A quattro giorni dalla finale degli Europei a Wembley, i dati che arrivano dal Regno Unito continuano a confermare l’ascesa dei contagi da coronavirus, che oggi raggiungono il picco da metà gennaio. Ne sono stati registrati 32.548 nelle ultime 24 ore su un milione di tamponi processati, in aumento rispetto agli oltre 28mila di ieri. Un incremento legato al diffondersi della variante Delta o ex indiana, particolarmente contagiosa. Resta invece in proporzione per ora nettamente inferiore – grazie all’effetto delle vaccinazioni – il totale dei ricoveri negli ospedali (salito poco oltre quota 2.400), anche se – come riporta il Guardian – solo il 3 luglio sono state ricoverate 386 persone con un conteggio settimanale in aumento del 44,7%. Mentre i morti giornalieri calano addirittura leggermente: 33 contro 37 di ieri. I vaccini somministrati sfiorano intanto 80 milioni di dosi, con oltre il 64,6% degli over 18 interamente immunizzati sull’isola e l’86,4% coperti da una dose. Al primo giugno la variante Delta, spiega l’Oms, era presente in 62 Paesi, per passare a 80 a metà del mese scorso e rimbalzare a 104 la settimana scorsa.

I dati delle infezioni conteggiate nel Paese arrivano all’indomani della partita Italia-Spagna e nel giorno della seconda semifinale (Danimarca-Inghilterra), mentre inizia il countdown per l’ultimo match di domenica con lo stadio londinese che, come per le partite di ieri e oggi, sarà pieno fino al 75% con ben 60mila persone. In questo scenario arriva anche lo studio a vasto raggio condotto dall’Office for National Statistics – la Istat britannica – secondo cui il 90% della popolazione del Regno Unito con oltre 16 anni di età risulta avere sviluppato anticorpi Covid.

Il premier Boris Johnson sa perfettamente che i nuovi contagi Covid innescati nel Regno Unito dalla variante Delta continuano a correre e aumenteranno ancora. Nonostante questo, è pronto a completare il percorso verso l’uscita pressoché totale dell’isola dal lockdown fra 12 giorni, il 19 luglio, senza più obblighi legali sul distanziamento o sull’uso di mascherine, scommettendo tutto – prima e più velocemente di qualsiasi altro Paese al mondo – sulla responsabilità personale e soprattutto sull’efficacia dei vaccini. Vaccini che, somministrati oltre Manica a ritmi record, stanno per ora frenando l’impatto sui ricoveri negli ospedali (per quanto in ascesa) e in primis sul numero di morti quotidiani: passato a un decesso ogni mille infezioni contro 1 su 60 toccato nell’inverno appena trascorso.

La formalizzazione dei tempi di questa sorta di ‘tana libera tutti’ dovrà essere confermata il 12 luglio. Ma nelle parole di Johnson la meta è segnata, senza ulteriori possibili deviazioni dalla data del 19 luglio, indicata pomposamente come quella del “giorno della libertà”, dopo la scelta di rinviare la scadenza iniziale del 21 giugno della quarta e ultima tappa della roadmap delle riaperture proprio sullo sfondo dell’allerta Delta, che a fine agosto potrebbe fare registrare nel Paese 100mila contagi. L’obiettivo diventa non solo quello previsto di mettere fine ai divieti ancora in vigore sui locali notturni o di allentare le limitazioni per cinema, teatri, concerti, eventi di massa; bensì di cancellare pure ogni direttiva vincolante sulle mascherine nei luoghi pubblici al chiuso (pur col “suggerimento” di continuare a indossarle volontariamente sui mezzi di trasporto o in ambienti affollati), sul distanziamento interpersonale di almeno un metro, sul lavoro da casa. Un ritorno quasi alla normalità, insomma, limitato per ora all’Inghilterra (dove vive quasi il 90% della popolazione del Regno), in attesa che i governi locali di Scozia, Galles e Irlanda del Nord decidano se adeguarsi (probabilmente ad agosto) o meno.

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