In vista della ripresa di tutte le attività produttive dopo la pausa ferragostana, continua il dibattito sul green pass per accedere alle mense e non solo. Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico intervistato da Repubblica si dice – a titolo personale – del tutto favorevole all’obbligo anche per entrare nei posti di lavoro. “Come professore universitario mi farebbe piacere che il mio rettore mi dicesse: senza il Green pass non puoi entrare in aula perché rischi di contagiare gli studenti”, spiega. Mentre i sindacati si dividono: se il segretario generale della Cgil Maurizio Landini continua a fare distinguo, chiedendo “una strategia complessiva” e limitandosi a dire che “è responsabilità del governo e del Parlamento di rendere per legge obbligatoria la vaccinazione. Se lo fanno, noi siamo d’accordo”, il leader della Cisl Luigi Sbarra dal Meeting di Rimini rompe gli indugi e chiede esplicitamente che si “approvi subito una legge che preveda l’obbligo alla vaccinazione per tutti i cittadini“.

Landini afferma in premessa che vaccinarsi “contro il Covid è anche un dovere sociale. Noi non siamo mai stati No vax“, rimarca, e “siamo per la sospensione dei brevetti affinché tutti nel mondo si possano gratuitamente vaccinare, solo così si possono sconfiggere le varianti e quindi il virus”. Ma “è responsabilità del governo e del Parlamento di rendere per legge obbligatoria la vaccinazione. Se lo fanno, noi siamo d’accordo. Non è il momento delle divisioni e delle strumentalizzazioni”. Per il momento però – in assenza di una legge – la parola d’ordine resta “no alle discriminazioni”. Quindi no al green pass per pranzare: “Le mense aziendali non sono un ristorante. I lavoratori sono già tracciati e da un anno e mezzo, le mense sono organizzate secondo i protocolli di sicurezza: mascherine obbligatorie, separatori di plexiglass e turni”. Con Cisl e Uil è stato chiesto “un incontro ai ministri della Salute e del Lavoro Roberto Speranza e Andrea Orlando con l’obiettivo di mantenere il diritto del servizio mensa per tutti i dipendenti”.

Intanto, mentre Federmeccanica chiede l’obbligatorietà del pass per entrare in azienda e Fipe Confcommercio promuove il certificato, ogni gruppo si regola a modo suo. La Suba Seeds, eccellenza romagnola che a luglio è passata sotto il controllo del colosso svizzero dei fertilizzanti Syngenta, a sua volta controllata da ChemChina, impone da lunedì 23 agosto il tampone a chi non ha il Green pass. Da ripetere ogni 72 ore a un costo di 25 euro “addebitato nella paga mensile del dipendente”. Immediata la reazione di Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia-Romagna secondo cui “non c’è alcuna norma che autorizzi i datori di lavoro a prendere provvedimenti su questioni di salute pubblica, che devono rifarsi esclusivamente a leggi dello Stato e non a regolamenti interni”. I sindacati ribadiscono che senza regole precise si rischia il caos. “Per evitare il Far West nelle aziende, è necessario che governo e Parlamento decidano se rendere obbligatoria per legge la vaccinazione anti Covid e sanare così nei luoghi di lavoro situazioni al di fuori di ogni regola”.

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