Contrordine, si resta a casa. La Apple ha deciso di tenere a casa i suoi impiegati almeno fino al gennaio del 2022, rinviando quindi il ritorno che era previsto per ottobre. La decisione è stata presa per i timori legati all’aumento dei contagi Covid a causa delle varianti del virus. Inizialmente la Apple aveva previsto il ritorno alla normalità già a settembre, ma poi aveva fatto slittare tutto di un mese. Ora, soprattutto alla luce dell’aggressività con cui si diffonde la variante Delta, la scelta di aspettare fino al prossimo anno. “Sono consapevole del sentimento di frustrazione per il fatto che la pandemia non è ancora finita”, ha scritto in una nota ai dipendenti Deirdre O’Brien, uno dei vicepresidenti del gruppo. “Per molti colleghi in tutto il mondo questo è stato un periodo di grande tragedia e sofferenza. Sappiate che siamo tutti qui a sostenerci l’un l’altro in questi tempi difficili”, aggiunge O’Brien.

Fin dall’inizio della pandemia le aziende californiane della Silicon Valley hanno puntato molto sul lavoro in remoto. Twitter e Facebook in particolare sono state tra le prime aziende tecnologiche a richiedere ai propri impiegati di lavorare da casa, già agli inizi del 2020. Apple invece è stata inizialmente l’azienda più restii a sposare questa modalità di lavoro, nel timore di perdere la sua cultura di lavoro in presenza. Lo scorso giugno oltre 1.800 impiegati avevano però scritto una lettera a Tim Cook sostenendo che la presenza forzata avrebbe costretto molti di essi a lasciare l’azienda.

Quando agli impiegati sarà chiesto di ritornare, dovranno lavorare in ufficio almeno tre giorni a settimana – lunedì, mercoledì e giovedì – mentre ci sarà la possibilità di lavorare in remoto il mercoledì e il venerdì. Apple inoltre non ha intenzione di chiudere i propri negozi, e al momento non ha chiesto obbligo di vaccinazione o di test a differenza di Google, Facebook, Uber o Lyft. A rimandare il ritorno in ufficio sono state recentemente anche Amazon, Microsoft, Google, Facebook e Twitter, quest’ultima è stata costretta a chiudere le sue sedi di San Francisco e New York neanche dopo due settimane dalla riapertura.

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