C’è chi si lamenta e c’è chi si muove. L’agenzia tedesca per l’impiego ha siglato un accordo con l’Indonesian migrant workers protection board per far arrivare in Germania personale sanitario, in particolare infermiere/i dall’Indonesia. Berlino deve fronteggiare una carenza di questo tipo di professionalità, che ha competenze specifiche lunghe da formare, anche alla luce del rafforzamento del sistema ospedaliero legato alla necessità di fronteggiare la pandemia. L’agenzia per l’impego ha definito l’accordo una pietra miliare, il primo nell’ambito della legge sull’immigrazione dei lavoratori qualificati entrata in vigore lo scorso marzo. Il direttore Daniel Terzenbach ha affermato: “È nostra intenzione siglari altri accordi di questo tipo per attirare lavoratori qualificati in altre professioni che scarseggiano in Germania”.

Benny Rhamdani, capo dell’Indonesian migrant workers protection board, ha detto che l’accordo fornisce buone opportunità di guadagno e di crescita professionale per i lavoratori indonesiani, sottolineando gli elevati standard del diritto del lavoro in Germania che si applicano anche ai lavoratori stranieri. Il programma prevede corsi di tedesco e un processo di integrazione.

Come molti altri paesi europei, la Germania vive una fase di ripresa economica ed espansione dell’attività produttiva. Di fronte all’aumentato fabbisogno diversi settori segnalano la difficoltà a completare gli organici. Ieri il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato un dossier sulla penuria di mano d’opera a livello europeo, focalizzandosi soprattutto su Francia, Gran Bretagna e Italia, Germania e Paesi Bassi. Arduo sostenere che sia l’effetto del Reddito di cittadinanza a prosciugare il bacino di manodopera a livello europeo…. I settori più in difficoltà sono ovunque la ristorazione, i trasporti, l’assistenza domiciliare, la sanità, la nettezza urbana, il commercio, l’informatica. Molti i fattori alla base di queste carenze, tra queste il quotidiano parigino indica anche i salari inadeguati.

Torna la lotta di classe? Pochi giorni fa Martin Sandbu, commentatore del Financial Times anche sui temi del lavoro e rapporti sociali, ha scritto un editoriale dal significativo titolo “Il conflitto di classe è tonato al centro dell’economia“. Sandbu precisa come ci sia ancora molto da capire sulle motivazioni di questa carenza di manodopera e sulla sua possibile durata. In fondo, ricorda l’editorialista, i livelli di disoccupazione sono ancora relativamente elevati in molti paesi. Tuttavia, aggiunge, quella dei lavoratori di difficile reperibilità non è solo aneddottistica. “Durante la pandemia, sono state parecchie le storie di lavoratori decisi a dire “no” a un lavoro a cui prima si sarebbero rassegnati. Un nuovo studio rileva che più di un quinto dei lavoratori statunitensi – e il 30% degli under 40 – ha seriamente considerato un cambio di carriera nell’ultimo anno e mezzo”. Sanbdu tra tra le possibili conclusioni quella di una ripresa del potere contrattuale di alcune fasce di lavoratori fenomeno che, se confermato, invertirebbe una tendenza a non altamente qualificati in corso da decenni.

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