‘Inferno cristiano, di fuoco. Inferno pagano, di fuoco. Inferno musulmano, di fuoco. Inferno hindu, in fiamme. A credere nelle religioni, scriveva Victor Hugo, Dio è un rosticciere’.

In questi giorni di incendi dalle dimensioni spaventose che dilagano in tutto il mondo, fa una certa impressione riscoprire che nelle grandi religioni il fuoco è il simbolo dell’inferno.

Di fronte al disastro, i principali media nazionali tendono a minimizzare e a trattare gli eventi come fatti di cronaca. I quasi 50 gradi registrati nel siracusano che costituiscono il picco storico di caldo in Europa sono derubricati dal Corriere della Sera a ‘ondate di calore’. Sul sito di Repubblica del 9 agosto alla voce i ‘peggiori incendi del mondo’, l’informazione sui roghi che hanno distrutto due milioni di ettari in Siberia è riassunta in un dispaccio di agenzia che comunica come nella repubblica di Sakha Yakutia ‘una dozzina di villaggi sono minacciati dagli incendi’.

Libero addirittura lancia un sondaggio dal titolo dubitativo: “Cambiamento climatico, l’Onu lancia l’allarme: voi siete preoccupati?” come se a decidere la gravità della situazione dovesse essere un’opinione pubblica che l’Ocse ha certificato essere la peggiore d’Europa nella comprensione dei contenuti di un articolo solo minimamente complesso.

Da parte dei politici la reazione è egualmente deprimente. I principali leader intercalano da giorni interviste surreali. Il premier Mario Draghi, soddisfatto, consiglia agli italiani di vaccinarsi e seguire le regole, che ‘le cose per l’economia italiana vanno bene e si spera andranno anche meglio’, mentre il ministro Cingolani dichiara che siamo entrati nel ‘decennio decisivo’ per la battaglia contro il cambiamento climatico, probabilmente immemore che da 50 anni i protezionisti e i conservazionisti di tutto il mondo richiamano la politica a prendere in mano la situazione per evitare il disastro.

Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi non hanno mai speso una parola sulla necessità di agire per frenare la catastrofe e non vale la pena nemmeno nominarli, mentre il segretario del Pd Enrico Letta che si dichiara a favore dell’obbligo vaccinale e si prepara a presenziare alla festa dell’Unità di Bologna a cui pare si possa accedere senza green pass, è occupato nei pensieri con le elezioni di Siena e ha giustamente in questo periodo altro a cui pensare.

Certo è che nell’anno peggiore della storia dell’umanità fa un certo effetto vedere ogni giorno politici e esperti discutere sui media così insistentemente di vaccini, Covid e green pass, e trattare il problema della crisi ambientale come qualcosa di contingente e fondamentalmente ancora al di là da venire.

Eppure a ben vedere c’è qualcosa di enorme che non torna. Per un anno e mezzo, esperti e fenomeni da baraccone hanno invaso i media di interviste sulla pandemia. Non ce ne è uno tra i più famosi a non essersi contraddetto ripetutamente, creando confusione e sconcerto tra un’opinione pubblica sempre più frastornata; ciononostante, sono ancora loro a occupare quotidianamente la scena.

Ma ora che sappiamo che i vaccini non risolvono del tutto i problemi ma certo aiutano, che era falso dire che le immunizzazioni avrebbero coperto al 100% dai rischi, che è importante che le persone a rischio siano protette, non sarebbe ora di sostituire in blocco questa pletora di showman e showgirl e fare parlare con la stessa frequenza, gli stessi toni allarmistici e catastrofici, la stesse verve polemica anche chi è esperto di cambiamento climatico?

Non parrebbe doveroso ai politici e ai padroni dei media informare l’opinione pubblica sulla catastrofe prossima ventura con la medesima sagacia e determinazione con cui si è spinta la popolazione a sposare la tesi che i vaccini sono l’unica soluzione che salverà il mondo? Purtroppo niente di tutto questo ancora è stato fatto. Le notizie sui disastri sono derubricate a fatti di cronaca, le soluzioni da adottare hanno tempistiche improponibili per affrontare le emergenze, il senso di urgenza a intervenire con misure draconiane per fermare l’apocalisse è sostituito dalla caccia alle streghe dei pericolosi no-vax, i non vaccinati, ormai una minoranza di cittadini che tolti gli under 12 sarà al massimo il 15% della popolazione.

Intanto i governi del G20 durante la pandemia, così terribilmente preoccupati della salute pubblica, hanno continuato a erogare miliardi di finanziamenti alle energie fossili. I sussidi per le fonti fossili tra il 2015 e il 2019 sono stati superiori a 3.300 miliardi di dollari tra esenzioni fiscali e interventi diretti, scavando un fossato insuperabile tra il dove eravamo e il dove dovremmo essere nella transizione ecologica necessaria a fare sopravvivere l’umanità.

Secondo il Green Recovery Tracker, il sito di analisi costituito dai think tank indipendenti Ecco, E3G e Wuppertal Institut, il Recovery plan italiano è tra tutti quelli dei grandi paesi europei il più parco a destinare risorse a obiettivi veramente green: solo il 16% che si riduce al 13% se si considerano gli interventi per la ripresa finanziati dal fondo complementare.

In compenso il governo dei migliori ha rispolverato la faraonica opera del ponte sullo Stretto. Speriamo non rimanga ai posteri come il relitto della Statua della libertà, che spunta sulla riva dell’oceano nel finale dell’edizione originale de Il pianeta delle scimmie a monito eterno della stupidità umana.

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