Panem (poco) et circenses! Vasco sì o Vasco no? Ci aveva provato un anno fa il presidente della provincia di Trento a portare Vasco Rossi qui in Trentino, proprio a ridosso delle elezioni comunali; solo che allora si era dimenticato di chiedere al diretto interessato, che ovviamente, interpellato, ha detto un secco: ”Non ne so nulla, io a Trento?”.

A questo giro, invece, pare che sia proprio vero. Dunque, analizziamo un pochino la situazione.

Trento è una città di circa 120.000 abitanti, situata in una conca congestionata in termini di spazi aperti e accessibili; insomma, è incastonata tra le montagne che la circondano; nella zona sud della città c’è una spianata di circa 20 ettari, dove dovevano sorgere le nuove caserme militari, progetto poi abbandonato, quindi questo spazio è tema di discussione sia comunale che provinciale da diversi anni. Qui si parlava di costruire una cittadella dello sport, con parchi, campi sportivi e anche aree per lo spettacolo, certamente.

Ora però, il presidentissimo Maurizio Fugatti ha deciso di creare una mega arena per accogliere concerti di big. Già il concerto del Blasco prevedrebbe l’arrivo di 120.000 persone, cioè proprio come i residenti in città. E questa è pura follia, perché mi chiedo dove le metti tutte queste persone contemporaneamente in un città piccola come Trento.

Veniamo poi all’aspetto organizzativo dell’evento. Concerto organizzato da Trentino Marketing, il braccio operativo della Provincia di Trento per la promozione turistica; ora, da quando un ente pubblico organizza concerti non si sa; caso mai li favorisce, ma che sia il general contractor dell’evento, assumendosene gli oneri, pare assai strano.

Altri numeri: 1.500.000 euro da spendere per costruire le strutture (ora è una spianata di terra) entro i prossimi dieci mesi, dato che il concerto è previsto per il 22 maggio 2022; 300.000 euro a disposizione dello staff del Blasco per la settimana in Trentino e per la logistica, 200.000 euro per una mostra su Vasco Rossi e, udite udite, una via o una piazza intitolata all’artista, in memoria dell’evento. Qui Vasco Rossi, secondo me, si sta toccando… per scaramanzia! Tutti soldi messi direttamente dalla provincia di Trento, cioè dei contribuenti.

Insomma un’operazione che, a spanne, costerà oltre due milioni di euro, con soldi pubblici, cioè di noi cittadini; il tutto per un mega spot elettorale ad un anno dalle elezioni provinciali in Trentino!

Il presidente parla di ritorno in indotto tra i cinque e i dieci milioni; premesso che tale indotto va nelle casse di ristoratori, albergatori e operatori turistici vari, come si rientra di quei due milioni invece spesi da tutti noi? Quindi la cosa, se permettete, è un pochino fastidiosa per il contribuente medio; se poi ci aggiungete anche che, se dei 120.000 biglietti a disposizione, ce ne fossero di invenduti, questi li acquista la provincia direttamente, per garantire l’incasso totale all’artista che da qui fa derivare il suo cachet. Cioè, Vasco Rossi non rischia proprio nulla, dato che i biglietti saranno tutti “venduti”! E Pantalone, cioè noi, paga!

Intanto, per la cronaca, pare siano finiti i soldi per sdoppiare le classi nelle scuole, per tutelare i ragazzi dalla pandemia, e quindi rientreremo a scuola come nella situazione pre-Covid, in classi numerose; sono finiti i soldi pure per i rinnovi dei contratti del settore sanitario, ma sono stati trovati per aumentare lo stipendio di consiglieri provinciali e regionali.

E così, in Trentino, per i mesi a seguire, non si parlerà altro che del concerto di Vasco Rossi, occultando i problemi della scuola, della sanità che ha perso due direttori generali in pochi mesi, oppure della mala gestione dell’ambiente, devastato da costruzioni faraoniche in alta quota al posto dei rifugi alpini o della gestione fallimentare della fauna selvatica, con uccisioni e catture di orsi e lupi.

Insomma, il mega spot elettorale del presidente leghista Fugatti è servito ai trentini su un piatto d’argento, pagato dai trentini stessi, che pare dormano su questa prospettiva. Ma viva il Blasco, ovviamente, che fa il suo mestiere di cantante, portando messaggi di anticonformismo e libertà; con quale coerenza non capisco, ma ”siamo ancora qua… eh già!”.

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