In questi giorni ho visto un film documentario “The wisdom of trauma (in inglese con i sottotitoli in italiano) che mi ha colpito molto. Mostra come sia possibile uscire dal tunnel anche quando ci troviamo in un contesto sociale estremo: il carcere, la strada, la solitudine. Anche la scuola, spesso, può esserlo per alunni e insegnanti.

Per questo mi ha interessato la storia di un medico, Gabor Maté, che porta il trauma fuori dalla stanza dello specialista e ci permette di guardare alla realtà in modo nuovo. Senza arrendersi all’impotenza che ti prende in certe situazioni e fa agire come se non ci fosse più nulla da fare

Da fuori è difficile intravedere la sofferenza che si esprime nel “rumore” degli alunni o nelle grida degli insegnanti per cercare di rasserenarli (producendo l’effetto contrario). Chi non ha esperienza della vita quotidiana in classe resta fermo al fatto che noi insegnanti abbiamo tre mesi di vacanze e poi quelle di Natale ecc ecc

In questo film viene mostrato come il trauma non solo sia la causa della sofferenza ma, letteralmente, anche la via di uscita. Come il caos in classe. Possiamo subirlo, e restarne schiacciati, o riuscire a percepirne l’essenza e usarlo come modo per entrare in contatto con l’energia del nostro gruppo di alunni per affrontare le difficoltà. Insieme.

A scuola, come nel film, le situazioni estreme possono diventare una sfida per cercare un senso, un bandolo dentro il caos. Quando riusciamo a trovarlo cambia tutto, e migliora la qualità della vita per tutti: per noi, per i nostri alunni e per le loro famiglie.

E può succedere l’imprevedibile. Può accadere che durante le vacanze ti metti a pensare con nostalgia ai giorni di scuola. Ma lo tieni per te e non lo dici agli altri, quelli con un lavoro normale, perché penserebbero che sei matto. Anche con qualche ragione… :-)

In questo film è mostrato come non siamo soli e che le vie di uscita esistono. A volta, davvero, è sufficiente fare un passo per riuscire a scorgerle. Il film è visibile in anteprima solo per pochi giorni.

Davvero te lo consiglio. È un bel modo per prepararsi al prossimo anno scolastico (e non solo).

Buone vacanze che il prossimo anno arriva presto annunciato da nuvoloni che non promettono bene.

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