Quella che fino a qualche anno fa sembrava solo un’organizzazione per l’emergenza, a sei anni dalla sospensione di Schengen e della libera circolazione dei migranti verso la frontiera francese, è diventata una struttura solida ed efficace. Il business è quello della tratta delle donne e dei passaggi a pagamento della frontiera. Vittime di questo giro d’affari basato sulla disperazione sono migranti nella maggior parte dei casi regolarmente presenti sul in Italia, ma impossibilitati a muoversi in altri stati europei dalle norme che regolano l’immigrazione.

Ai controlli che la polizia francese effettua al confine e su tutti i treni da sei anni a questa parte, fermando e identificando solo le persone con tratti somatici non europei, da mesi si sono aggiunti controlli anti-covid. Il risultato di questa militarizzazione di tutti i valichi di confine è stato quello di rendere più difficile e quindi più costoso il lavoro dei passeur che, clandestinamente, aiutano le persone a proseguire la ricerca di una vita migliore in Europa. Sono loro gli unici che, oggi, promettono (e solo a volte riescono a garantire) a una persona senza regolari documenti di passare la frontiera. E spesso il loro giro di affari si unisce e si tocca con quello della tratta della prostituzione. Tutte le donne di passaggio a Ventimiglia sono a rischio abusi e violenze in cambio di opportunità di passaggi, e molte giovani (in prevalenza nigeriane e ivoriane) arrivano accompagnate e si muovono gestite da un’organizzazione che ha iniziato a sfruttarle sui marciapiedi italiani, e per continuare a farlo oltre confine produce documenti e tutto il necessario per il passaggio. Alcune delle dinamiche che si possono osservare, restano poco chiare. Una stessa donna, per esempio, secondo i racconti, può salire sul treno e arrivare in Francia senza problemi se al suo fianco siede uno dei passeur che fa da ‘navetta’, ma se prova ad allontanarsi dai suoi ‘accompagnatori’ e andare da sola, a pari documenti, viene respinta dalla polizia come tutti gli altri.

Sui binari morti in fondo alla stazione, ai margini del fiume, sotto i ponti e accampati nella più totale precarietà si possono incontrare anche ragazzini, minori non accompagnati e nuclei familiari con bambini piccolissimi. Per loro la Caritas mette a disposizione alcuni appartamenti temporanei, ma le istituzioni latitano. Non esistono luoghi dove lavarsi, dormire e mangiare che non siano quelli messi a disposizione con generosità da associazioni, volontari e solidali. Ma il sostegno dato da queste realtà informali è marginale e la chiusura dell’unico campo di transito che poteva dare una branda e un luogo sicuro dove passare la notte rende molto più rischioso il transito in città.

Per tentare di offrire una protezione ai minori e monitorare il traffico delle donne, offrendo una rete di protezione a chi trova il modo e la forza di uscirne, le operatrici del progetto regionale Hope this Helps, che a Ventimiglia si è messo in rete con associazioni analoghe attive sul territorio francese.

Intanto, mentre l’ingresso delle persone sui treni viene controllato dalla polizia a Ventimiglia, e nuovamente a Mentone dagli omologhi francesi, i sentieri di montagna sono ormai monitorati costantemente da militari pronti a respingere i migranti. Dal momento che il viaggio in auto ha costi proibitivi, alti come lo sono i rischi che corrono i passeur in caso di fermo, i mezzi più utilizzati per tentare il passaggio della frontiera sono i camion. Solo alcune rare volte la stessa organizzazione che gestisce i passeur mette a disposizione furgoni o altri mezzi propri, più di frequente si fanno pagare per aprire i cassoni, fare entrare le persone e richiudere da fuori, spesso senza alcuna garanzia sul reale tragitto dei mezzi, che spesso proseguono il loro viaggio verso l’Italia. Per questo motivo tutti gli autogrill dell’A10 vengono monitorati dalla polizia italiana, in quelli dell’estremo ponente ligure è addirittura vietato sostare per i mezzi pesanti. Passaggi che fino a pochi anni fa potevano costare anche 50-100 euro, ora arrivano a costarne fino a 800, da dividere tra i tanti ragazzi “sacrificabili” dall’organizzazione che, operativamente, accompagnano i migranti in questi tentativi di passare la frontiera rischiando a loro volta di venire arrestati.

In questo contesto, che sembra ormai normalizzato, tutte le iniziative solidali che si muovono nell’ambito della legalità possono ben poco rispetto alla potenza di organizzazioni criminali che sembrano ormai aver messo radici.

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