Resteranno detenuti l’avvocato Nicola Nicoletti e il poliziotto Filippo Paradiso, entrambi arrestati dalla Procura di Potenza nell’inchiesta che circa un mese fa ha portato in cella anche l’ex avvocato di Eni e Ilva Pietro Amara e all’obbligo di dimora l‘ex procuratore di Taranto e Trani, Carlo Maria Capristo. Lo ha stabilito il Tribunale del Riesame lucano che ha rigettato il ricorso dei difensori dei due imputati e confermato la misura cautelare chiesta dagli inquirenti lucani guidati dal procuratore Francesco Curcio. La decisione per entrambi è giunta dopo l’udienza in cui i pubblici ministeri hanno depositato numerosi nuovi documenti e tra questi i verbali di interrogatorio di Amara che dinanzi al gip di Potenza non solo ha confermato una serie di ipotesi ricostruite dall’accusa, ma ha anche aggiunto diversi nuovi elementi sul ruolo svolto da Nicoletti e Paradiso insieme a Capristo nella gestione dell’affare Ilva a Taranto.

Nicoletti, consulente dei Commissari di Ilva in Amministrazione Straordinaria, è stato per anni l’uomo delegato da Enrico Laghi, Corrado Carrubba e Pietro Gnudi a seguire e coordinare le vicende gestionali, produttive, legali che riguardavano lo stabilimento siderurgico di Taranto. Paradiso, invece, è il poliziotto diventato funzionario di diversi ministri tra i quali Matteo Salvini, del sottosegretario Carlo Sibilia e per un breve periodo anche della presidente del Senato Elisabetta Casellati e avrebbe avuto il ruolo di intermediario tra Amara e Capristo e costruito la rete che avrebbe portato il magistrato a diventare capo degli inquirenti di Taranto.

“A me risulta – ha detto Amara cercando in qualche modo di ridimensionare il suo ruolo nella vicenda – che Paradiso, insieme a Nicoletti e allo stesso Capristo, hanno effettivamente fatto di tutto per fare in modo che Capristo andasse a Taranto”. L’obiettivo di ciascuno, evidentemente, era quello di avere un ruolo nelle vicende giudiziarie dell’Ilva. E il futuro di alcune vicende giudiziarie dell’acciaieria ionica, dipendeva dai rapporti che si costruivano durante le cene a cui partecipano anche persone estranee all’inchiesta. Il primo è Enrico Laghi, uno degli ex commissari straordinari nominati dal Governo di Matteo Renzi. Il secondo è Vicenzo Maria Larocca, dirigente dell’ufficio legale di Eni. “Nicoletti – ha spiegato Amara – era molto amico di questo … di un avvocato, che si chiama Larocca, che è un avvocato molto più importante di Nicoletti, anche nella mia vita, che è il capo dell’ufficio … e all’epoca era, sotto Mantovani, il capo dell’ufficio legale dell’Eni. Fra i due, però, c’è un rapporto non soltanto di amicizia, ma Larocca era lo sponsor di Nicoletti all’interno di Eni”. Secondo l’avvocato siciliano è proprio Larocca che “chiede la cortesia” di organizzare una cena con Nicoletti che “sperava, in prospettiva, di diventare direttore generale” dell’Ilva. E per riuscirci deve ostentare i suoi rapporti al suo capo, Enrico Laghi.

Ma secondo Amara anche Larocca aveva un obiettivo personale: “Voleva lasciare l’Eni” e fare il capo dell’ufficio legale dell’Ilva. Tutti a bordo del nuovo carrozzone Ilva, insomma: dirigenti, consulenti, magistrati e faccendieri. “A me – spiega Amara – quando mi chiama Larocca, che è quello che mi dava da mangiare, realmente … cioè per me era una persona molto importante … Quindi io mi rivolgo a Filippo Paradiso e organizziamo questa… Questa cena… abbiamo fatto gli auguri a Capristo, ma aveva una finalità, e la finalità era organizzare una seconda cena, di cui credo che Laghi non vi ha parlato, invece, che c’è stata sempre a casa mia, e questa cena era sempre perché Nicoletti chiese a Capristo se poteva incontrare Enrico Laghi. Perché Nicoletti fa questo? Perché siccome Laghi era come l’imperatore, all’Ilva, lui dimostrando… Nicoletti, dimostrando a Laghi che era in grado di fargli incontrare Capristo acquisiva centomila punti all’interno dell’Ilva”. Insomma secondo Amara la prima cena per festeggiare la nomina di Capristo a procuratore di Taranto viene organizzata, in realtà come trampolino di lancio per una seconda nella quale far sedere uno di fronte all’altro i due principali giocatori nella partita giudiziaria dell’Ilva.

“Ci fu una seconda cena, sempre a casa mia, presenti Nicoletti, sempre Larocca, Enrico Laghi, Capristo, io, e mi pare che c’era anche Paradiso. Credo che ci sia … per forza, se c’è Capristo, ci deve essere Paradiso” e in quella cena il neo procuratore di Taranto e il capo della principale azienda su cui indagava la procura ionica parlano, gettano le basi per un rapporto personale. “In questa cena i due discussero dell’Ilva” conferma Amara che poi ammette “Laghi mi nomina perché mi vede in buona confidenza con Capristo, e all’epoca così funzionava”. Col passare del tempo, però, Laghi lo avrebbe messo da parte: “Enrico Laghi, sostanzialmente, non dico che ‘cambia cavallo’, ma di fatto a me, piano, piano, mi considera fino ad un certo punto, perché lui aveva… lui personalmente aveva un rapporto diretto con Capristo e, devo dire, anche con Paradiso. Loro ti facevano delle riunioni anche a Roma per parlare del patteggiamento. Capristo, Laghi…”. Ipotesi di patteggiamento, nomine, incarichi. Tutto si decideva a cena. Con il contributo di chi non c’entrava nulla. Come Larocca, l’uomo che ha presentato Nicoletti ad Amara e poi ha chiesto di organizzare due cene cena per avvicinare prima Nicoletti a Capristo e poi anche Laghi, il dirigente Eni che a detta di Amara sognava un ruolo in Ilva, il nuovo carrozzone che faceva gola a tutti.

Articolo aggiornato dalla redazione web il 3 luglio alle 19.14

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