“Procedere con la redazione di un progetto di fattibilità tecnica ed economica” della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, confrontando “le due soluzioni di collegamento che sono state individuate”, quella a campata unica e quella a più campate. Il nuovo input politico a favore della madre di tutte le grandi opere arriva dal ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini, intervenuto in audizione di fronte alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera sul tema dell'”attraversamento stabile” del tratto di mare tra Sicilia e Calabria. L’ex presidente Istat precisa che non si tratta di una posizione personale ma “del Governo, perché è stata discussa con il presidente del Consiglio e i ministri competenti”. E ha già fissato una road map: la prima fase dello studio, ipotizza, potrebbe concludersi entro la primavera del 2022, per avviare un dibattito pubblico e addivenire a una scelta condivisa in modo da evidenziare nella legge di bilancio 2023 le risorse”. Il gruppo di lavoro istituito dal ministero, che ha pubblicato la propria relazione a inizio maggio, ritiene infatti “sia più efficiente finanziare il sistema di attraversamento interamente e in modo trasparente a carico della finanza pubblica, anche in relazione ai benefici diffusi che l’opera avrebbe sull’intero Paese”.

Il gruppo di esperti, ricorda il ministro, “ritiene che sussistano profonde motivazioni” per realizzare il ponte, nonostante la valutazione finale sull’utilità “andrà definita al termine di un processo decisionale che prevede inizialmente un progetto di fattibilità tecnico-economica al fine di confrontare diverse soluzioni alternative”, proprio quello che si vorrebbe completare entro la prossima primavera, sfruttando un finanziamento di 50 milioni già stanziato nell’ultimo bilancio. E il nucleo delle motivazioni sta nell'”analisi dei fabbisogni” condotta guardando la domanda di mobilità pre-Covid, da cui è risultato “che i traffici dello Stretto di Messina sono rilevanti rispetto alla scala nazionale: 11 milioni di passeggeri, 0,8 milioni di veicoli pesanti e 1,8 milioni di veicoli leggeri ogni anno”. A fronte di ciò, “il tempo medio di attraversamento attuale dello stretto è paragonabile al tempo di viaggio che un’auto impiega, se si considera anche il pedaggio, per percorrere dai 100 ai 300 chilometri“. Per questo, in parallelo al progetto del ponte, il Governo ha intenzione “di procedere con una serie di azioni” da completare entro il 2025 per “aiutare i cittadini e le imprese a migliorare benessere e competitività”, in particolare modernizzando il sistema di trasbordo ferroviario“.

“Il governo non ha nessuna intenzione di “dare un calcio alla lattina”, come dicono gli anglosassoni, o di buttare la palla avanti“, dice Giovannini ai deputati. “Questo è un approccio serio, basato su dati scientifici disponibili ma anche su valutazioni attente sia dei trasporti che della necessità di prendere una decisione informata. Quindi riteniamo che avviare uno studio di fattibilità tecnico-economico sia la soluzione più adeguata per giungere nei tempi indicati a prendere una decisione come quella che noi auspichiamo“, spiega. E il ministro ha già individuato il soggetto a cui appaltare lo studio: “La nostra intenzione è di procedere a un affidamento a Italferr (società del gruppo Fs): questo consentirebbe di ridurre i tempi, visto che è una società di grande qualità riconosciuta a livello internazionale”. Il Governo, conclude, “ha previsto per il Mezzogiorno un investimento reale, da completare entro il 2026, senza precedenti. Credo che l’ultima cosa che si possa imputare a questo governo è una disattenzione verso il Mezzogiorno. Non è vero che non si vuole investire, anzi, stiamo investendo moltissimo sul Sud per completare ritardi storici“.

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