antinfiammatorio e via. Infatti i medici gli hanno trovato tessuto cicatriziale ai polmoni quando è stato ricoverato, segno di vecchi problemi”. In queste ore si è mai rammaricata per non aver insistito affinché facesse il vaccino? chiede il Corriere del Mezzogiorno: “Me lo sono chiesto, certo, ma poi mi sono anche detta che se era destino…”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Covid, Luca Amaducci muore a 48 anni: nove giorni dopo il padre Pier Mario. L’ultimo post: “Vaccinatevi, io non ci sono riuscito”

next