Anche in Veneto la variante Delta è diventata dominante e sta provocando un aumento dei contagi, ma i tassi di ospedalizzazione sono tra i più bassi di sempre da quando il virus si è manifestato. La Regione però vuole incentivare la popolazione a immunizzarsi. Il nuovo piano per il rafforzamento dell’offerta vaccinale e il contenimento della mutazione ex indiana prevede quindi che nei casi di scoperta di un nuovo positivo alla variante Delta sarà possibile per la sanità attuare un piano stringente di contact tracing che potrà coinvolgere lo stesso condominio della persona infetta, il quartiere o il distretto di residenza. Questo per individuare soggetti ancora non vaccinati, proponendo loro, nel rispetto della privacy, di sottoporsi all’immunizzazione.

Vaccinazioni, positivi e ricoveri – Intanto sono 2.569.960, pari al 53% della popolazione totale, i residenti ad aver completato il ciclo vaccinale anti-Covid. Ad aver ricevuto almeno una dose è stato il 61,9% della popolazione, pari al 61,9% del totale e finora è stato utilizzato il 96,5% delle forniture arrivate. Nelle ultime 24 ore 483 nuovi contagi e nessun decesso. Il numero degli infetti raggiunge i 437.066 dall’inizio dell’epidemia, quello delle vittime 11.642. Con la ripresa sostenuta dei casi di positività si allarga anche la platea di persone in isolamento domiciliare, pari a 12.355 (+ 239). Cala di poco il numero dei malati Covid ricoverati nelle aree mediche degli ospedali, 146 (-3), e sale quello delle terapie intensive, 18 (+1).

La variante Delta e l’ipotesi della terza dose – Questi dati però non bastano per capire cosa succederà tra qualche settimana, o quando a settembre riapriranno le scuole. La variante delta del virus Sars-CoV-2 in Veneto ha una prevalenza del 97,2%, dato emerso dall’ultima indagine rapida condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe). Sono stati analizzati e sequenziati i genomi completi di 144 campioni provenienti dai laboratori di microbiologia delle Ulss venete, che hanno evidenziato tre varianti: 140 erano della Delta, 3 di quella Alfa (Inglese), uno della variante identificata in Colombia. “Il messaggio – spiega Antonia Ricci, direttrice dello Zooprofilattico – è l’assoluta rapidità con cui la Delta ha soppiantato le altre, in modo sorprendente, perché speravamo che la diffusione fosse più lenta, anche perché era arrivata più tardi rispetto all’Inghilterra”.

Torna così la domanda sulla necessità o meno di programmare una terza dose. “Vedo che il mondo scientifico – ha detto il governatore Luca Zaia – ha già iniziato il suo valzer estivo; si chiudano in una stanza, facciano un conclave, decidano e ci dicano se dobbiamo fare la terza dose oppure no. Che non venga fuori che la politica decide delle dosi“. “Fare la terza dose – ha precisato – vuol dire rimettere a zero il contatore a ripartire per arrivare ad altre 5 milioni di dosi da inoculare in Veneto. Qui il mondo scientifico deve dirci quanto durano le coperture anticorpali, deve dirci se il guarito deve avere veramente una vaccinazione oppure no”.

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