“Ragionare su alcune pene alternative ci sta, ragionare sulla formazione professionale ci sta, però svuotare le carceri con colpi di spugna no”. L’entusiasmo di Matteo Salvini per la riforma della giustizia di Marta Cartabia si è già smorzato. Mercoledì il leader del Carroccio si era accreditato come il primo sponsor delle norme “ammazzaprocessi” sulla nuova prescrizione, spingendo per approvarle “entro l’estate”. Esattamente come ha chiesto Mario Draghi.

Il giorno dopo, però, Salvini cambia idea. Lo fa proprio quando sono stati depositati gli emendamenti depositati dal Governo in tema di misure alternative alla detenzione: nel testo, infatti, compaiono novità che potrebbero suonare antipatiche all’elettorato leghista. In particolare, il novero dei reati per cui è possibile chiedere la messa alla prova con sospensione del processo si estenderà a nuove fattispecie, che dovranno essere individuate dal Governo (la riforma è una legge-delega) tra quelle punite, nel massimo, fino a 6 anni di reclusione (dai 4 che erano). Dovranno essere reati, si legge, “che si prestino a percorsi risocializzanti o riparatori, da parte dell’autore, compatibili con l’istituto”, che consente di estinguere il reato in seguito all’esito positivo di un programma di attività socialmente utili da parte dell’imputato. La messa alla prova potrà essere chiesta anche dal pubblico ministero (e non più solo dall’imputato). Potenzialmente, quindi, potrebbe diventare possibile accedere alla misura alternativa anche da parte di chi è sotto processo per reati quali caporalato, aggiotaggio, associazione a delinquere (nei casi di sola partecipazione), intralcio alla giustizia, falso materiale del pubblico ufficiale in atto pubblico o traffico illecito di rifiuti o materiale radioattivo.

Non solo. La sparata di Salvini contro i colpi di spugna che svuotano le carceri arriva anche nel day after della visita di Draghi e Cartabia a Santa Maria Capua a Vetere, il carcere teatro delle violenze della polizia penitenziaria sui detenuti dopo le rivolte del marzo 2020. Lo stesso penitenziario dove Salvini si era recato per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine. E dove ieri invece Draghi e Cartabia sono stati accolti al grido di “fuori, fuori!”, e “indulto, indulto!”. “Quelli avvenuti nella città campana sono atti di ingiustificabile violenza e umiliazione“, ha detto la guardasigilli, proprio nei giorni in cui da più parti si inizia a chiadere un’amnistia.

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