La campagna vaccinale contro il Covid in Italia sta rallentando: il monitoraggio indipendente realizzato dalla Fondazione Gimbe segnala che nell’ultima settimana sono state somministrate 3.751.029 milioni dosi, per la prima volta in calo rispetto alla settimana precedente (-4,5%), a fronte di oltre 3 milioni di dosi ancora “in frigo”. Il motivo del calo è sostanzialmente da ricercare nello stop alle somministrazioni dei vaccini a vettore virale, AstraZeneca e Johnson&Johnson, per gli under 60. Le inoculazioni con i composti a mRna, Pfizer e Moderna, sono infatti ancora in leggero aumento. La preoccupazioni però riguarda soprattutto le future forniture: al 23 giugno – segnala sempre Gimbe – risultano consegnate 50.320.824 dosi, pari solamente al 66% di quelle previste per il primo semestre 2021. Inoltre, mercoledì il commissario Francesco Paolo Figliuolo ha annunciato per luglio un calo delle consegne di vaccini a mRna messaggero pari al 5% circa rispetto a giugno: una differenza di 0,8 milioni di dosi. Le Regioni, di fronte a questi numeri, chiedono chiarezza: il coordinatore degli assessori alla Salute, Raffaele Donini, ha scritto una lettera al generale Figliuolo e al ministro alla Salute, Roberto Speranza, auspicando che sia comunicato con certezza “il numero delle consegne per ogni settimana di giugno e di luglio”. Altrimenti, è il senso dell’avvertimento, le Regioni saranno costrette a riprogrammare gli appuntamenti.

Il monitoraggio settimanale di Gimbe rileva che la media mobile delle vaccinazioni a 7 giorni dal picco del 10 giugno scende da 585.639 a 542.448 inoculazioni/die del 22 giugno. “Rispetto alle forniture stimate nel Piano vaccinale – spiega il presidente Nino Cartabellotta – rimarrebbero da consegnare entro la fine del secondo trimestre 25,9 milioni di dosi, il 34% di quelle originariamente previste. Anche non considerando il vaccino di CureVac, che non ha superato con successo i test clinici, è certo che non arriveranno 18,6 milioni di dosi entro fine mese”. Infatti, secondo le dichiarazioni del generale Figliuolo, a giugno avremo un totale mensile di vaccini a Rna messaggero pari a 15,3 milioni: in altri termini, commenta Cartabellotta, “se a giugno sono già state consegnate 9,43 milioni di dosi di Pfizer/BioNTech e 1,27 milioni di Moderna, entro fine mese sono attese solo altre 4,7 milioni di dosi“. Il commissario ha inoltre dichiarato che per il mese di luglio è prevista la disponibilità di circa 14,5 milioni di dosi di vaccini a mRna. “Contando dunque su 19,2 milioni di dosi di Pfizer e Moderna nelle prossime cinque settimane – spiega Marco Mosti, direttore operativo di Gimbe – la capacità certa di somministrazione è di circa 550 mila dosi al giorno al massimo, stante che nulla sappiamo delle consegne di AstraZeneca e Johnson&Johnson previste per luglio”.

In questo quadro, la campagna vaccinale italiana sconta ancora un ritardo nella copertura degli over 60, come peraltro ha evidenziato lo stesso Figliuolo. L’86% ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino, con alcune differenze regionali: se Puglia e Umbria hanno superato il 90%, la Sicilia si mantiene sotto il 75%, evidenzia Gimbe. In pratica, quasi 2,5 milioni di over 60 (14%) non ha ricevuto nemmeno una dose di vaccino. Peraltro, il trend di coperture vaccinali per fasce di età conferma ormai l’appiattimento delle curve degli over 80 e delle fasce 70-79 e 60-69, oltre a dimostrare una netta flessione nelle ultime tre settimane per la fascia 50-59 anni, già a copertura inferiore al 70%. “Considerato che oltre 5,4 milioni di over 60 devono ancora completare il ciclo vaccinale – precisa Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari – è utile ribadire che secondo l’ultimo report del Public Health England nei confronti della variante delta una singola dose di vaccino riduce la probabilità di malattia del 31% e di ospedalizzazione del 75%; percentuali che salgono rispettivamente al 80% e al 94% con il ciclo completo”. Per questo è importante non rimandare i richiami.

Esattamente quello che paventano le Regioni nella lettera inviata a Figliuolo e pubblicata da Repubblica: se ci dovesse essere un calo rilevante delle forniture, “si troverebbero nella condizione di dover riprogrammare le sedute vaccinali rinviando gli appuntamenti già fissati e di non poter fissare nuovi appuntamenti. Il rinvio riguarderebbe prevalentemente le prime dosi ma in alcune realtà sarebbero a rischio le seconde“. Governatori e assessori facevano riferimento a un taglio del 30-50% alle forniture Pfizer, ma mercoledì è intervenuto Figliuolo, assicurando che se per giugno sono arrivate 15,3 milioni di dosi Pfizer e Moderna, per luglio ce ne saranno circa 14,5 milioni tra i due vaccini. Il calo c’è, ma è pari a circa il 5%. Certo, queste dosi serviranno anche a effettuare i richiami con l’eterologa per chi ha meno di 60 anni e ha avuto AstraZeneca come prima dose. Ma secondo la strutturale commissariale le consegne per i mesi estivi ” sono assolutamente coerenti con l’obiettivo del piano”. Quindi, consentiranno di arrivare all’obiettivo dell’80% della popolazione immunizzata entro settembre.

Il monitoraggio Gimbe: ospedali svuotati, troppi pochi dati sulla variante Delta
Tornando ai contagi, il monitoraggio indipendente di Gimbe rileva nella settimana 16-22 giugno 2021, rispetto alla precedente, una diminuzione di nuovi casi (7.262 vs 11.440) e decessi (221 vs 411). L’aspetto più rassicurante è la costante riduzione dei pazienti ospedalizzati: dal picco del 6 aprile i posti letto occupati in area medica sono scesi da 29.337 a 2.289 (-92,2%) e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 362 (-90,3%). “Da 14 settimane consecutive – commenta Cartabellotta – si registra una discesa dei nuovi casi settimanali”. Ma avverte che “la progressiva diminuzione dell’attività di testing sottostima il numero dei nuovi casi e documenta l’insufficiente tracciamento dei contatti, cruciale in questa fase della pandemia”. Dalla settimana 5-11 maggio il numero di persone testate si è progressivamente ridotto del 52,7%, con rilevanti e ingiustificate differenze regionali.

Un dato più accurato sulla prevalenza della variante delta in Italia, che al 18 maggio si attestava all’1%, è atteso con la nuova indagine di prevalenza dell’Iss sui campioni notificati il 22 giugno. “In assenza di dati affidabili sulla presenza della variante delta in Italia – puntualizza Cartabellotta – tre sono le ragionevoli certezze: innanzitutto il numero di sequenziamenti effettuati è modesto e notevolmente eterogeneo a livello regionale; in secondo luogo, il contact tracing non è stato adeguatamente ripreso, nonostante i numeri del contagio lo permettano; infine, preoccupa il confronto con quanto sta accadendo nel Regno Unito nonostante sia più avanti sul fronte delle coperture vaccinali”. «Se al momento attuale – conclude Cartabellotta – tutti i dati dimostrano una bassa circolazione del virus e ed un impatto ospedaliero ormai minimo, non è accettabile una gestione ‘attendista’ della variante delta”.

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