L’estate magra per gli incassi cinematografici sta provando il rilancio con i blockbuster americani, in particolare quelli rimandati causa Covid. Così in Italia nella top10 quasi tutta a stelle e strisce l’incasso totale più alto riguarda Black Widow della Marvel, con la Vedova Nera Scarlett Johansson con un’uscita rimandata di un anno. Oltre 4,6 milioni di euro incassati in Italia e 343 mln di dollari in totale nel mondo è un “piccolo” segno di vita del cinema globale, se pensiamo che senza quel virus avrebbe avuto i muscoli per superare il miliardo.

Forse per questo gap l’attrice ha sporto denuncia alla Disney per aver messo il film su piattaforma Disney+ contemporaneamente alla sala. In casi come questi una superstar incassa una percentuale minima sull’incasso al cinema, ma quando il numero dei biglietti si fa astronomico anche le tasche delle star ben contrattualizzate s’ingioiellano.

Per chiudere questa venale istantanea da ricchi botteghini, al secondo posto dalla sua uscita il 21 luglio, con 1,16 milioni di euro per l’Italia e circa 20 milioni di dollari per i soli Stati Uniti c’è Old, blockbuster decollato non proprio bene economicamente ma valido thriller insabbiato di horror firmato Night Shyamalan. Insabbiato non arenato, attenzione, per l’ambientazione in una spiaggia isolata che fa misteriosamente scorrere il tempo in maniera innaturale.

Per la prima volta l’autore che stupì il mondo con Il sesto senso prende da una graphic novel, peraltro molto essenziale sia nel tratto che nella narrazione, Castello di sabbia – edito in Italia da Coconino Press Fandango – e la lavora come fosse un lievito madre. La cura cinematograficamente ampliandone il respiro estetico, inquietudini e sfumature dei personaggi. Il suo nuovo horror fatto di famigliole in vacanza bloccate inspiegabilmente su una meravigliosa spiaggia deserta e inaccessibile sembra un’agorafobica risposta al Casotto di Sergio Citti. Ma niente risate né ironia qui, garantito.

Shyamalan ci accarezza con un paesaggio da vacanza ideale e poi sferza con angoscia sotto il sole esaminando l’elasticità del tempo e la misura dei rimpianti come fardelli di vita col potere dirompente di separare o unire genitori e figli, mariti e mogli. Tra gli invecchiati Gael Garcia Bernal nel ruolo di padre riflessivo e affettuoso. Visione consigliata agli amanti di mistero, drammi famigliari e horror introspettivi.

Dal 22 luglio invece, sempre nelle sale italiane il musical targato Warner Bros Sognando a New York – In the Heights. Ha totalizzato oltre 41,6 milioni di dollari nel mondo, e da noi risulta addirittura fuori dai primi 10 incassi. Immeritato disinteresse per questo buon lavoro di facce pulite di giovani e storie di belle speranze per questi ragazzi della periferia newyorkese che si affacciano alla vita armati di sogni e progetti. Il quartiere portoricano di NY, Manhattan Heights, spicchio coloratissimo della celebre isola, è luogo poco frequentato dal cinema, per cui si fa gradire molto questa Grande Mela a noi inedita. Il plot gira intorno a Usnavi, Anthony Ramos, ragazzo che al timone dell’alimentari ereditato dai suoi sogna di tornare un giorno ai Caraibi e costruire una sua famiglia.

In questa produzione Warner si rincorrono amori, amicizia e impegno costante a migliorare le proprie vite per onorare padri e nonni immigrati. Per questo, tra le magnifiche canzoni ben coreografate in regia da Joe M.Chu svetta come attrice e cantante Olga Merediz nei panni di Abuela Claudia, la nonna che tutti vorremmo avere da un’attrice che tutti dovrebbero conoscere e amare. L’origine sta nell’omonimo musical di Lin-Manuel Miranda, prodigioso autore da palcoscenico, qui presente anche nel cast come bibitaro ambulante del quartiere, saggio e solare. Quest’America degli immigrati di seconda generazione ci piace molto, quanto lo schiaffo morale che l’opera si prefiggeva di dare due anni fa, durante la lavorazione, al trumpismo imperante. Due ore e mezza di canzoni, danza, hip pop, R&B e buoni sentimenti.

