Quando ero ragazzo si parlava di bonus-malus; poi, visto che nessuno gradiva la seconda parte, si è arrivati alla politica dei bonus. Di cosa si tratta? Lo stato per favorire qualche attività, ritenuta virtuosa, elargisce un incentivo che facilita il comportamento positivo del cittadino. Nel campo dell’edilizia, per evitare il consumo di suolo e di terreni con nuove costruzioni, si è voluta premiare la ristrutturazione dei vecchi edifici. A quanto mi ricordo si è iniziato con un bonus del 36 per poi negli anni passare a 50, 65, 75 , 80, 90 e attualmente 110 per cento.

Per evitare che si determinino eccessivi profitti accanto al bonus si mettono, solitamente, dei limiti. All’inizio erano puramente quantitativi, corrispondenti a un importo massimo, per poi arrivare a limiti qualitativi per cui quell’intervento edile si può porre in detrazione e quello no. Negli ultimi anni sono cominciati a comparire limiti assurdi, balzelli cervellotici partoriti da chissà quali menti raffinate che, per i profani dell’esegesi edilizia, non hanno un gran senso (ad esempio si può detrarre se c’è una entrata dell’abitazione distinta ma non se è in comune, oppure se l’edificio aveva o non aveva una stufa o un caminetto).

La mia lettura psicologica è che un senso c’è ed è legato al fatto che, visto che si elargisce un bonus, si cosparge la via per ottenerlo di trabocchetti, difficoltà interpretative e problematiche astruse per ridurne la portata (38 documenti, ognuno di svariate pagine, per il 110). In pratica è come se il legislatore in un atteggiamento schizoide (in termini medici ‘diviso, frantumato’) da un lato volesse elargire e dall’altro impedire che se ne fruisse eccessivamente. Insomma vuole farsi bello dicendo che ti regala questo e quello per poi, sotterraneamente, cercare di impedirtelo. Nel caso di errori sono previste sanzioni draconiane con restituzione e multe del 200 per cento.

I bonus, dal mio punto di vista di medico, sono come degli stimolanti che vengono dati al paziente che sta attraversando un brutto periodo per tirarlo su. Purtroppo mi pare che abbiamo ecceduto e siamo entrati nell’uso dei bonus come droghe che tendono a sovra-stimolare il mercato. Le droghe hanno delle controindicazioni che classicamente si possono riassumere in tre caratteristiche: dipendenza, tolleranza e assuefazione. La dipendenza è la tendenza a necessitare della droga altrimenti si crolla, la tolleranza si configura nel fatto che la stessa quantità di droga non produce più la stessa azione stimolante e l’assuefazione è il bisogno di aumentarne il dosaggio perché si determini l’effetto.

Il mercato edile, in particolare quello delle ristrutturazioni, è oramai drogato dai bonus che devono sempre aumentare per determinare un risultato positivo sui lavori futuri. Ora che siamo arrivati al 110% pensare di aumentare ancora mi parrebbe assurdo. Il paese e la sua struttura edile mal sopportano questi momenti in cui il mercato è drogato tanto che si determinano delle storture per cui, ad esempio ora, è quasi impossibile trovare tecnici e ditte per attuare una attività di ristrutturazione e i prezzi del materiale sono aumentati a dismisura.

Come medico, che conosce gli effetti nefasti delle droghe, consiglierei al governo Draghi di portare il paese a una progressiva parziale disassuefazione dalla droga dei bonus edili. Occorre stabilire un orizzonte temporale più lungo del solito anno in cui, con la finanziaria, viene stabilito un bonus in modo che gli operatori abbiano la possibilità di attuare una programmazione. Capisco che un governo non si può impegnare per quelli futuri ma l’attuale esecutivo, che racchiude la stragrande maggioranza dei partiti, può programmare per almeno un lustro (5 anni). I governi che verranno potranno, naturalmente, apportare modifiche ma, se il quadro è ben delineato e condiviso, chiunque vincerà le prossime elezioni dovrebbe impegnarsi a mantenere un atteggiamento equilibrato.

La seconda cosa da fare è ridurre gradualmente il bonus per arrivare a una percentuale che gli economisti ritengano congrua e, soprattutto, sostenibile a lungo termine. Mettiamo che si ritenga adeguato un 60%; allora si potrebbe ridurre il bonus ogni anno del 10 per cento in modo che in 5 anni si arrivi a questa percentuale.

La terza è ridurre le complicazione (questo credo che rimarrà una pia illusione). In questo modo si produrrebbe una progressiva disassuefazione dalla droga del bonus lasciando ai committenti e agli operatori il tempo per adeguarsi in un quadro stabile. Proseguire con gli stimoli che un anno ci sono e quello successivo non si sa provoca storture. Succede immancabilmente che i tempi per adeguarsi alle nuove regole siano estremamente risicati soprattutto per il fatto che la finanziaria viene approvata definitivamente a dicembre, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale in gennaio e un iter interpretativo che dura alcuni mesi. In un mercato, quello dell’edilizia, che richiede mesi per le approvazioni da parte dei comuni e per il reperimento dei materiali questa fretta è deleteria.

In generale la politica dei bonus deve essere attentamente valutata. Come ogni buon medico sa l’effetto degli stimolanti, inizialmente avvertito positivamente dall’individuo, a lungo termine, se assumono la caratteristica di droga, è distruttivo. E adesso scusate: torno a controllare il plico di 40 centimetri di incartamenti per il bonus 110% per tentare di capirci qualcosa.

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