I docenti ancora in attesa della prima dose o di quella unica non sono circa 220mila come da settimane riportano i report della Struttura commissariale guidata da Francesco Figliuolo, ma molti meno. Da oltre un mese il generale, tabelle alla mano, chiede alle Regioni di intervenire perché il personale scolastico non vaccinato raggiunge il 15%. Un dato che ha sottolineato più volte anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, il quale vorrebbe riaprire le scuole con il più alto numero possibile di vaccinati.

Fino al 23 luglio scorso la struttura commissariale parlava di 222.132 persone del pianeta istruzione ancora da vaccinare, mentre nell’ultimo report erano 1.527 in meno. Comunque tanti, troppi. E soprattutto con una progressione nelle nuove adesioni alla campagna sostanzialmente azzerrata. Ma su questi numeri si è aperto un vero e proprio caso che il Governo alla data di oggi non ha ancora risolto. I maestri, i bidelli, i professori, gli impiegati non immunizzati sarebbero molti meno, come aveva ipotizzato anche il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli. Quanti ancora non è dato saperlo a livello nazionale.

Dietro questo mistero c’è una questione molto pratica: fino al 10 aprile scorso il personale scolastico che si presentava a fare l’iniezione era registrato come categoria. Dall’11 aprile, a seguito di un’ordinanza firmata dal Commissario, con l’imposizione della priorità di vaccinazione per età e non più per professione, i docenti e non solo, hanno continuato a farsi vaccinare ma – almeno in alcune regioni – sono stati catalogati senza l’indicazione del loro ruolo.

Una “svista” che la stessa struttura commissariale ammette: “La registrazione avviene a cura delle Regioni, che aggiornano poi le platee vaccinali, come si evince dai report settimanali. Le Regioni sono già state attivate per ciò che riguarda la quantificazione delle adesioni del personale scolastico e stanno lavorando tanto che gradualmente il report si sta aggiornando”. Una revisione dei dati che non tutti stanno facendo alla stessa velocità, ma che è urgente per capire se si raggiungerà la cosiddetta immunità di gregge tra il personale scolastico. I numeri ufficiali sono in ogni caso sballati. E ci si è accorti solo da poco che andavano aggiornati.

La Sicilia, secondo il monitoraggio ufficiale della Struttura commissariale, avrebbe ancora 60mila persone (42,86%) in attesa della prima dose o di quella unica. Ma – secondo la Regione – non è così. Il primo dato non corrispondente riguarda la consistenza del personale docente e non: il commissario ha fatto i conti su 140mila unità, mentre ad avviso dell’amministrazione regionale gli operatori sono 129.640.

Non solo: “La percentuale di vaccinati – spiega a Ilfattoquotidiano.it l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla – grazie al riallineamento degli elenchi, risulta ampiamente superiore a quella diramata dalla struttura commissariale”. Confrontiamo i numeri contenuti nel report commissariale e della Regione Sicilia: i soggetti con una sola dose somministrata secondo il primo sarebbero 78.609 (56,15%) mentre secondo Lagalla 105.641 (81,40%). Quelli con la dose unica o la seconda, a detta di Figliuolo, 74.418 (53,16%) mentre per Palazzo d’Orleans 93.087 ovvero il 71,70%.

“È chiaro – spiega l’assessore – che cambia anche il numero di coloro che non hanno alcuna dose. Invece che 60mila sono circa 14mila. Tutto questo lavoro che siamo stati costretti a fare per avere dei numeri reali non è stato per nulla facile ed è gravato sulla struttura. Non c’è alcun atteggiamento no vax tra i docenti e presto raggiungeremo l’immunità di gregge”.

Dalla Sicilia alla Liguria. Nella Regione del governatore Toti, l’assessore all’Istruzione Ilaria Cavo ha pure fatto un lavoro di ricognizione e incrocio delle tabelle e proprio martedì ha comunicato a Figliuolo altri numeri rispetto a quelli da lui forniti nel report di venerdì corso. Ad aver completato il ciclo vaccinale (prima dose più seconda o dose unica) è – a detta della Regione – il 65% del personale scolastico e non il 39,82%; ad aver fatto almeno la prima dose è l’80% e non il 64,06%. A non essere ancora passati da un hub è, invece il 20% e non il 34,77%. “Siamo in linea con altre Regioni e non in fondo alla classifica”, specifica Cavo.

Anche la collega piemontese, Elena Chiorino, ha numeri diversi: il personale scolastico ancora da vaccinare è di 21mila unità e non 26mila. “Purtroppo il dato non è comunque basso anche se in media con le altre Regioni. Ma me lo lasci dire: c’è stata – dice l’assessore – una comunicazione pessima che non ha favorito la sensibilizzazione”.

In Sardegna una ricostruzione meticolosa come quella fatta in Sicilia non esiste, ma l’assessore all’Istruzione regionale Andrea Biancareddu è fiducioso: “Abbiamo già raggiunto l’80% di vaccinati tra il personale scolastico e prevedo di raggiungere il 90-92% i primi di settembre. Il direttore generale della Sanità mi ha assicurato che i cosiddetti no vax si aggirano attorno all’8% totale della popolazione e tra questi ci sono sicuramente anche alcuni docenti, ma non molti”.

C’è poi chi ancora non riesce ad avere dei numeri chiari. È il caso della Calabria dove ancora non sono riusciti a lavorare per chiarire la questione tanto che i numeri ufficiali della Regione corrispondono a quelli di Figliuolo. “I nostri dati – spiega l’assessore regionale all’Istruzione Sandra Savaglio – non sono aggiornati, non tengono conto del fatto che molti vaccinati non risultano come docenti”.

Intanto martedì le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl Scuola, Snals e Anief hanno scritto una lettera ai ministri sul caso e, citando la questione dell’obbligo vaccinale, hanno precisato: “Al fine di una decisione ancor più consapevole e trasparente, sarebbe opportuno conoscere i dati esatti e completi circa lo stato di vaccinazione del personale, dati ripetutamente richiesti dalle scriventi e fino ad oggi ancora non resi disponibili”.

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