A scadenze ormai regolari, in particolare in occasione di disastri ambientali, si torna a parlare del clima che cambia, del ruolo dei combustibili fossili e delle azioni da intraprendere. E’ chiaro ormai che per disastri si intendono eventi sempre più che prevedibili, ma sui quali non riusciamo a soffermarci abbastanza. Appunto, se ne parla ma poi non si agisce, o meglio spesso e volentieri si agisce ma nel senso opposto, rendendo la situazione sempre più critica, confidando forse nell’invenzione dell’ultima ora che ci risolverà tutti i problemi.

Al fine di rendere sempre più chiaro a tutti il pericolo che si sta correndo con il riscaldamento globale, è stata sviluppata dal programma europeo Copernicus un’applicazione che mostra quanto stia andando pericolosamente veloce la corsa del surriscaldamento globale. Il 2034, tra poco più di dieci anni, è la data prevista per quell’aumento di 1,5°C considerato il valore limite da non superare. Limite che, invece, verrà ampiamente superato se non si cambia regime radicalmente e subito.

L’applicazione permette di analizzare delle simulazioni al fine di renderci ben conto di cosa potrebbe accadere con un clima che cambia in modo sempre più imprevedibile. E si scopre, o meglio si riconferma, che l’accelerazione del riscaldamento climatico è ben nota anche se è difficile da rendere evidente ed intuitiva per il cittadino comune. Al fine di far percepire a tutti che il cambiamento climatico è un problema grave ed urgente (al pari, se non più, del coronavirus), vi saranno continui aggiornamenti e relativi messaggi divulgativi. Sperando ovviamente che raggiungano efficacemente pubblico e politici.

Ormai è evidente: superare la soglia di 1,5°C gradi potrebbe avere conseguenze estremamente negative per il pianeta, non solo quelle macroscopiche come l’accelerazione della desertificazione o dello scioglimento dei ghiacci, ma anche un maggiore impatto su molti aspetti della vita comune, come la qualità delle produzioni alimentari – e basterebbe questo in un paese come l’Italia – o il rendimento delle centrali termiche.

Tutte le analisi costi-benefici dimostrano come sia necessario agire in maniera forte per ridurre le emissioni in maniera sistematica, ossia cambiando completamente rotta. Ma, non si sa perché, sembra sempre complicato agire in concreto. Si è capito ormai che sarà molto difficile che i diversi paesi si accordino formalmente per un impegno, e quindi un programma organico, di riduzione delle emissioni climalteranti. La soluzione? Si ribadisce il concetto espresso da tanto tempo e da tante persone: è la nostra singola azione che farà la differenza. Ad esempio, andare a piedi o in bicicletta invece di usare l’auto quando ci si deve spostare di poche centinaia di metri, o prediligere il mezzo collettivo a quello individuale sono azioni semplici e alla portata di quasi tutti. A volte è solo mancanza di abitudine: provare per credere! E comunque, non vi sono molte alternative se vogliamo tentare di mantenere le condizioni di vita sul nostro pianeta non peggiori delle attuali.

Ormai dobbiamo saper convivere anche con soggetti politici, lobby industriali, etc. che operano fuori da ogni logica che non sia quella dell’egoismo o del tornaconto individuale nel breve periodo. Ma sta sempre a noi emarginarli, non eleggerli, non comprare i loro prodotti, non leggere i loro giornali, etc.

Il tempo è sempre più scarso. L’Europa sta già subendo le conseguenze indirette del cambiamento climatico, in termini di diffusione di infezioni che incidono negativamente sulle catene di approvvigionamento alimentare, di minacce alla stabilità e sicurezza internazionali e di potenziali impatti delle forti correnti migratorie. Queste conclusioni sono contenute nel documento Adaptation to Climate Change: Blueprint for a new, more ambitious EU strategy pubblicato oltre un anno fa dall’Unione europea, che insiste sulla necessità di ricostruire meglio, dopo la pandemia, aggiungendo che la ripresa è un’opportunità per aumentare la resilienza della nostra società, soprattutto in relazione agli impatti climatici.

E allora, oltre a ridurre drasticamente le emissioni fin da subito, è necessario tradurre in realtà quella strategia di adattamento ai cambiamenti climatici già adottata ma che fatica ad affermarsi. Occorre tener sempre presente che le perdite economiche dovute a condizioni meteorologiche estreme e legate al clima che cambia sono in media già di 12 miliardi di euro l’anno. E non credo che tutto ciò sia sostenibile e, soprattutto, che ce lo possiamo permettere.

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