Che la narrazione del “divano” sia una caricatura lo ha ribadito solo ieri la sottosegretaria al Tesoro Maria Cecilia Guerra (Leu), ricordando come una bella fetta di poveri assoluti un lavoro ce l’abbia, ma guadagni troppo poco per garantirsi una vita dignitosa. Ora i dati ufficiali vengono ulteriormente in soccorso per ridimensionare gli attacchi contro il reddito di cittadinanza. In particolare quelli stando ai quali i beneficiari rifiutano le offerte di un posto perché preferiscono vivere con il sussidio. Basta un’occhiata alle cifre appena diffuse dall‘Istat nell’Osservatorio su reddito e pensione di cittadinanza aggiornato al mese di maggio: l’importo medio ricevuto dagli 1,18 milioni di nuclei familiari – corrispondenti 2,7 milioni di persone – che lo percepiscono è di 583 euro complessivi, compresa dunque la parte destinata a pagare l’affitto o il mutuo. Difficile pensare che sia abbastanza per far dire no a un lavoro, sempre che le condizioni non siano quelle descritte nella videoinchiesta a puntate de ilfattoquotidiano.it (PRIMA PUNTATA/SECONDA PUNTATA) e confermate dai lettori alla mail redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.

Tornando ai dati, lo scorso maggio i nuclei beneficiari di reddito o pensione di cittadinanza sono stati il 16% in più rispetto al maggio 2020: quel che resta dal picco registrato l’anno scorso in pieno lockdown e subito dopo. Per effetto dei parametri previsti per poter ricevere l’aiuto, che non tengono conto della differenza di costo della vita tra Nord e Sud, i percettori si contano in maggioranza al Sud e nelle isole: 818mila le famiglie coinvolte e circa 2 milioni di persone, contro 281mila nuclei e 557mila persone al Nord. Secondo i quadri dell’Inps, la Campania è la regione con il più alto numero di percettori di reddito o pensione di cittadinanza (oltre 255mila solo quelle che percepiscono RdC). Qui, le famiglie che hanno beneficiato del reddito o della pensione di cittadinanza a maggio 2021 sono state 275mila, un numero che sfiora quello delle regioni del Nord insieme (281.786). Nel complesso le persone raggiunte sono circa 716mila e percepiscono una cifra mensile media di 623 euro. Al secondo posto la Sicilia, dove quasi 223mila famiglie ricevono il reddito di cittadinanza.

Analizzando invece la composizione dei nuclei familiari che beneficiano della misura, si vede che sono in maggioranza famiglie senza minori a carico (oltre 873mila), seguite dalle famiglie composta da un singolo (più di 570mila) e infine le famiglie con minori (circa 427mila).

Per quanto riguarda il Reddito di emergenza (Rem), ad oggi circa 483mila famiglie corrispondenti a 1 milione di persone hanno ricevuto almeno un pagamento con importo mensile medio di 548 euro. Se si sommano i numeri delle famiglie che percepisco il reddito e la pensione di cittadinanza con quelle che beneficiano del reddito di emergenza, in totale i nuclei raggiunti da una di queste forme di sostegno economico superano 1,7 milioni, per un totale di circa 4 milioni di persone. Nel 2020, ricorda l’Inps, l’insieme dei provvedimenti riguardanti il Reddito di emergenza aveva convolto 425mila nuclei con un importo medio mensile di 550 euro. Il dato più alto registrato di coloro che sono raggiunti da almeno una delle misure nello stesso mese.

Il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha fatto notare che se si incrociano i dati dell’Inps con quelli sulla povertà dell’Istat (2 milioni di famiglie e circa 5,6 milioni di persone) “ci accorgiamo che il reddito e la pensione di cittadinanza attualmente coprono il 65% dei nuclei familiari e sono il 51,8% degli individui che avrebbero diritto e bisogno di un sostegno economico”. Se a queste cifre si aggiungono quelle del reddito di emergenza “le cose vanno meglio – continua Dona – e arriviamo a 1,7 milioni di nuclei e 4 milioni di poveri, coprendo rispettivamente l’85% e il 71,4% della platea dei poveri assoluti. Dati, però, che contrastano con il fatto che la povertà nel 2020 ha raggiunto un record storico ed è aumentata di circa il 20% rispetto al 2019 (+19,9% per le famiglie, +22% per gli individui)”. Del resto, va ricordato, le due platee non sono sovrapponibili a causa dei paletti previsti per aver diritto al rdc e al fatto che l’Istat calcola la povertà assoluta sulla base dei consumi mentre l’Inps, per valutare se spetta il reddito, guarda al reddito Isee.

Quanto al fenomeno delle richieste fraudolente, la sottosegretaria al Lavoro Rossella Accoto rispondendo a un’interrogazione in commissione ha riconosciuto che “va risolta la questione della verifica ex ante dei requisiti per la percezione del sussidio, in particolare relativamente ai carichi pendenti. Per risolvere questa impasse sono in corso interlocuzioni con il ministero della Giustizia per lo scambio massivo delle informazioni in fase di istruttoria della domanda allo scopo di verificare l’assenza di condanne prima dell’erogazione del Reddito. Liberato il campo dalle incomprensioni rimane la realtà che anche l’Istat nella giornata di ieri ha rilevato. Il Rdc, specialmente con la pandemia, è stato un argine che ha permesso alle famiglie povere di mantenere una spesa per i consumi sufficiente e di non peggiorare la propria situazione degenerando nell’indigenza”.

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