Se in Toscana e Friuli-Venezia Giulia i casi di docenti mandati a casa perché senza green pass, il primo giorno di scuola, sono stati una decina, mentre cinque o sei in Sardegna, nelle scuole tedesche della Provincia autonoma di Bolzano si contano cinquanta casi di maestri e professori che non ne vogliono sapere di presentare al loro dirigente scolastico il passaporto vaccinale. Nella terra del pacifista Alex Langer, i “no green pass” hanno messo in piedi una battaglia che è destinata ad alzare la tensione nei prossimi giorni, quando inizierà la scuola.

L’avvocata Renate Holzeisen, una dei leader della protesta, tiene a precisare subito che chi alza la voce contro il green pass non sono “no vax ma persone che nel 95% dei casi hanno fatto tutti i vari vaccini ma non vogliono saperne di questo contro il Covid”. Una guerra che ha diviso anche la popolazione: gli insegnanti, i dirigenti e l’assessore all’Istruzione di lingua italiana, Giuliano Vettorato, sono orgogliosi del fatto che la loro intendenza non abbia avuto alcuna segnalazione di problemi legati al passaporto vaccinale. Gli occhi sono invece puntati sui colleghi tedeschi.

La Stampa ieri ha parlato di un 25% di docenti di lingua tedesca non vaccinati e del 10% di lingua italiana. Percentuali che sia Vettorato che l’intendente Sigrud Falkensteiner respingono perché non esiste alcun numero ufficiale scorporato. Secondo i dati complessivi degli uffici, la scuola altoatesina conta su circa l’80% di persone del mondo dell’istruzione vaccinato. D’altro canto, l’ultimo report, datato 27 agosto, elaborato dal Commissario straordinario per l’emergenza, cita il 36% di personale scolastico che deve ancora effettuare la prima dose o la dose unica. Un numero che nel prossimo rapporto potrebbe calare ancora visto che da Bolzano, il 25 agosto, hanno fatto sapere che la percentuale di soggetti che hanno ricevuto almeno una somministrazione è salita al 75,25%.

Resta il problema dei cinquanta docenti, sette collaboratori scolastici e un impiegato decisi ad andare fino in fondo. Si tratta di persone che non ne vogliono sapere nemmeno di fare il tampone ogni 48 ore. Qualcuno di loro si è presentato ai cancelli degli istituti pretendendo di entrare ugualmente, ma non c’è stato niente da fare. Come nel resto d’Italia sono risultati assenti ingiustificati e ora entro quattro giorni dovranno provvedere alla vaccinazione altrimenti il loro stipendio sarà sospeso.

La truppa dei contestatori della Provincia autonoma di Bolzano è organizzata: hanno gruppi Facebook, usano i social per comunicare tra di loro, a luglio hanno messo in piedi una manifestazione e in quest’ultime ore hanno invaso la casella postale elettronica delle autorità politiche e dell’intendente con una lettera nella quale citano il motto “nessuno ha il diritto di obbedire”, estrapolato da un testo di Hannah Arendt. Con loro c’è pure una legale: Renate Holzeisen, nota al mondo politico e difensore di tutti i casi di licenziamento del personale medico. Sulla sua pagina Facebook, l’avvocato non nasconde le sue idee e pubblica una sua foto con la scritta: “Ormai è chiaro che questa sostanza sperimentale che chiamano vaccino è pericolosissima. In Israele il 68% dei ricoverati è vaccinato e anche l’Ema non sa valutarne l’efficacia”.

A buttare acqua sul fuoco ci pensa il presidente dell’Associazione nazionale presidi delle scuole di lingua tedesca Christoph Kofler: “Non credo che vi sia grande differenza di numeri tra i gruppi linguistici. Stiamo parlando di una minoranza di persone molto convinta che non teme di perdere lo stipendio. Abbiamo smesso di cercare di convincerli ma continuiamo ad invitarli a fare almeno il tampone per non perdere il lavoro”. Kofler è convinto che molti abbiano voluto verificare con i loro occhi se sarebbero stati fatti i controlli: “Ora che hanno capito che non si scherza si vaccineranno”.

Nessuna preoccupazione sul fronte italiano. Il preside Franco Lever, dell’istituto Bolzano VI su 120 persone della sua scuola non ha registrato un solo caso senza green pass. Vettorato ammette che c’è un po’ di tensione ma nulla di preoccupante così come Cristina Crepaldi, pure dell’Anp che ha la fotografia generale degli istituti. Lunedì si torna in classe. Altro test importante per verificare se ci saranno contestatori che si sono convertiti.

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