Ripristinare flussi di ingressi regolari sul territorio italiano, a partire dai settori come sanità, turismo e agricoltura. Sbloccare lo stallo della regolarizzazione 2020, rimasta inattuata. Reintrodurre il sistema di sponsorship private e “prestazione di garanzia” per far arrivare lavoratori dall’estero. Superamento del regolamento di Dublino (considerato “non riformabile”) consentendo per chi si sposta per i tre mesi consentiti di accettare un impiego in un Paese diverso da quello di arrivo. E soprattutto un ampliamento dei corridoi umanitari, estendendoli a tutti i paesi Ue. Queste sono alcune delle proposte lanciate dalla Comunità di Sant’Egidio al governo italiano e agli esecutivi degli altri paesi dell’Unione Europea, in vista del prossimo Consiglio europeo del 24 e 25 giugno. Un vertice nel quale, dopo la sollecitazione da parte del nostro esecutivo, sarà affrontato il tema immigrazione.
Sebbene in tema di ripartizione e gestione del fenomeno migratorio la divergenza tra i Paesi sia ancora evidente (tanto che lo stesso presidente francese Emmanuel Macron aveva già avvertito Roma che un’intesa resta impossibile da raggiungere anche al prossimo summit), dalla Comunità di Sant’Egidio la richiesta è quella di affrontare la fase della ripartenza, garantendo “legalità e sicurezza per tutti”: “L’Italia è ancora il Paese del sommerso e dell’illegalità, la ripartenza sia occasione per un’inversione di rotta. Oltre a chi aspetta che si sblocchi l’iter delle domande di regolarizzazione già inoltrate, ci sono altre 600mila persone in Italia che se regolarizzate sarebbero una grande ricchezza per il gettito fiscale dello Stato, le pensioni e il welfare”, ha rivendicato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, in conferenza stampa a Roma. E ancora: “Non si ha il coraggio politico di fare scelte semplici e di buon senso. Mi aspetto dall’Europa maggiore solidarietà”.
C’è poi il nodo Libia, con la stabilizzazione del Paese ancora in sospeso. E, a breve, l’imminente discussione in Parlamento del decreto missioni sul rifinanziamento alla Guardia costiera libica, in realtà composta da milizie e trafficanti, già terreno di scontro tra le forze di maggioranza del precedente governo: “Da sospendere? La situazione è delicata, complessa perché il Paese libico va riportato in una situazione di pace. La nostra proposta intanto è quella di aprire corridoi umanitari, evacuazioni d’emergenza, chiamiamole come vogliamo, per liberare i campi di detenzione. Ci sarà un vertice tra me, il cardinale Bassetti (Cei) e la ministra dell’Interno Lamorgese per discutere di questi corridoi anche dal paese nordafricano”, ha sottolineato il presidente della Comunità di Sant’Egidio. “L’Italia ha mostrato come questo sia un sistema vincente, non soltanto per l’accoglienza, ma anche per l’integrazione”, ha concluso.

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