Dai titoli dei principali quotidiani degli ultimi giorni si apprende la notizia della chiusura delle indagini a carico di Maria Angioni, l’ex pm oggi giudice del lavoro a Sassari, che si occupò della scomparsa della piccola Denise Pipitone il 1° settembre 2004 a Mazara del Vallo. Nei numerosi articoli in circolazione in queste ore si paventa il rischio di un processo a carico della Angioni che avrebbe reso false dichiarazioni di fronte ai pm di Marsala, ma i fatti si sono svolti in maniera diversa da come si racconta da più parti.

La dottoressa Angioni aveva reso alcune dichiarazioni pubbliche durante una diretta televisiva nella trasmissione “Ore 14” lo scorso aprile, dove aveva parlato dei tentativi di depistaggio e di intralcio alle indagini sul rapimento di Denise Pipitone quando lei era a capo dell’inchiesta dall’ottobre 2004 al luglio 2005. Ma andiamo con ordine.

La Procura di Marsala convocò la giudice Angioni il 3 maggio scorso e questa, dinanzi ai sostituti procuratori Roberto Piscitello e Giuliana Rana, parlò della rete di protezione intorno alla famiglia allargata Pulizzi-Corona e raccontò di alcuni sospettati del sequestro della bambina che sapevano di essere intercettati grazie ad esponenti della polizia giudiziaria che riferivano le mosse degli inquirenti. Alcune circostanze riferite dalla Angioni non sono state riscontrate negli atti dell’inchiesta e per questo motivo il 4 giugno è stato emesso l’avviso di garanzia nei suoi confronti che le è stato notificato il 18 giugno, con l’invito a comparire nuovamente a Marsala in veste di indagata.

Contrariamente a quanto molti scrivono, la Angioni non è stata indagata perché i depistaggi e le connivenze da lei denunciati in tv e in Procura siano privi di riscontro, ma solo perché, essendo passati 17 anni, la ex pm non poteva ricordare tutto alla perfezione e su alcuni passaggi e particolari rischiava di essere imprecisa come lei stessa aveva più volte ribadito ai pm Piscitello e Rana. La Angioni, durante l’incontro del 3 maggio dove era stata sentita a sommarie informazioni, aveva premesso a Piscitello e Rana che, in caso di incongruenze, avrebbero fatto fede gli atti dell’inchiesta di cui lei stessa era stata a capo nelle prime fasi delle indagini. Subito dopo l’interrogatorio del 3 maggio, la Angioni aveva presentato un esposto al Csm contro la Procura di Marsala, quindi aveva subito nutrito dei sospetti su come si era svolto l’interrogatorio e si aspettava di ricevere un avviso di garanzia.

Alla luce di questi fatti, è chiaro che le false dichiarazioni per le quali la Angioni è finita sotto inchiesta riguardano solo particolari e passaggi tecnici e non smentiscono affatto le sue convinzioni, più volte ribadite in Procura e ai media riguardo all’intralcio alle indagini e alle connivenze avvenute fra il 2004 e il 2005, denunce corroborate da alcune dichiarazioni pubbliche dell’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Lombardo che parlò di fascicoli aperti e mai approfonditi per pesanti minacce subite e dell’allora consulente della Procura Gioacchino Genchi, che smascherò il probabile conflitto di interessi di Antonio Sfamemi, allora commissario capo di Mazara del Vallo e fidanzato di una intima amica di Anna Corona.

Anche sul proprio profilo Facebook l’ex pm Angioni lo scorso 24 giugno ha tenuto a chiarire di aver sentito da parte dei media accostamenti un po’ di fantasia. La Procura di Marsala non le avrebbe contestato di avere detto il falso riguardo al fatto che Denise Pipitone sia viva, in quanto l’argomento sulla esistenza in vita di Denise Pipitone non è stato nemmeno affrontato. D’altra parte, non sarebbe stato bello, scrive la Angioni, se i pm di Marsala le avessero presentato elementi idonei a dimostrare che quanto lei, e tutti noi, speriamo non è vero. La ex pm ribadisce che il fatto che Denise sia viva è comunque vero.

Quanto alle due effettive contestazioni, la Angioni comunica che con il suo avvocato si sono limitati ad una difesa tecnica e sono in attesa di eventi. Nel frattempo la Angioni ha chiesto e ottenuto tutti gli atti del processo nei confronti di Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise, processo da cui la Pulizzi è stata assolta in via definitiva e quindi non potrebbe più essere indagata per il reato di sequestro di minore; ma pur sempre carte importanti che l’ex pm continuerà a leggere e studiare per poter arrivare ad una verità che qualcuno evidentemente ha ancora interesse a tenere nascosta dopo 17 anni.

Sarebbe davvero opportuno che la commissione di inchiesta parlamentare avviata dall’onorevole Alessia Morani per far luce sul rapimento di Denise Pipitone si occupasse a fondo della questione, perché questo appare uno dei casi più complessi della storia della cronaca del nostro Paese.

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