Si è sentito male durante la notte e, colpito da forti dolori addominali, il presidente del Brasile Jair Bolsonaro, 66 anni, è stato portato all’ospedale militare di Brasilia. Al momento non è chiara quale sia la causa del ricovero: alcuni media scrivono che i medici vogliano accertare cosa ci sia all’origine di un singhiozzo troppo persistente – che lo stesso presidente ha spiegato in diverse occasioni che può andare avanti per giorni -, altri segnalano che il dolore sia stato provocato dai farmaci che il presidente brasiliano ha preso in seguito a recenti impianti dentali. Secondo quanto hanno rivelato fonti informate, il presidente ha cancellato tutti gli impegni e le riunioni della giornata. Bolsonaro sarà sottoposto a una serie di accertamenti, senza specificare di quale natura, e rimarrà sotto osservazione tra le 24 e le 48 ore. Durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2018, era stato accoltellato proprio all’addome mentre partecipava ad una manifestazione nello stato di Minas Gerais. Ferito all’arteria mesenterica e all’intestino, era stato operato d’urgenza.

Nel Paese, intanto, cresce la tensione per la sua gestione della pandemia. Il 4 luglio decine di migliaia di brasiliani hanno affollato le strade di Rio e di altre grandi città gridando slogan contro il presidente negazionista e invocando la sua uscita di scena. Gli oltre 500mila morti sono il risultato della sua gestione della crisi sanitaria, è l’atto di accusa. Come se non bastasse, il leader delle grandi adunate senza mascherina ora è anche indagato, perché non avrebbe denunciato un giro di corruzione nell’acquisto dei vaccini. La mobilitazione contro Bolsonaro, la terza in due mesi, ha richiamato per le strade cittadini esasperati da un presidente che fin dall’arrivo del Covid-19 ha affrontato la crisi sanitaria con sufficienza. Liquidando il virus come “semplice influenza” ed opponendosi al lockdown, nonostante i tremila morti al giorno (lui stesso, che continuava ad abbracciare i suoi fan, è rimasto contagiato). Il Paese ne è uscito a pezzi. Anzi, è ancora in piena emergenza.

A Rio, comunque, in molti hanno chiarito di non essere elettori di sinistra, ma di voler semplicemente sbarazzarsi di un leader che avrebbe condannato a morte migliaia di persone con la sua caotica risposta al coronavirus. Risposta caotica e adesso, si sospetta, anche criminale. Perché un giudice della Corte Suprema ha ordinato un’indagine per accertare la condotta di Bolsonaro in merito all’acquisto di milioni di dosi di vaccino dalla società indiana Bharat Biotech. Il caso ruota intorno alla denuncia, da parte di un funzionario del ministero della Salute, di una “gigantesca” rete di corruzione intorno a quell’acquisto. Che il capo dello Stato avrebbe trascurato, non prendendo alcun provvedimento. La protesta di piazza ha coinvolto altre città, da San Paolo a Belem, da Recife alla capitale Brasilia. Gli osservatori politici restano scettici sull’imminente caduta di Bolsonaro, ma la morsa intorno al leader della destra populista si fa sempre più stretta. Tra l’altro le presidenziali sono dietro l’angolo, ed il redivivo Lula è già favorito.

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