Un partecipato corteo di lavoratori di Leonardo ha attraversato Genova questa mattina per chiedere un incontro al ministero sul rischio dismissione del ramo automazione della società con sede a Sestri Ponente. Sono oltre 400 i lavoratori a rischio esternalizzazione, oltre alle possibili ripercussioni su almeno sessanta persone tra addetti alle pulizie a alla ristorazione: “Siamo al sesto sciopero – hanno spiegato i delegati sindacali sotto alla Prefettura, dove sono stati ricevuti – se l’ipotesi della dismissione paventata dall’amministrazione dovesse essere portata avanti sarebbero messi a repentaglio posti di lavoro e la stessa permanenza delle attività su Genova”.
La business unit automazione produce nastri trasportatori e non si è mai fermata, vedendo incremento di commissioni nella logistica e nell’ambito aeroportuale: “Da Elsag Bailey a Leonardo, senza dimenticare i licenziamenti dei colleghi ex Marconi ceduti ad Ericsson, l’industria dell’alta tecnologia genovese ha sempre pagato un prezzo alto – si legge nella nota dei sindacati impegnati nella vertenza – Leonardo è una delle grandi aziende sestresi, nata dalla fusione tra Elsag e Marconi, pezzi fondamentali della storia dell’industria a Genova. La volontà dell’azienda di concentrarsi sul settore militare allunga ombre nere sul futuro delle attività genovesi specializzate nel settore civile, in particolare l’automazione e l’informatica. Da parte di Leonardo c’è la volontà di svendere una quota di queste attività, con la concreta possibilità che venga messo a repentaglio un presidio fondamentale dell’industria genovese, oltre che le prospettive future di centinaia e centinaia di famiglie”.
Questa mattina i lavoratori sono stati ricevuti dal Prefetto e dal Presidente della Regione Giovanni Toti. “Tutte le forze politiche ci stanno dando grandi attestati di stima, ma quelle stesse forze politiche sono al governo – ha rilanciato il segretario generale della Fiom Cgil di Genova Bruno Manganaro – vogliamo sapere da quei partiti cosa stanno facendo per ottenere un incontro al Ministero. Per noi quell’incontro è fondamentale per comprendere quali sono le scelte aziendali e provare a interrompere questa operazione che riteniamo miope e scellerata”. In dieci anni, l’organico dello stabilimento di Sestri Ponente è passato da 2.500 a 1.700 addetti. “Il Prefetto ci ha riferito che l’azienda gli ha mandato una lettera in cui afferma di non aver ancora deciso se cedere il ramo automazione a un partner industriale, ma sta comunque facendo una ricerca – ha spiegato Manganaro al termine dell’incontro – gli abbiamo risposto che l’amministratore delegato aveva annunciato ufficialmente la volontà di vendere e che, se ha cambiato idea, ce lo deve dire in sede ufficiale: vogliamo una risposta formale”.
“È necessario parlare di nuovi posti di lavoro e non di riduzione dell’organico o di cessioni di rami d’azienda – ha rimarcato anche Giovanni Toti al termine dell’incontro – perché in questo momento dobbiamo scommettere sulle capacità dei gruppi industriali del Paese e non si possono fare battaglie di retroguardia”. “Non siamo qui solo per manifestare la nostra solidarietà – ha aggiunto Viviana Correddu per Filcams Cgil Genova – ma anche per denunciare l’eventuale contraccolpo sugli appalti del sito di Sestri Ponente: con l’ipotetica dismissione dell’unità automazione il rischio per gli appalti di ristorazione e pulizie potrebbe essere importante”.

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