L’Europa è alle prese con l’aumento dei contagi e le polemiche rispetto alla diffusione del virus durante l’europeo di calcio itinerante. Ma a sollevare preoccupazioni è anche la situazione in Africa, dove solo 1,2% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. L’allarme arriva direttamente dall’Oms, che spiega come nel continente la variante Delta stia prendendo sempre più piede: sono sei settimane consecutive che i casi salgono, crescendo del 25% ogni 7 giorni fino a raggiungere i 202mila della settimana scorsa e i decessi hanno subito un balzo del 15% in 38 paesi africani (in tutto sono 54). “La velocità e la portata della terza ondata africana non hanno precedenti”, ha dichiarato Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Oms per l’Africa. Meno di un mese fa il direttore generale dell’agenzia Onu, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva chiesto “a tutti i produttori di concedere alla piattaforma Covax (per la redistribuzione dei farmaci anti-coronavirus nei Paesi più poveri del mondo) il diritto di prelazione sul nuovo volume di vaccini o di impegnare per Covax il 50% dei loro volumi” prodotti quest’anno. L’incalzare della pandemia in Africa, almeno finora, mette però a nudo tutta la debolezza dell’iniziativa per portare i sieri anti-Covid nei Paesi poveri.

Ad avvertire dell’aggravarsi della situazione sono state anche le ong Oxfam ed Emergency, che hanno evidenziato “immani difficoltà di tracciamento dei nuovi casi”, mentre “molti paesi stanno affrontando la terza ondata della pandemia senza essere minimamente preparati”. La denuncia giunge attraverso la testimonianza diretta dei propri operatori in Uganda e Sudan. “Dopo la prima ondata avevamo tirato un sospiro di sollievo, ma ora sta accadendo ciò che temevamo: il Covid-19 è esploso in Africa, investendo i fragili sistemi sanitari dei Paesi dove lavoriamo. Il continente sta registrando circa un milione di nuove infezioni ogni 68 giorni. Noi che viviamo qui vediamo gli effetti dell’egoismo dei Paesi ricchi”, ha dichiarato Giacomo Menaldo, Country director di Emergency in Uganda e Costanza Barucci, coordinatrice di progetto di Oxfam Italia in Sudan.

Le organizzazioni hanno inoltre lanciato un appello per una immediata condivisione dei brevetti per proseguire la campagna vaccinale, ricordando che in Africa è stato vaccinato appena il 2,6% della popolazione con almeno una dose. “La sospensione della proprietà intellettuale dei brevetti detenuti dai colossi farmaceutici sui vaccini Covid e il trasferimento di know-how, per renderne possibile la produzione direttamente nei paesi in via di sviluppo, aumentando le dosi disponibili a livello globale, resta l’unica vera strada per sconfiggere la pandemia”, concludono Sara Albiani, policy advisor sulla salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency. “Rilanciamo con forza l’appello all’Italia e all’Unione Europea a prendere posizione per rendere i vaccini un bene pubblico globale seguendo l’esempio di Stati Uniti e Francia“.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le varianti del Covid-19 stanno infatti ‘amplificando e accelerandò la nuova ondata e, senza un adeguato aumento nella fornitura di vaccini, il continente non sarà in grado di arginarne la diffusione. Anche il Fondo monetario internazionale ha sottolineato che, senza l’aiuto internazionale, nel prossimo futuro l’Africa sub-Sahariana rischia di essere piegata da continue nuove ondate di infezioni, paralizzando investimenti, produttività e crescita economica.

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