L’Algeria e la Grecia sono solo gli ultimi dei tanti Paesi che nel corso dell’estate stanno bruciando a causa di decine di incendi scoppiati nelle zone boschive e rurali. In Algeria sono saliti a 65 i morti causati dalle fiamme, che divampano nella zona est di Algeri dall’inizio della settimana. Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha proclamato tre giorni di lutto nazionale per commemorare le vittime e sospeso tutte le attività statali, tranne quelle legate direttamente agli incendi. I roghi stanno consumando anche l’isola greca di Evia e le zone del Peloponneso da quasi due settimane, e solo nelle ultime ore i pompieri sono riusciti a riportare la situazione sotto controllo.

Algeria – Il premier algerino Ayman Benabderrahmane ha confermato il numero di vittime causate dagli incendi: sono 65, ma si teme che possano aumentare ancora. Tra queste ci sono anche 28 soldati rimasti intrappolati nei roghi durante le operazioni di soccorso e salvataggio dei civili. Secondo le autorità civili, gli incendi sono 41, divampati soprattutto nella capitale della Cabilia Tizi Ouzou, ma anche in altre zone del paese come nella regione orientale di Setif, dove un uomo di 80 anni è morto mentre cercava di strappare i suoi animali dalle fiamme. Intanto, il governo ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale per fronteggiare un’emergenza al momento fuori controllo.

Grecia – “Ieri abbiamo visto la luce del sole per la prima volta dopo giorni”, ha detto il sindaco della cittadina greca di Istiaia Yiannis Kontzias. In Grecia la situazione degli incendi sta lentamente migliorando, con la pesante cortina di fumo che ha coperto il cielo per più di dieci giorni che ora si sta diradando. Ma le fiamme, che nei giorni scorsi hanno avvolto le regioni boschive e costiere dell’isola di Evia e del Peloponneso rispettivamente a nord e a sud della capitale Atene, continuano a divampare e a devastare i centri abitati e le proprietà. Dopo aver ridimensionato i cinque grossi incendi dell’Evia, i centinaia di pompieri impiegati nella lotta ai roghi devono ora fronteggiare l’emergenza nella regione montuosa di Gortynia del Peloponneso, dove la situazione è più precaria a causa delle fitte foreste e dei profondi burroni presenti nella zona. Intanto ieri, per la prima volta dall’inizio della crisi il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha ammesso di aver fallito nella gestione degli incendi che stanno devastando la Grecia. “Potremmo aver fatto ciò che era umanamente possibile, ma in molti casi non è stato sufficiente”, ha detto parlando in diretta tv al Paese.

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