“È stato con mio marito e me fino a ieri sera tardi. Rideva, era felice“. Parla di Adil Belakhdim come di “un fratello“, Atika, collega sindacalista che ha visto il 37enne morire investito da un camion all’ingresso del centro distribuzione Lidl di Biandrate. “È un dolore immenso“, dice. Originario del Marocco, Adil era arrivato in Italia per farsi una nuova vita e ci era riuscito. Ha sposato Lucia, pugliese di Molfetta, conosciuta durante gli studi a Milano. Che venerdì, al momento dell’incidente, si trovava proprio in Marocco, a casa dei suoceri, insieme ai due figli di 4 e 6 anni. E ha saputo della morte del marito, come chiunque altro, dalle notizie che iniziavano a diffondersi in rete, senza che nessuno si preoccuapsse di avvertirla in via ufficiale.

“Ricordo molto bene la storia dell’incontro tra lui e la moglie, che non lavorava. È una storia bellissima”, racconta Luisa Salvatori, sindaca di Vizzolo Predabissi, il paese in provincia di Milano dove la coppia risiedeva. “Lei pugliese, lui marocchino, lei cattolica e lui musulmano, si sono incontrati in università e si sono innamorati. Lei, poi, nonostante il parere contrario della famiglia d’origine, si convertì all’Islam. Poi la laurea, il matrimonio e l’arrivo dei bimbi. Ora – spiega – non sono ancora riuscita a sentirla. So che per il lockdown aveva in mente di andare, forse, in Marocco dai suoceri per farsi aiutare con i figli. Vedremo. Di certo non vogliamo dimenticare Adil”.

La coppia aveva due figli. Per qualche anno Adil aveva lavorato in un’azienda di Peschiera Borromeo e, quando aveva perso il posto, non si era dato per vinto. “Era una persona solare e generosa”, lo ricorda Fulvio Di Giorgio, suo amico sindacalista. “Aveva iniziato l’impegno sindacale nel 2013, da quando lui stesso si era sentito sfruttato lui stesso al lavoro e aveva capito che doveva fare qualcosa non solo per sè stesso, anche per tutti gli altri. Era nato così il suo impegno nel Si Cobas”. Responsabile per la provincia di Novara della sigla sindacale di base, Adil era benvoluto da tutti. “Non potrò mai dimenticare la passione con cui lavorava per cercare di difendere gli altri e far avere loro garanzie minime per condurre una vita dignitosa“, racconta Di Giorgio. “A soli 37 anni aveva combattuto tante battaglie, sempre con la stessa tenacia. Non si arrendeva nemmeno di fronte alle sfide più grandi. Per noi – conclude – sarà sempre un faro“.

Giovedì, alla vigilia dello sciopero nazionale, il sindacalista ucciso aveva mandato una nota audio ai compagni per organizzare la giornata successiva. “Ciao ragazzi, domani ci sarà lo sciopero in tutta Italia. Come Si Cobas non andiamo a lavorare, ma andiamo a scioperare dove c’è bisogno. Abbiamo deciso, con il coordinamento di Novara, che domani faremo la Lidl di Biandrate. Quindi domani mattina presto saremo tutti lì davanti per fare il picchetto. Vi invito a partecipare, così imparate come funziona, e comunque domani sera, verso mezzanotte, ci sarà il pullman per Roma, perché abbiamo deciso di andare anche alla manifestazione a Roma. Chi vuole può partecipare, e vi invito anche a partecipare, perché veramente imparate tante cose dall’organizzazione. Ok? Grazie, ragazzi, buona giornata e buon lavoro“.

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