L’indice Rt e l’incidenza fanno un altro balzo verso l’alto, mentre la variante Delta ha ormai soppiantato tutte le altre e rappresenta a livello nazionale il 94,8% dei contagi. Il nuovo monitoraggio settimanale del ministero della Salute-Iss segnala che il primo valore, che serve a capire la replicabilità del contagio, arriva a 1,57, rispetto all’1,26 della scorsa settimana. Aumenta inoltre l’incidenza settimanale di Covid a livello nazionale: i dati riferiti al periodo 19-15 luglio mostrano “evidenza di forte aumento dei casi diagnosticati in quasi tutte le Regioni” e aumenta “in maniera molto significativa” la trasmissione dell’infezione, “con quasi tutte le regioni e province autonome classificate a rischio epidemico moderato”, si legge nel monitoraggio. Il numero di casi per 100mila abitanti, che serve a percepire la circolazione del virus, sale da 41 a 58.

Al 20 luglio, stando alla survey dell’Iss, la prevalenza della variante Delta era invece del 94,8%, in forte aumento rispetto alla indagine del 22 giugno, con valori oscillanti tra e singole Regioni tra 80 e 100 per cento. “La prevalenza delle varianti mostra come la Delta sia ormai dominante in Italia, la gamma (brasiliana) è invece contenuta ed è in declino la variante Alfa”, ha spiegato Silvio Brusaferro.

“Un dato atteso e coerente con i dati europei, che deve essere monitorato con grande attenzione – ha aggiunto il presidente dell’Iss – È fondamentale continuare il tracciamento sistematico dei casi per individuare i focolai, e completare il più velocemente possibile il ciclo vaccinale, dal momento che questo garantisce la migliore protezione”. La variante Gamma “fortunatamente sta diminuendo”, ha aggiunto, e “dobbiamo porre molta attenzione anche a sequenziare e a guardare la possibilità di nuove varianti” che dovessero emergere, avranno “a questo punto uno scenario caratterizzato prevalentemente dalla Delta”.

I due parametri, indice Rt e incidenza, non sono più quelli determinanti per cambio di fascia delle Regioni e le relative restrizioni: i nuovi criteri decisi dal governo infatti attribuiscono più importazione alla percentuale di saturazione delle aree mediche e delle terapie intensive. I ricoveri sono in aumento, si legge nel monitoraggio, ma al momento nessuna Regione e Provincia autonoma supera la soglia critica di occupazione dei posti letto. “I dati sulla popolazione che viene colpita da questa infezione iniziano a stabilizzarsi: l’età mediana della diagnosi è 27 anni, quella del primo ricovero 49 – ha detto Brusaferro – L’ingresso in terapia intensiva ha un’età media di 63 anni. In risalita l’età mediana di chi decede, 80 anni”.

Il tasso di occupazione in intensiva è stabile al 2%, con un lieve aumento nel numero di ricoverati che passa da 165 (20/07/2021) a 189 (27/07/2021). Il tasso di occupazione in aree mediche nazionale aumenta invece al 3% rispetto al 2% della scorsa settimana. Il numero di ricoverati in queste aree è in aumento da 1.194 a 1.611. Sono 20 – rispetto alle 19 della scorsa settimana – le Regioni e Province autonome classificate a rischio moderato e una solamente (Molise) a rischio basso questa settimana. Diciassette Regioni e Province autonome riportano inoltre allerte di resilienza.

La situazione negli ospedali Regione per Regione
Aumentano i ricoveri nei reparti di terapie intensiva e di area medica: in testa alla classifica si collocano le Regioni meridionali e il Lazio. Se il tasso di occupazione nazionale si mantiene infatti sotto la soglia critica sia per l’occupazione dei posti letto nelle terapie intensive (al 2,2%) sia nei reparti (al 2,9%), i valori salgono in alcuni territori. Con i nuovi parametri, infatti, la soglia critica che segna il passaggio alla zona gialla per le Regioni è fissata al 10% e 15% di occupazione rispettivamente per le intensive ed i reparti ordinari. Per i ricoveri in reparto i numeri più alti si segnalano in Sicilia (8%), Calabria (6,6%) e Campania (4,9%). Per le terapie intensive, invece, i maggiori tassi di occupazioni sono evidenziati in Sicilia (4,7%), Sardegna (4,2%) e Lazio (3,7%). Questi i tassi di occupazione nelle varie Regioni rispettivamente per le aree mediche e le terapie intensive, secondo i dati del monitoraggio settimanale:
Abruzzo 1,8% – 0,0%; Basilicata 3,8% – 0,0%; Calabria 6,6% – 3,3%; Campania 4,9% – 1,8%; Emilia-Romagna 2,5% – 1,2%; Friuli Venezia Giulia 0,8% – 1,1%; Lazio 4,0% – 3,7%; Liguria 2,1% – 2,8%; Lombardia 2,8% – 2,0%; Marche 1,3% – 1,9%; Molise 0,6% – 0,0%; Bolzano 2,6% – 0,0%; Trento 1,2% – 0,0%; Piemonte 1,2% – 0,5%; Puglia 2,8% – 2,2%; Sardegna 4,4% – 4,2%; Sicilia 8,0% – 4,7%; Toscana 2,2% – 3,3%; Umbria 1,8% – 2,1%; Valle d’Aosta 1,5% – 0,0%; Veneto 1,5% – 1,6%. ITALIA 2,9% – 2,2%.

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