“Il virus circola più di quanto documentato dai nuovi casi identificati: di fatto siamo entrati nella quarta ondata“. Nino Cartabellotta commenta così i nuovi dati che emergono dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, che nella settimana tra il 21 e il 21 luglio rileva un aumento del 64,8% dei nuovi contagi. I casi settimanali, però, “sono sottostimati dall’insufficiente attività di testing e dalla mancata ripresa del tracciamento dei contatti, reso sempre più difficile dall’aumento dei positivi”, sottolinea il presidente della Fondazione. L’incidenza supera i 50 casi per 100mila abitanti in 40 Province italiane, mentre anche negli ospedali aumento del 34,9% i pazienti ricoverati in area medica e del 14,5% quelli in terapia intensiva. I numeri assoluti rimangono bassi, ma il trend evidenzia una crescita. Così come sono tornati a salire anche i decessi: sono 111 nella settimana presa in considerazione, +46,1% rispetto alla precedente. In questo contesto, evidenzia sempre Cartabellotta, è rischioso “puntare solo sulla vaccinazione di studenti e personale” per la riaperture delle scuole: diventa quindi cruciale “affrontare tutte le criticità emerse durante lo scorso anno scolastico“.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 21-27 luglio 2021, rispetto alla precedente, un incremento di nuovi casi, passati da 19.390 a 31.963. Un aumento che che viene rilevato (con percentuali diverse) in tutte le Regioni, eccetto il Molise. Si conferma anche un lieve incremento dei ricoveri “che documentano l’impatto ospedaliero dell’aumentata circolazione virale”, spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari di Gimbe. Complessivamente, il numero di posti letto occupati da parte di pazienti Covid in area medica è passato dai 1.088 del 16 luglio ai 1.611 del 27 luglio e quello delle terapie intensive dai 151 del 14 luglio ai 189 del 27 luglio, anche se le percentuali rimangono molto basse: a livello nazionale 3% in area medica e 2% nelle terapie intensive, con tutte le Regioni che registrano valori nettamente inferiori al 15% per l’area medica e al 10% per l’area critica. “Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione – continuano lentamente a crescere: la media mobile a 7 giorni è di 14 ingressi/die rispetto ai 10 della settimana precedente”.

IL NODO SCUOLA – Con i contagi in risalita – tanto da parlare di inizio della quarta ondata – e con la campagna vaccinale che prosegue sempre allo stesso ritmo, la Fondazione Gimbe nell’ultimo monitoraggio affronta anche il tema della riapertura delle scuole. Alla prima campanella manca poco più di un mese e degli oltre 4,5 milioni di ragazzi di età compresa tra 12 e 19 anni, poco più di 670mila (14,7%) hanno completato il ciclo vaccinale e quasi 765 mila (16,8%) hanno ricevuto solo la prima dose. Senza contare che tra il personale scolastico il 15,2% non ha ancora ricevuto nessuna dose. “Se la riapertura delle scuole in presenza al 100% deve essere l’obiettivo prioritario del Paese, come ribadito anche dal presidente Sergio Mattarella, puntare esclusivamente sulle coperture vaccinali è rischioso“, si legge nel monitoraggio.

“Pur riconoscendo nella vaccinazione di massa la via maestra per tornare a scuola in sicurezza – spiega infatti Cartabellotta – è assolutamente indifferibile affrontare tutte le criticità emerse durante lo scorso anno scolastico che hanno ostacolato, e spesso reso impossibile, un adeguato svolgimento delle lezioni in presenza“. In altre parole, senza un adeguamento delle strutture, uno scaglionamento degli orario e un rafforzamento del trasporto locale, da soli i vaccini non basteranno a evitare la didattica a distanza. Le misure da mettere in campo, aggiunge Cartabellotta, vanno “dall’idonea areazione e ventilazione dei locali, a efficaci strategie di screening periodico e sistematico di studenti e personale scolastico, da nuove regole per i trasporti locali allo scaglionamento degli orari di ingresso“.

Il presidente di Gimbe ricorda inoltre che “per gli studenti under 12 non è ancora disponibile alcun vaccino”. Mentre i dati confermano che arrivare a immunizzare la fascia 12-17 anni è comunque un miraggio, si legge nel monitoraggio, per tre ragioni. Innanzitutto, la quantità di vaccini a mRNA non è sufficiente per ampliare massivamente a breve termine la platea dei vaccinandi. In secondo luogo, vista la limitata disponibilità di dosi, un’adesione rapida e massiva degli under 19 per completare il ciclo vaccinale entro settembre richiede una rimodulazione ufficiale delle priorità della campagna vaccinale. Infine, tale adesione rischia di fermarsi ben al di sotto di quel 60-65% stimato dal commissario Francesco Paolo Figliuolo e dal ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, anche per l’esitazione vaccinale di maggiorenni e genitori dei minorenni legata alla percezione di un irrisorio rischio individuale della malattia tra i più
giovani.

L’ANDAMENTO DELLE VACCINAZIONI – Al 28 luglio il 63,6% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 52,3%. In lieve calo nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (3.720.954), con una media mobile a 7 giorni di 528.285 inoculazioni ogni 24 ore. L’88,5% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con un incremento settimanale nazionale irrisorio (+0,5%) e nette differenze regionali: se la Puglia ha raggiunto il 93,6%, la Sicilia si ferma a quota 80,1%. A fronte della diffusione della variante delta che si avvia a diventare prevalente, quasi 3,2 milioni di over 60 non hanno ancora completato il ciclo vaccinale. “Da circa 2 mesi l’incremento delle coperture in questa fascia d’età – puntualizza Gili – è quasi esclusivamente legato al completamento di cicli vaccinali, mentre rimane ‘congelato’ il numero di over 60 che ricevono la prima dose, segno di una persistente esitazione vaccinale proprio dei soggetti più esposti a rischio di malattia grave”.

Sempre alla data del 28 luglio, risultano consegnate 69.253.968 dosi: dopo il picco di consegne registrato tra il 28 giugno e il 4 luglio (5.669.727 dosi), nelle due settimane successive le forniture settimanali si sono attestate intorno a 2,6 milioni di dosi per scendere a quota 2,5 milioni la scorsa settimana. “Dopo il flop di Curevac ed il progressivo tramonto dei vaccini a vettore virale – commenta Cartabellotta – la campagna vaccinale è ormai dipendente dai vaccini a mRNA, ma rimangono incerti i tempi di consegna di oltre 45 milioni di dosi previste per il terzo trimestre, che come già accaduto nei due trimestri precedenti, potrebbero concentrarsi a fine settembre. E una cadenza non regolare delle consegne rappresenta un grande ostacolo per la programmazione della campagna vaccinale”. “Il numero di somministrazioni giornaliere – precisa Cartabellotta – stabile ormai da settimane, non riesce a decollare sia per il mancato utilizzo dei vaccini a vettore adenovirale per le prime dosi, sia per la limitata disponibilità di quelli a mRNA”. In particolare, AstraZeneca viene impiegato quasi esclusivamente per i richiami (99,3% delle somministrazioni nell’ultima settimana), mentre le somministrazioni di Johnson&Johnson sono ormai esigue (nell’ultima settimana poco meno di 4mila al giorno a fronte di oltre 944mila dosi “in frigo”).

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