di Martina Borghi*

Incendi sempre più frequenti ed estesi interessano diverse aree del mondo, dall’Amazzonia alle foreste boreali, senza risparmiare l’Italia, dove nelle settimane scorse roghi devastanti hanno colpito la Sardegna, la Sicilia e l’Abruzzo. Gli incendi che colpiscono le foreste del nord, come quelle di Siberia, Scandinavia, Canada e Stati Uniti, sono estesi e difficili da estinguere.

In Russia la situazione è particolarmente drammatica: dall’inizio dell’anno sono andati in fumo oltre 10 milioni di ettari di foreste. Il territorio più colpito è la Yakuzia, dove gli incendi continuano a divampare e si sono già persi 3,5 milioni di ettari di foreste. Il team di pronto intervento di Greenpeace Russia, insieme alle autorità locali, è intervenuto per combattere le fiamme nella regione di Leningrado, vicino al villaggio di Naziya, nel distretto di Kirovsky. Un’area ricca di torbiere che il governo russo aveva deciso di drenare per usare la torba come combustibile delle centrali elettriche e nella produzione di fertilizzanti, con gravi conseguenze sull’ecosistema, come la maggiore suscettibilità agli incendi. Il fumo liberato dalla combustione delle torbiere rischia ora di raggiungere San Pietroburgo, come era già successo nel 2010.

La Russia sta sperimentando un clima siccitoso accompagnato da ondate di calore, una situazione anomala che consente agli incendi di diffondersi rapidamente su superfici estese.

Altra situazione critica a livello globale è quella dell’Amazzonia, la più grande foresta pluviale tropicale del Pianeta: in questo caso si tratta di roghi in gran parte dolosi, appiccati per espandere le piantagioni destinate alla produzione di mangimi o per fare spazio ai pascoli di bovini. Oltre la metà degli incendi ha interessato porzioni di foresta che appartengono al pubblico demanio e terre indigene. Una tendenza destinata ad aumentare vertiginosamente se il Congresso brasiliano approverà il progetto di legge “PL2633/2020”, che aprirebbe la strada a un indiscriminato accaparramento delle terre (il cosiddetto land grabbing) per mezzo della deforestazione. Per testimoniare la gravità di quel che accade nella regione amazzonica, dal 29 al 31 luglio 2021 Greenpeace Brasile ha effettuato diversi voli di monitoraggio negli stati di Amazonas, Rondônia, Mato Grosso e Pará, registrando immagini impressionanti.

L’Amazzonia può assorbire grandi quantità di carbonio ma, purtroppo, secondo uno studio appena pubblicato sulla rivista scientifica Nature, la sua capacità di agire come un immenso “serbatoio di carbonio” è gravemente minacciata dalla deforestazione e dai cambiamenti climatici. La ridotta capacità dell’Amazzonia di catturare CO2 è un ulteriore avvertimento: ridurre le emissioni causate dai combustibili fossili e fermare la distruzione della foresta è più urgente che mai. È necessario che il Brasile riconosca i diritti e la proprietà delle terre ai popoli indigeni e che l’Unione europea approvi una rigorosa normativa per impedire l’ingresso sul mercato comunitario di prodotti e materie prime legate alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani.

*campagna foreste di Greenpeace Italia

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