Doveva essere una notte di attese, l’undicesima notte olimpica. Attesa per il Nacra 17 di Tita-Banti a un passo dall’oro poi conquistato, per i due quartetti dell’inseguimento del ciclismo su pista e per due sfide storiche contro l’Argentina per il volley maschile e la Francia per il basket maschile entrambe ai quarti di finale. Ma nell’attesa, sono venute fuori anche alcune sorprese per tenere sempre sveglie le possibilità di far bene o addirittura di medaglie per l’Italia.

La notte si apre con la semifinale del K-1 200 donne e la nostra Francesca Genzo, in lotta per la finale. Francesca da davvero tutto quello che ha in una semifinale difficilissima e riesce a entrare tra le fantastiche nove, finendo quarta in 40 secondi netti. Nella finale del K1-200 dopo un’ora circa si trova in un campo partenza fortissimo. Una su tutte, Lisa Carrington, già due ori olimpici tra Londra e Rio a cui aggiungerà anche questo, diventando un vero mito dello sport neozelandese. Ma Carrington non si è fermata alla vittoria del K-1 200. A fine giornata della canoa ha vinto anche il K-2 500 insieme Caitlin Regal e non vuole solo questo, ha anche altre due gare a disposizione per diventare uno degli atleti, se non l’atleta-simbolo di questa Olimpiade. In finale Francesca Genzo finirà settima. Sempre nella canoa sprint non è riuscito il colpo finale invece a Samuele Burgo, quinto nella sua semifinale del K-1 1000. Burgo si toglie però la soddisfazione di vincere in volata la finale B che per un classe 1998 vuol dire tanto in ottica di Parigi 2024.

Nella mattinata giapponese dell’atletica leggera schieravamo subito una batteria di triplisti molto interessanti. Andrea Dellavalle, classe 1999, è il primo dei nostri a qualificarsi in finale con il 7° posto totale grazie a un bel salto a 16.99. Il secondo è Emanuel Ihemeje, 9° con 16.88. Purtroppo il terzo, Tobia Bocchi, è il primo dei non qualificati con il 13° salto a 16.78. Siamo dietro ai grandi specialisti come il cubano Napoles, il cinese Zhu e soprattutto il portoghese Pichardo, ma siamo molto giovani e in finale tutto è possibile.

Nelle batterie dei 200 esce Antonio Infantino, mentre va avanti in semifinale Fostine Desalu con un terzo posto nella sua gara in 20.29. Questa notte avevamo anche un atleta in finale, come ci accade sorprendentemente spesso in questa edizione olimpica, Alessandro Sibilio nei 400 ostacoli. Non solo è stato un onore per il nostro azzurro essere arrivato in finale, ma da oggi in poi può raccontare di aver corso i 400hs più veloci della storia. Fino a pochi mesi fa il record di Kevin Young, stabilito nella finale di Barcellona 1992, con 46.78, sembrava inavvicinabile, in questa gara riescono a correre più veloce di quel limite addirittura in tre, il brasiliano Dos Santos, bronzo in 46.72, l’americano Benjamin in 46.17, l’oro norvegese di Karsten Warholm, che esagera scendendo addirittura sotto i 46 secondi, con un fantascientifico 45.94. Sibilio è ottavo in 48.77 ma già solo l’esserci oggi voleva dire entrare nella storia.

A chiudere la notte l’incontro di finale tra la filippina Petecio e la giapponese Irie Sena nel pugilato donne 57 kg. È la finale della categoria di Irma Testa, che così può andare a indossare il suo fantastico bronzo. Non è una medaglia qualsiasi e Irma lo sa. Ai microfoni Rai, dirà: “Questa medaglia vuol dire che anche in Italia tutti ora capiscono che anche le donne possono fare pugilato”. Una medaglia dal valore inestimabile.

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