Se mi venisse richiesto di spiegare perché sono e mi dichiaro seguace del Movimento 5 Stelle, educato nelle scienze tecnologiche qual sono stato, avrei dei problemi a rispondere. In tutti i sentimenti e le sensazioni di un essere umano le cose possono essere “spiegate” solo fino a un certo punto: da quel “punto” in poi la razionalità diventa oscura, opaca, indecifrabile.

Io sono profondamente antifascista: perché? Sì, è vero, nella mia ormai lunga vita ho letto molto al riguardo, libri di matrice fascista e antifascista. Anzi, posso dire che fino ai quindici/sedici anni (sono nato nel 1938) io ero un fascista convinto: l’onore, la patria, la disciplina… erano i miei valori fondanti. Poi, come per incanto, ho scoperto in me una forte vocazione socialista, democratica, piuttosto rigorosa: l’onore, la patria, la disciplina… sono tuttora i miei valori fondanti, ma non sopporto gli autocrati.

Addio democrazia, e la democrazia, ancorché difettosa come ogni prodotto dell’uomo è pur sempre una enorme conquista umana, imperfetta, ancora in formazione, “on the road”, ma pur sempre positiva e, consentitemelo (a me di ispirazione socialista), perfettamente sulle orme degli insegnamenti straordinari di Gesù Cristo che raccomandava al mondo di proteggere il debole, di riservargli pari dignità rispetto al potente in un quadro di giustizia e di fratellanza. (mi riferisco al Gesù Cristo “uomo”, secondo me il più grande “uomo” nato su questa terra. Il mio rapporto con Gesù Cristo “Figlio di Dio” nulla ha a che vedere con queste righe e ogni atteggiamento personale al riguardo fa capo a questioni attinenti al “credere” o il “non-credere” di ciascuno di noi).

Poi apparvero sulla scena due Beppe Grillo. Il primo Grillo “comico” e, in seguito, il secondo Grillo “politico”. Del primo Grillo ho assistito solo a due spettacoli da lui tenuti al Forum di Assago, a Milano. Ricordo le risate che ci fece fare ma, soprattutto, la motivazione a ridere che lui utilizzava: non c’erano battute né leggere né grevi, ma c’erano quadretti inattesi di analisi di tipo di vita, attinenti per lo più alla vita quotidiana (il Grillo-politico del dopo non si stava manifestando come tale). Una comicità originalissima, “di matrice sociale”: travolgente, che faceva ridere perché questa è la “mission” fondamentale del signor Beppe Grillo, ma originalissima, caustica nelle sue accuse…

Il secondo “Beppe Grillo” non me lo sarei mai aspettato: vent’anni dopo, utilizzando sempre la medesima arma (il suscitare ilarità) ma aggiungendo una seconda arma più sofisticata (fare leva sulle scatole strapiene degli italiani nei confronti della “politique politicienne”) e micidiale, sbanca il tavolo e stravince le elezioni politiche: grande la sua energia, grande la sua determinazione. Molti gli credono (io fra quelli), porta in Parlamento una carrettata inimmaginabile di parlamentari. Lo spartito era cambiato, ma lo strumento da suonare era sempre lo stesso.

Emerse così in quantità gente nuova che entrava in Parlamento senza una esperienza precedente, gente valida e gente meno valida. I tempi strettissimi non permisero, ovviamente, una selezione calibrata. A mio avviso bravissimo, generosissimo e portatore di nuove intuizioni politiche fu Luigi Di Maio, ma anche molti altri personaggi si fecero conoscere e iniziò una non breve stagione di veri rinnovamenti legislativi, che frantumavano diversi impalcati di regole vecchie, superate e ingiuste. Fu una stagione memorabile, checché dicano i giornaloni.

Poi iniziò un periodo, per il M5s, di sfarinatura, di corrosione, dovute sostanzialmente al dover partecipare all’esercizio del potere e al dover ricorrere a transazioni e mediazioni necessarie, visto che il MoVimento non aveva la maggioranza assoluta. Poi la decisione improvvisa e – a mio parere – non molto democratica di Mattarella: fine del Governo Conte e arrivo di Draghi. Siamo entrati in piena restaurazione neo-liberista. La curva discendente del M5s si fece più evidente: attriti interni, malessere, Luigi Di Maio in disparte, Di Battista che fa il bambino impermalito…

Grillo interviene, combina pasticci e insulta Conte. Niente più “ilarità”, niente più comunicazione col “mondo M5S”. Si mostra nelle sue (in)decisioni molto ondivago, mostra la corda dei suoi anni, mostra vecchiezza e attenzione per il proprio potere (mascherato come tutela del MoVimento). Fa degli exploits impressionanti (vedi il video pro-figlio) e lancia anatemi che poi si rimangia. Da questo Grillo non può venire rinnovamento, è schiavo di un appassimento della freschezza del suo pensiero. È scattato il principio di Peter: lui non se ne accorge ma noi, che lo seguiamo da anni, prima ci rendiamo conto e meglio sarà per noi, per il MoVimento e per il Paese tutto.

Anche il Paese, quello che reagì con entusiasmo alla chiamata grillina, è cambiato, e molto. È deluso dalla situazione attuale. La defenestrazione (ripeto, a mio avviso ben poco democratica) di Giuseppe Conte, premier amatissimo dalla gente, costituisce un “vulnus” al popolo grillino (che è lì, ancora intero, ad aspettare una “narrazione politica” più attuale, più moderna, che però non arriva più dalla maschera sbuffante di Beppe…).

Per capire e rimettersi in sintonia con questo “nuovo” paese occorrono giovani, non vecchi bacucchi. Beppe Grillo ondeggia vistosamente. Non è più un “leader” anche se pretende ancora di esserlo. E, per il bene del Paese, di tutti, abbia l’intelligenza e la statura di farsi da parte: avrà sempre il nostro più affettuoso grazie.

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