“Terra dei Fuochi” è un neologismo utilizzato per la prima volta da Legambiente nel suo report sulle ecomafie nel 2003, purtroppo riferendosi alla sola Campania. Questo termine è stato infatti impropriamente utilizzato per descrivere un fenomeno italiano e non un luogo campano, cioè lo scorretto smaltimento di rifiuti speciali industriali prodotti in regime di evasione fiscale che, in Campania, provengono per la maggior parte dalla evasione fiscale nei settori tessile e calzaturiero e perciò smaltiti prevalentemente attraverso gli ormai famosissimi “roghi tossici”; ma sia in Campania che soprattutto nel resto di Italia sono costituiti dagli scarti di tutte le produzioni manifatturiere che lavorano in regime di evasione fiscale.

Il rifiuto industriale, infatti, al contrario di quello urbano, non ha alcun impedimento allo smaltimento non di prossimità e quindi è da sempre prassi ordinaria fare viaggiare questo tipo di rifiuto in tutto il mondo, prevalentemente Africa o Europa dell’Est, alla ricerca della discarica “al prezzo più basso”. Purtroppo, per un certo tempo, la destinazione preferita in Italia è stata la Campania.

Quando vogliamo comprendere il “pianeta rifiuti” e i suoi problemi dobbiamo perciò guardare complessivamente alla totalità dei rifiuti (rifiuti urbani più rifiuti industriali legalmente censiti, più rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale, più rifiuti industriali importati) che implica una quantità complessiva, e di conseguenza problemi di corretto smaltimento, enormemente maggiore dei soli “miseri” rifiuti urbani, oggi non più del 10% di questa reale massa complessiva di rifiuti prodotti e da smaltire ogni giorno.

Il report Ispra sui rifiuti speciali (giugno 2021 con dati al 2019) fornisce delle indicazioni importanti ma anche estremamente preoccupanti circa la quantità reale e le modalità di smaltimento della quota principale dei rifiuti, occupandosi infatti dei soli rifiuti industriali legalmente prodotti e quindi censiti.

Nel settembre del 2013, per la prima volta nel Parlamento italiano – ed è questa la mia principale colpa come tecnico che non mi è mai stata perdonata – ho utilizzato un metodo banale, non un complesso algoritmo, per comprendere immediatamente, e sempre sottostimando, la quota reale dei rifiuti industriali prodotti in regime di evasione fiscale e quindi da smaltire obbligatoriamente in maniera illegale in qualche modo in qualche parte del mondo. Ho utilizzato come riferimento la valutazione percentuale della evasione fiscale media, che in Italia, record europeo, raggiunge la drammatica cifra media del 30% in tutte le attività manifatturiere e l’ho trasferita sulla quota di rifiuti industriali legalmente dichiarati.

Pertanto, se in Italia abbiamo raggiunto nel 2019 la eccezionale quantità di 154 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti l’anno, ne consegue che, in modo approssimato ma molto verosimile, almeno un 30% a questa quota dichiarata deve aggiungersi come rifiuto industriale prodotto in regime di evasione fiscale, una quota quindi non inferiore a circa 50 milioni tonnellate di rifiuti l’anno!

A partire dal 2014, grazie al nostro impegno, sono state promulgate importanti leggi penali ambientali che puniscono con pene (sulla carta) abbastanza severe chi pratica traffico illecito di rifiuti. Ciò ha comportato, a partire quindi dal 2014, che la destinazione principale di tutti i rifiuti industriali, anche quelli prodotti in regime di evasione fiscale, sia diventata qualunque tipo di impianto “legale”, sia di stoccaggio che intermedio che finale, facendo diventare predominante la quota di rifiuto illegale che tende a sovrapporsi al rifiuto anche urbano “legale”, in particolare ”umido”, che per le sue caratteristiche meglio si presta sia a mancati controlli che ad un utilizzo come falso “ammendante agricolo”.

Ne consegue così che, a partire dal 2014, da un lato abbiamo registrato un drammatico incremento dei roghi tossici ma direttamente negli impianti “legali” e quindi in gran parte al nord, mentre dall’altro abbiamo in parallelo registrato non la scomparsa ma la recrudescenza dei fenomeni di spandimento di “fanghi tossici” spacciati come ammendanti agricoli, e anche qui più al nord che al sud.

Facendo benchmarking tra i dati dei rifiuti speciali Lombardia vs Campania sulla base dei dati ISPRA 2021(2019), è terrificante dovere calcolare che, a fronte di circa 1.2 kg/procapite/die di rifiuti urbani prodotti in Campania vs 1.3 in Lombardia, la produzione stimata di soli rifiuti industriali proveniente da attività in regime di evasione fiscale e quindi da smaltire obbligatoriamente in maniera illecita non è inferiore a 1.2 kg/procapite/die per ogni cittadino campano, ma è quantizzabile in circa 3,2 kg procapite/die per ogni cittadino residente in Lombardia!

In assenza di tracciabilità certificata dei rifiuti, specie dei rifiuti umidi, non sorprende quindi la drammatica scoperta, in costante incremento, di un numero sempre maggiore di siti di spandimento di fanghi tossici in regione Lombardia.

Nella perdurante e tragica assenza di una tracciabilità certificata dei rifiuti industriali, possiamo quindi dedurre la presenza di un autentico massacro in atto da qualche anno nei territori innanzitutto lombardi. Ed eravamo alla vigilia della pandemia da Covid! Come non pensare ad un possibile nesso patogenetico diretto?

La Lombardia infatti oggi produce non meno di 33 milioni di tonnellate di rifiuti industriali in proprio, cui si aggiungono non meno di 5 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno di soli “miseri” rifiuti urbani, cui vanno però drammaticamente ad aggiungersi non meno di 9 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti “importati” (e non dalla Campania!) che devono essere “gestiti” nei territori e negli impianti “legali” lombardi ma sempre senza avere, a monte, una tracciabilità certificata di sicurezza!

Ne consegue una somma complessiva di rifiuti da gestire che, tra rifiuti urbani (5), più rifiuti industriali legali (33), più rifiuti industriali in regime di evasione (non meno di 11) e rifiuti importati (9) determina la drammatica cifra finale di non meno di 58 milioni di tonnellate l’anno per circa 10 milioni di cittadini residenti, quindi il doppio di tutti i rifiuti urbani prodotti in tutta Italia (29)!

Sono circa 15 kg/procapite/die di rifiuti gestiti in Lombardia in modo non perfettamente controllato, mentre tutti parlano dei soli 1,3 kg/procapite/die di rifiuti urbani! Salviamo Terra dei Fuochi! Salviamo la Lombardia!

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