Venticinque nuove sospensioni e le prime crepe nella difesa degli indagati, con alcuni agenti che provano a scaricare la responsabilità sugli altri colleghi. Mentre la polemica sulle azioni di Dap e ministero della Giustizia nelle settimane successive alle violenze nel carcere Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere raggiungono i massimi livelli dell’amministrazione della giustizia, coinvolgendo l’ex guardasigilli Alfonso Bonafede, vanno avanti i provvedimenti nei confronti delle persone finite sotto inchiesta per i pestaggi. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha sospeso altri 25 indagati, compresi i due vice direttori del carcere e il vice comandante della Polizia Penitenziaria. Diventano così 77 le figure fermate, coinvolgendo non solo i 52 raggiunti da provvedimenti cautelari emessi lunedì scorso dal gip Sergio Enea su richiesta della procura coordinata da Maria Antonietta Troncone.

E nei prossimi giorni il Dap, come annunciato venerdì, avvierà un’ispezione nell’istituto penitenziario. A capo della commissione ispettiva è stato indicato Gianfranco De Gesu, direttore generale detenuti e trattamento. Un fatto eccezionale, un segnale, rilevano fonti del ministero, del fatto che il Dipartimento vuole seguire in modo diretto le attività ispettive, visto che il direttore generale riferisce direttamente ai vertici. Gli ispettori arriveranno in Campania mentre proseguono gli interrogatori di garanzia degli agenti sottoposti a misure cautelari. Molti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre altri hanno deciso di fornire la loro versione al giudice.

Tra quest’ultimi, come riporta La Repubblica, c’è l’ispettore Giuseppe Crocco: “Sono stati quelli di Secondigliano a prendere in mano la situazione. Noi non potevamo fare nulla. Io ho cercato più volte di difendere alcuni detenuti dai pestaggi prendendo anche qualche manganellata. Poi quando non ce l’ho fatta più, ho cominciato a gridare: ‘Basta, basta, finitela!’. Mi rispondevano: ‘Fatti i fatti tuoi'”, ha detto al gip. L’agente Mario Rigito ha invece solo fornito una dichiarazione spontanea sostenendo di essere “un agente semplice, l’ultima ruota del carro e non ho dato nessuna manganellata”.

Su quanto avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 dopo le proteste dei detenuti, allarmati per il primo caso di contagio nell’istituto penitenziario, prosegue intanto la polemica legata alle azioni del Dap dopo le prime notizie legate alle violenze. L’ex ministro Bonafede venerdì si è difeso dalle accuse di inerzia nell’accertamento interno dei fatti sostenendo di essersi “mosso immediatamente nel pieno rispetto delle prerogative e dell’indipendenza dell’autorità giudiziaria”, parlando di “speculazioni infondate” e “strumentalizzazioni”. In un’intervista al Corriere della Sera si è difeso anche l’ex numero uno del Dap, Francesco Basentini, informato in quei giorni dal provveditore Fullone sulla “perquisizione straordinaria” dopo le proteste: “Hai fatto benissimo”, rispose.

“Si scelse di seguire le regole per riportare la calma. Eravamo tutti d’accordo. Il provveditore Fullone mi teneva costantemente aggiornato sulle situazioni di maggior rischio, come appunto Santa Maria Capua Vetere. Mi informò che il 5 aprile un gruppo di 50 detenuti si era barricato all’interno di un reparto”, racconta al Corriere. “Mi disse che aveva avviato un dialogo ed effettivamente riuscì a tenere la situazione sotto controllo – aggiunge – Il giorno successivo mi inviò il messaggio per informarmi che avevano proceduto a una perquisizione straordinaria”. Fullone, dice ancora, “lo riteneva indispensabile per riportare la calma e dare un segnale al personale”. E quindi spiega di non aver avuto alcun sospetto di un pestaggio perché “nei messaggi non vi è alcun riferimento alle azioni violente fatte dagli agenti intervenuti”.

Intanto a La Repubblica il garante nazionale dei detenuti Mauro Palma spiega che quanto avvenuto nel carcere Francesco Uccella può “fortemente danneggiare l’immagine di un Paese che invece ha fatto progressi rispetto alla condanna di Strasburgo per le condizioni dei detenuti” e definisce “ottima” la valutazione che la ministra Marta Cartabia “ha dato sui fatti”. Ma, aggiunge, “devo dire però che anche Bonafede non ha mai mostrato alcun segno di sottovalutazione di episodi così gravi” e “certamente se ne fosse venuto a conoscenza in maniera completa e documentata non avrebbe minimamente autorizzato un’informazione di quel genere per qualificare quanto abbiamo visto”. I gravi fatti avvenuti “presumo che siano stati via via riportati, di gradino in gradino, quasi a sminuire le responsabilità e rassicurare i superiori”, osserva Palma. E “voglio augurarmi che l’ex direttore delle carceri Basentini non avesse piena consapevolezza di cos’era avvenuto”, avendo detto “fai benissimo”.

Il riferimento di Palma alla “informazione” è legato alla risposta in Aula all’interrogazione di Riccardo Magi. fornita dal sottosegretario Vittorio Ferraresi che parlò di operazione di “ripristino della legalità”: “La risposta del ministero della Giustizia in Parlamento si riferiva a notizie avute dal Dap rispetto alla motivazione per la quale gli agenti erano stati inviati nell’istituto, non ovviamente a quanto concretamente successo”, ha detto l’esponente M5s a Il Fatto Quotidiano. “Chi ci critica, però, compie una strumentalizzazione politica – ha aggiunto – facendo credere che l’anno scorso fossimo in possesso delle stesse informazioni e delle stesse possibilità che ha adesso il ministero per poter agire. Ma non è assolutamente così, fatti alla mano”.

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