Passando alle anteprime calde troviamo Suicide Squad, rifacimento violentemente ironico, un po’ sequel un po’ reboot dell’omonimo meno riuscito nel 2016. Per l’occasione uno dei suoi migliori ragazzacci terribili del proprio parco autori è stato ceduto dalla Marvel, così James Gunn irrompe alla grande nel DC Universe. Spazzate via le immagini cupe di David Ayers adesso abbiamo a che fare con eroici avanzi di super galere pieni di colore. Uno addirittura spara pois come fossero M&M’s esplosive. Will Smith è stato rimpiazzato da Idris Elba nel ruolo di Bloodsport, il letale cecchino anti-Superman e la signora poco raccomandabile dell’allegra brigata rimane sempre Margot Robbie con la sua Harley Queen, ormai unico punto fermo, fascinosamente folle come sempre, di un DC Universe in perenne cambiamento.

Gunn non và per il sottile, cruento quanto surreale mette i suoi contro una stella marina grossa quanto un Godzilla, tira fuori nuovi personaggi, altri li fa morire con non-chalance. Riesce a capovolgere anche la fermezza di Viola Davis nel ruolo della selezionatrice di super-avanzi di galera e inserisce nel cast alcuni attori fidati provenienti dai suoi Guardiani della Galassia. Così vediamo il fratello Sean Gunn irriconoscibile in versione donnola mannara, il roccioso Michael Rooker con inedita chioma biondo platino da Cicciolina, e dulcis in fundo, Sylvester Stallone per la voce (ma solo per la versione originale) di questo squalo umanoide dai modi buffi e gli appetiti cannibali. Insomma, un film non votato solo ad aderire a certe giocose follie da fumetto, ma autoironico fino al midollo, dove nulla si dà per scontato, e guai a prendersi troppo sul serio. Crediamo valga anche per i suoi spettatori.

Nelle sale dal 5 agosto è la prima scommessa Warner Bros per il rilancio del mercato degli esercenti.

Chiudiamo le anteprime con qualcosa di altamente anabolizzato: Fast & Furious 9. Quando con questi inseguimenti improbabili tra macchine e moto, autoblindo e sottomarini, treni e aliscafi le hai provate tutte cosa rimane? Lo spazio! E allora via, scena madre, niente spoiler, s’intravede anche nei video rilasciati, sarà un’auto sparata nella stratosfera. E che dobbiamo fare, prima o poi finirà pure questa saga. A parte esagerazioni come questa e un traffico di altre, stavolta il “mingherlino” Dom, al secolo Vin Diesel, dovrà vedersela con il fratello, una specie di Caino venuto dal passato. Così i ricordi della morte del padre nell’89 riaffiorano e tra un’accelerata tra campi minati, sparatorie contro un esercito in Sud America, scazzottate tra frasi a effetto e armi d’ogni genere.

Emerge poi l’immancabile sentimentalismo, il concetto di famiglia sempre sottolineato per tutta la saga e questo fratello che fa sembrare Diesel un modellino D&G ha le fattezza dell’ex wrestler John Cena. Presente anche in Suicide Squad tra l’altro, il cinema action lo ha scoperto insieme all’ex-collega Bautista, e si presume che il pubblico li gradirà a lungo. Come cattivo Cena però funziona, non credete. E riesce a tener testa anche a Charlize Theron, sopravvissuta dal sommergibile di cui sopra nell’ottavo capitolo e adesso ingabbiata suggeritrice dei nuovi villain. Pure qui 2 ore e ½ di esagerazioni e volumi esplosivi. Sarà al cinema dal 18 agosto come sempre per la Universal. Intanto godetevi il ferragosto, e poi accendete i motori se volete vivere da sboroni per un po’, al buio, in canotta bianca o no, con la condizionata a palla e sprofondati in una poltrona di pop corn.

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