L’allarme è già scattato in Cina, dove Pechino, a seguito della diffusione del contagio in decine di province, ha anche deciso di rimandare la riapertura delle scuole. E anche il Giappone, alla luce dell’impennata dei casi a Tokyo e oltre la capitale, è pronta a introdurre nuove restrizini. Ma l’emergenza Covid causata dalla variante Delta dilaga in Asia, dove molti Paesi che nella prima ondata sono riusciti a contenere le infezioni ora si trovano impreparati davanti alla nuova mutazione. Due su tutti: Thailandia e Indonesia. In Thailandia, dove gli obitori non riescono più a contenere il numero di morti in arrivo e hanno iniziato ad affittare container refrigerati dove vengono conservati i corpi delle vittime del virus. Ma non solo: le squadre dei sanitari non riescono a gestire tutte le richieste e spesso i cadaveri rimangono nelle case diversi giorni. Mentre la campagna vaccinale procede a rilento: solo 4 dei 70 milioni di thailandesi hanno ricevuto due dosi.

La Thailandia, che era riuscita a superare il 2020 con un basso numero di casi di Covid-19, ora, in un un solo giorno, ha registrato quasi 21mila casi, numeri mai visti dall’inizio della pandemia, con 160 morti. Gli ospedali della capitale sono tutti pieni e in parte del Paese sono in vigore misure restrittive e il coprifuoco notturno. Il governo del primo ministro Prayut Chan-O-Cha è stato duramente criticato per la gestione della crisi e la lentezza della campagna vaccinale. “Entro la fine dell’anno, prevediamo di somministrare almeno 10 milioni di dosi al mese”, ha detto il portavoce del governo Anucha Burapachaisri.

La situazione risulta essere molto preoccupante anche in Indonesia, che nelle ultime 24 ore ha registrato 1.747 decessi, superando le 100mila vittime dall’inizio della pandemia. Il Paese ha registrato un enorme aumento dei casi dall’inizio di luglio e oltre 30mila morti. Circa il 40% dei decessi dovuti alla malattia provocata dal coronavirus Sars-CoV-2 sono attribuibili alla variante Delta, o indiana.
Nel Paese vige un lockdown parziale il 9 luglio, in risposta all’impennata dei contagi nelle isole di Giava e Bali, dove vive oltre il 50% della popolazione del grande Stato-arcipelago. Le misure sono state prorogate per un’altra settimana lunedì scorso. Il ministro della Salute Bundi Gunadi Sadikin ha dichiarato lunedì scorso che l’Indonesia aveva superato il picco dell’ondata pandemica, citando i tassi di occupazione dei letti in declino negli ospedali, avvertendo però che i casi stavano crescendo in alcune province fuori da Giava. Al suo picco, il numero dei nuovi casi giornalieri si aggirava in media sui 50mila.

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