Tre giorni di opinioni dopo il parere ufficiale. Posizioni simili, contrastanti, agli antipodi. Anche da parte della stessa persona. La nuova raccomandazione per il vaccino Astrazeneca ha scatenato gli esperti, soprattutto – ma non solo – attorno alla seconda dose ‘eterologa’, cioè la somministrazione di un farmaco diverso rispetto a quello ricevuto alla prima iniezione. Una situazione che coinvolge le centinaia di migliaia di under 60 immunizzati con il composto anti-Covid sviluppato ad Oxford. Dal coordinatore della task force vaccini dell’Ema Marco Cavaleri in giù è stato un profluvio di opinioni. Tra i primi a parlare è stato proprio Cavaleri. Una dichiarazione forte, finita con una marcia indietro totale nel giro di 24 ore: intervistato da La Stampa, ha risposto di “sì” alla domanda se sia meglio vietare Astrazeneca anche agli over 60. “È un’opzione che molti Paesi come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna”, spiegava sabato.

Domenica è arrivata la risposta del ministro della Salute Roberto Speranza, che aveva anche ricordato come l’eterologa fosse già sdoganata in altri importanti Paesi Ue: “Io sto agli atti formali che produce Ema, con tutto il rispetto per ciascuno non possiamo stare ogni giorno alle interviste – ha detto – Negli atti formali Ema è molto chiara per AstraZeneca e dà una indicazione di possibilità di utilizzo dai 18 anni in su. Le indicazioni dei nostri scienziati, insieme al ministero e all’Aifa, vanno nella direzione che io ho indicato, e cioè uso di AstraZeneca sopra i 60 anni sia per la prima sia per la seconda dose”. Parole che hanno spinto Cavaleri a specificare e chiarire, per poi compiere l’inversione a U con una nuova intervista nel quale ha spiegato che Vaxzevria “certo che serve” e “sono sinceramente stupito di leggere su La Stampa un messaggio contrario a Ema e anche a quello che penso in via personale. Le mie parole sono state completamente travisate”.

E nel pomeriggio la stessa Agenzia europa del farmaco (European medicines agency, Ema) ha comunicato in via ufficiale la propria posizione – invariata, precisa – rispetto al vaccino Oxford-AstraZeneca: “Il rapporto rischio-beneficio è positivo e il vaccino rimane autorizzato in tutte le popolazioni“, fa sapere l’ente con sede ad Amsterdam, lamentando che “durante il fine settimana sono usciti molti articoli con informazioni non corrette sulle considerazioni scientifiche dell’Ema riguardo al vaccino Covid-19″ prodotto dall’azienda anglo-svedese. “La fonte della disinformazione – spiega l’Ema – è stato un articolo pubblicato su un quotidiano italiano, che citava erroneamente uno dei nostri esperti (Cavaleri intervistato da La Stampa, ndr). Da allora l’articolo è stato rivisto e abbiamo anche chiesto una correzione formale. Molte testate giornalistiche hanno pubblicato articoli sulla base dell’intervista originale ed errata”, rimarca.

La torsione di Cavalieri non è stata l’unica opinione divergente dalle indicazioni contenute nella circolare ministeriale firmata dal direttore del dipartimento Prevenzione, Gianni Rezza. La seconda dose eterologa diventa infatti la prassi, ma gli esperti si sono sostanzialmente divisi. E anche l’Ordine dei medici ha detto la sua. Per Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, “ormai gli studi sono inconfutabili” e gli esperimenti sul campo “stanno dimostrando la maggiore efficacia della vaccinazione eterologa”. Si tratta sostanzialmente della stessa posizione espressa domenica da Speranza. “Sono su centinaia di persone questo è vero”, sottolinea Palù riferendosi agli studi, ma sono pubblicati in pre-print da diverse università europee “e dimostrano che utilizzando due formulazioni diverse si stimola meglio il sistema immunitario” perché “si attiva sia l’immunità innata intrinseca che quella adattativa” e “anche quei timori che c’erano dei primi dati sulla maggior reattogenicità stanno tutti sparendo”.

Vaccino diverso dal primo, quindi, senza se e senza ma. Una decisione errata, secondo il farmacologo Silvio Garattini che in due interviste – Repubblica e La Stampa – ha spiegato il suo punto di vista: “Sono favorevole anche alla vaccinazione eterologa, per cui c’è l’indicazione positiva di alcuni studi”, è stata la sua premessa. Ma, ha aggiunto, è “difficile obbligare a fare un richiamo diverso” e quindi “io dico di essere pragmatici: lasciamo ai cittadini la scelta della dose, proprio per aumentare la copertura vaccinale”. Contrari, ma per motivi diversi, all’idea di Garattini sono il presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, e il direttore di Malattie infettive del Sacco, Massimo Galli. “Affidare ai cittadini la scelta o stravolgere competenze che per legge non spettano ad altri professionisti sarebbe un errore”, ha avvisato Anelli.

“Aggiungiamo confusione a confusione. I vaccini non sono giocattoli, come i farmaci hanno effetti collaterali come abbiamo imparato e prevedono una prescrizione medica, quindi una responsabilità per la decisione assunta di cui il medico risponde in sede civile e penale”, ha aggiunto il presidente dell’Ordine. “Il cittadino – ha aggiunto – può accettare o meno la decisione del medico, ma il ragionamento su quale vaccino deve prendere per il richiamo spetta al dottore”. Secondo Galli, invece, far scegliere ai cittadini under 60 che hanno fatto AstraZeneca se fare la seconda dose con lo stesso o un altro vaccino rappresenta “un po’ uno scaricabarile”. Al contrario, secondo Galli, “credo debbano indicarlo le autorità sanitarie, altrimenti non si chiude più la partita”. Sul piano scientifico, ha concluso, “il mix si può fare, anche se dati non ce ne sono molti”.

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